ALBA – La Rete cuneese per la Palestina interviene sul tema del Giorno della memoria: la ricorrenza internazionale che, ogni 27 gennaio, commemora le vittime dell’Olocausto e della furia nazifascista. Gli attivisti pongono l’accento sul concetto di memoria, con questa nota.
“Dal Giorno della Memoria al Fare Memoria”: SI una Memoria necessaria…NO un rito che si ripete, quasi “rassicurante”. Si sa cosa ricordare e come farlo,
ma spesso senza che questo ricordo cambi davvero il nostro modo di guardare il presente. Fare Memoria: assumere il passato come una responsabilità viva, nel presente e verso il futuro. Nonbastacommemorare: bisognacapire,interrogarsi,prendere posizione.Un passaggio decisivo, e insieme contraddittorio della memoria, è il Processo di Norimberga. Da un lato nasce l’idea di un diritto internazionale e dei crimini contro l’umanità. Dall’altro, è un processo scritto dai vincitori, che non processano se stessi. Restano fuori Hiroshima e Nagasaki, il genocidio dei popoli nativi americani, i crimini coloniali. Una memoria selettiva, che indebolisce il “mai più”.
Nelle celle di Norimberga vive La banalità del male. Una banalità che ci mette in guardia dalla superficialità. Il male non è fatto solo da mostri, ma da persone “normali”, il NOI che rinuncia a pensare, che obbedisce senza interrogarsi, che delega ad altri la responsabilità delle proprie azioni. La Giornata della Memoria rischia di diventare vuota se non ci aiuta a riconoscere questo male quotidiano, banale, che continua a produrre violenze, esclusioni, nuovi olocausti.
Fare memoria significa restare inquieti, non sentirsi mai del tutto assolti.Primo Levi pensa che il Lager non nasce all’improvviso: «Ogni straniero è nemico. Quando questo diventa un sistema di pensiero, alla fine della catena c’è il Lager».
L’Olocausto non è stato solo sterminio fisico, ma disumanizzazione: togliere alle persone la casa, il nome, la lingua, la dignità, fino a renderle “cose” di cui si può decidere la vita o la morte. Levi ci avverte che questo processo può ripetersi perché nasce da idee e comportamenti che appartengono anche al nostro presente ed alle nostre ipocrisie.Per questo dobbiamo chiederci: che cosa significa oggi Olocausto? Significa ogni sistema che trasforma le persone in numeri, la natura in risorsa da sfruttare, la vita in profitto. Gli olocausti di oggi nascono dalla costruzione di confini fisici e mentali: muri, frontiere, ma anche categorie che dividono “noi” e “loro”, “degni” e “indegni”.
Nascono dalla disumanizzazione dell’Altro, visto come nemico, scarto, problema da eliminare.Non possiamo evitare uno sguardo critico anche sul presente più vicino a noi. Quando, in nome della sicurezza, si risponde soprattutto con la repressione, con l’aumento delle pene, con il controllo, con il silenziamento del dissenso, si ripropone una logica antica: quella che riduce la complessità sociale a un problema di ordine pubblico.
Le persone diventano numeri, categorie di rischio, corpi da contenere. Il conflitto non si ascolta, si reprime. Il disagio non si comprende, si punisce. Anche qui si costruiscono confini mentali: chi protesta diventa “pericoloso”, chi dissente “disturbante”, chi è fragile “sospetto”.Ed allora quanto costa la libertà? O forse la domanda va rovesciata: non è la libertà a costare troppo, è l’ingiustizia a essere diventata conveniente. E quando l’economia detta il valore delle vite, l’umanità, …la libertà non viene difesa: viene messa in saldo.
Immaginiamo allora un Treno della Memoria oggi. Non solo un treno che ci porta nei luoghi del passato, ma un treno che ci conduce dentro il presente. Forse attraverserebbe terre devastate, luoghi dove “abbiamo tolto alle persone la casa, il nome, la lingua, la dignità, fino a renderle “cose”
di cui si può decidere la vita o la morte”,cadaveri abbandonati, corpi scheletrici di bambini morti di fame, scuole distrutte, “riserve indiane”. Si fermerebbe ANCHE “nel presente del genocidio in Palestina”Fare memoria, oggi, significa avere il coraggio di guardare anche lì. Perché la memoria, se è viva, non serve a commemorare il passato, ma a difendere l’umanità nel presente.
comunicato stampa
