ALBA – Accogliere le donne in difficoltà, offrendo loro non solo un letto, ma un percorso di rinascita. È l’idea su cui è nata, nel 2005, l’associazione di volontariato Marta e Maria. Tutto è cominciato dall’esperienza del centro di ascolto Caritas della parrocchia di Santa Margherita. Sono passati poco più di vent’anni di incontri, storie e impegno. Basti pensare che, solo nel 2025, sono state ospitate 295 persone tra donne e minori.
Gli inizi
A ricordare come tutto è cominciato è Silvia Giordano, tra le fondatrici dell’associazione e attuale segretaria: «Ad Alba c’era il centro di accoglienza di via Pola, ma è riservato agli uomini. Vedere donne senza un tetto ci ha costretti a un esame di coscienza: che senso ha parlare di spiritualità se non siamo in grado di dare dignità a tutti e tutte?».
Così nacque l’idea di unire bisogni materiali e interiorità, trasformando la sensibilità parrocchiale in un progetto strutturato: alloggi temporanei per donne sole o con figli, vittime di povertà abitativa o fragilità improvvise.
Le due sorelle
Il nome scelto parla da sé. Il riferimento è alla celebre scena dell’incontro tra Gesù e le sorelle di Lazzaro: Marta e Maria. Nella narrazione, le due figure rappresentano approcci complementari: Marta è colei che si occupa delle necessità materiali; Maria si dedica alla cura dell’anima.
Per l’associazione, la pagina evangelica è diventata una filosofia d’intervento. «Il nostro concetto è che, per avere autonomia, bisogna poter nutrire sia il corpo sia lo spirito, entrambi essenziali», spiega Giordano.
L’azione quotidiana dell’associazione concretizza questo approccio: offrire il “servizio di Marta” (un letto sicuro, il cibo, il supporto), per creare lo spazio necessario alla “dimensione di Maria” (la riconquista della propria identità, la pace interiore e la forza per ricominciare). Con questa visione, nel cuore di Alba è nata una rete di solidarietà capace di restituire dignità e sicurezza alle donne più fragili.
Nel 2005, nel centro storico, venne affittato un primo appartamento per poche persone. «Volevamo offrire alle donne almeno un tetto per la notte, uno spazio dove sentirsi al sicuro». Con il tempo le richieste aumentarono e, nel 2007, l’associazione riuscì a individuare un secondo appartamento così da ampliare i posti, anche per mamme con bambini.
La svolta arrivò nel 2013, quando la parrocchia di Mussotto mise a disposizione uno stabile da ristrutturare. Due anni dopo, nel 2015, venne inaugurata l’attuale sede. La struttura, distribuita su tre piani, comprende camere, cucina condivisa, spazi per la socialità e uffici. Oggi offre una quindicina di posti letto permanenti e altri alloggi destinati a chi ha già trovato un impiego ma non dispone ancora di una sistemazione stabile. Giordano: «L’obiettivo resta uno: accompagnare le donne verso l’indipendenza. È un percorso fatto di piccoli passi, ma sempre in un ambiente protetto».
La nuova emergenza
Gli interventi vanno di pari passo ai bisogni della società, in continua evoluzione. «All’inizio molte donne riuscivano a ripartire da sole. Ora, invece, i contratti sono sempre più precari e le case quasi introvabili ad Alba, soprattutto per chi è straniera».
Le richieste sono in aumento e non solo da parte di migranti: «Negli ultimi anni, le donne italiane che si rivolgono a noi sono cresciute di circa il 10%. Ci sono storie dolorose: persone con un diploma, un lavoro che era stabile e che improvvisamente viene meno. Abbiamo conosciuto donne che erano costrette a dormire in auto con i figli».
Dalla prima accoglienza, la permanenza delle ospiti tende a prolungarsi. Per rispondere alla nuova emergenza, l’associazione ha ottenuto un bando di finanziamento per inserire un operatore professionale: una figura stabile che le aiuti a trovare lavoro, autonomia e fiducia. «Il volontariato non basta più. Servono competenze che permettano di accompagnare chi accogliamo oltre l’emergenza», osserva Giordano.
L’attività quotidiana di Marta e Maria è una rete di solidarietà silenziosa, fatta di volontari, parrocchie, associazioni e singoli cittadini. Le ospiti arrivano alla casa attraverso i servizi e il Consorzio socioassistenziale, che individuano i casi più urgenti e riconoscono un piccolo contributo per ogni ospite. Il resto delle risorse proviene da bandi pubblici, Amministrazioni, donazioni private e dal supporto costante della Caritas, che nel corso degli anni ha rafforzato la collaborazione. Anche molte aziende e commercianti locali offrono il loro contributo, soprattutto con donazioni alimentari.
Storie traumatiche
«Non diamo denaro alle ospiti, ma ci occupiamo noi dei bisogni essenziali», spiega la volontaria. Dietro i numeri e le mura di questo spazio di cura, ci sono i volti di chi ce l’ha fatta. Storie che Silvia Giordano racconta con l’emozione di chi ha visto il dolore trasformarsi in speranza. Come quella di una ragazza straniera, reduce da un passato traumatico vissuto sulla strada. «All’inizio avevo pregiudizi, poi li ho superati e ho assistito a una svolta bellissima nel suo percorso».
Un’altra storia di riscatto è quella di una giovane, abbandonata dal compagno e rimasta senza mezzi per mantenere il figlio. Accolta dall’associazione tramite la Caritas, ha iniziato a prendersi cura dell’orto della casa, ritrovando lentamente la propria dimensione. «Anche lei ha ricostruito la propria vita».
L’associazione è anche il rifugio per chi scappa dalla violenza. Grazie alla stretta collaborazione con i servizi sociali, molte donne maltrattate da mariti o compagni hanno trovato un porto sicuro dove ricucire i pezzi della propria esistenza. C’è poi il tema complesso del futuro dei figli, che tocca in particolare le straniere: «Molte di loro scelgono di non tornare nei Paesi d’origine, nonostante la fatica di vivere qui. Non se la sentono di privare i loro figli delle opportunità che possono trovare in Italia».
La cosa giusta
Non tutto, certo, è semplice. Gestire una realtà al femminile comporta dinamiche complesse e fatiche quotidiane. Ad Alba, la mancanza di spazi dedicati resta un problema aperto: non esistono luoghi dove una donna possa semplicemente farsi una doccia o lavare il proprio bambino, in modo dignitoso, fuori dall’emergenza. «Dobbiamo darci tutti da fare, per trovare una soluzione al più presto», sottolinea Giordano.
Tuttavia, è proprio nella fatica che emerge la resilienza della rete di volontariato, «perché insieme siamo una forza, trovando delle soluzioni a ostacoli di fronte ai quali il singolo si fermerebbe». Prima di tornare al lavoro, Giordano conclude: «Quando una delle nostre ospiti riesce a trovare una casa o un lavoro stabile, sentiamo di aver fatto la cosa giusta. La solidarietà può davvero cambiare il corso della vita».
