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TARTUFO Carbone del Centro studi: «Il servizio di Report costruito su voci e sentito dire: nessun danno per noi»

La trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci ha scandagliato il sistema di tracciabilità del bianco, gettando ombre sull'indotto, anche quello albese

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Mauro Carbone, direttore dell'ente turismo Langhe, Roero e Monferrato.

di Francesca Pinaffo

ALBA – «Non c’è scoop: già negli anni ’50 la Rai ipotizzava la possibilità di tartufi di Acqualagna venduti ad Alba»: lo dice Mauro Carbone, direttore del Centro nazionale studi tartufo, tra gli intervistati nella puntata di Report di domenica dedicata ai problemi di tracciabilità del prezioso bianco d’Alba, insieme al presidente Antonio Degiacomi.

«Si citano anche regolamenti, disciplinari e questioni normative che conosciamo bene e non sono certo una novità», prosegue Carbone. E sulla presunta truffa delle fatture aggirate per spacciare tartufi stranieri come piemontesi, così da essere venduti in Fiera, il direttore commenta: «Si entrerebbe nella truffa e nel penale, che colpirebbe chi mette in atto queste prassi e non tutto l’indotto. Insomma, un ragionamento che andrebbe fatto non con presunti trifolao ripresi di spalle – nemmeno fossero collaboratori di giustizia – e con il sentito dire, ma con fatti concreti».

Conclude Carbone: «C’è stata poi anche confusione tra il tartufo nero e quello bianco. E, per quanto riguarda l’importatore dall’Iran che, alle porte di Torino, lavora il nero per ricavarne altri prodotti, c’è nulla di scandaloso: l’Iran è noto come una terra di tartufi neri e la norma attuale sull’etichettatura è in linea con quanto descritto da Report».

Infine, una considerazione: «In tutto questo, il nostro indotto sta bene, ad Alba si trovano tartufi di qualità eccellente e nessuno si è mai lamentato da questo punto di vista». Carbone esclude ogni azione contro il programma: «Diffamazione? Certo che no. Qual è la notizia emersa? Qual è il danno? Nessuno».

Ne parliamo sul numero di Gazzetta d’Alba in edicola questa mattina, 3 febbraio.

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