Disturbi del comportamento alimentare: da giugno pronta la prima comunità riabilitativa del territorio

Sarà a Pocapaglia, si chiamerà Il Biancospino e a realizzarla è la cooperativa Coesioni sociali: è un servizio prezioso

Disturbi del comportamento alimentare: da giugno pronta la prima comunità riabilitativa del territorio
Il cantiere.

di Francesca Pinaffo

POCAPAGLIA«Quando la burocrazia è un ostacolo, di fronte a un’emergenza che non si può sottovalutare, non si può restare ad attendere. Siamo andati oltre e ora ci auguriamo che la Regione Piemonte faccia la propria parte»: a parlare è Gian Piero Porcheddu, direttore della cooperativa Coesioni sociali, che proprio due anni anni fa ha festeggiato ad Alba i 40 anni di attività. «Ci occupiamo di disturbi del comportamento alimentare da almeno 15 anni, da quando non se ne parlava e i numeri erano molto più ridotti: lo abbiamo fatto, con i nostri operatori, studiando anche le buone pratiche di altre Regioni», dice.

Dopo la fase acuta

Dopo l’impennata della pandemia, che ha palesato la gravità del problema, la situazione non sembra cambiata a livello di casi: «Sono sempre molti e questo anche perché, rispetto solo ad alcuni anni fa, per fortuna c’è più consapevolezza: le famiglie, come le scuole, si attivano e si rivolgono ai servizi sanitari prima. Dall’altro lato, ci sono tendenze che stanno portando a un incremento ulteriore dei casi e mi riferisco in particolare all’aumento della componente maschile».

Se l’Asl Cn2 oggi ha posti letto dedicati ai minori, ciò che manca nella nostra provincia – ma è un problema generalizzato – è una struttura in grado di accogliere pazienti che hanno terminato il loro percorso ospedaliero, dopo la fase acuta, ma che vanno ancora seguiti. La prima della Granda sarà pronta il prossimo giugno – la comunità riabilitativa il Biancospino, in frazione San Martino a Pocapaglia – e a realizzarla è Coesioni sociali.

Si spera nella risposta della Regione

I lavori proseguono secondo il cronoprogramma: «Per la tipologia di pazienti, sono strutture che devono rispondere a criteri specifici, come la vicinanza a un ospedale, che noi abbiamo. Oggi moltissime famiglie, la maggior parte, sono costrette a rivolgersi a comunità fuori regione, una circostanza che rende ancora più difficile da gestire tutto il percorso», prosegue Gian Piero Porcheddu.

Il Biancospino avrà dieci posti, «così da potere seguire al meglio tutti i pazienti, proprio alla luce della loro complessità». Una volta terminata, la struttura per essere operativa dovrà ricevere l’autorizzazione da parte della Regione. E poi l’accreditamento: «Senza quest’ultimo, la retta sarebbe piena. Con l’accreditamento, le famiglie potrebbero usufruire del contributo regionale». Lo staff di Coesioni, nelle scorse settimane, ha anche incontrato i pocapagliesi per presentare la comunità: «Il rapporto e il dialogo con il paese sarà essenziale».

Alcuni mesi fa, la cooperativa, in collaborazione con l’Università di scienze gastronomiche, ha anche organizzato a Pollenzo un convegno sul tema: «Il sostegno di Carlo Petrini è stato prezioso. Era presente anche l’assessore alla sanità, Federico Riboldi: i segnali sono positivi».

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