di Francesca Pinaffo
ALBA – È del 23 maggio 1946 uno degli ultimi appelli con cui, a pochi giorni dalla tornata elettorale del 2 giugno, Gazzetta d’Alba invitata a votare gli abitanti di Langhe e Roero.
Il vescovo di Alba, monsignor Grassi, scriveva così: «Votare in questa circostanza della Costituzione vuol dire interessarsi dell’avvenire della Patria, non votare vuol dire infischiarsi che l’Italia sia piuttosto senza Fede e senza legge che cristiana, infischiarsene che abbia legge di vera libertà o no, vuol dire rendere possibile il ritorno a governi di prepotenza, d’ingiustizia, di nessuna libertà, di ammassi e di tessere, di furti su vasta scala nell’erario dello Stato, vuol dire mettere in pericolo la Chiesa di vedersi privata di ogni libertà, vuol dire infine rinunciare vergognosamente alla propria dignità».
Il fac-simile e la spinta verso la Dc
Palese l’endorsement dell’allora Gazzetta per la Democrazia cristiana. In particolare, i redattori ricordavano che, tra i candidati all’Assemblea costituente – visto che il 2 giugno si votava tanto per il referendum istituzionale tanto per i componenti di questo organo fondamentale nella nostra del nostro Paese – c’era anche il sindaco di Alba Teodoro Bubbio. Viene descritto così: «Di umili origini, vero figlio dello sue opere, dopo una dura giovinezza di lavori anche i più umili e di studi severi, in cui consegui le maggiori segnalazioni, percorse rapida e brillante carriera amministrativa occupando ancora giovane uffici assai elevati, in cui rifulsero la sua preparazione tecnica, la sua energia, il suo scrupolo».

Una nota di colore: se oggi c’è la massima imparzialità nel pubblicare i fac-simile delle varie tornate elettorali, nel 1946 non c’era alcuna remora nel diffondere tramite il giornale una versione della scheda con una casella barrata: quella accanto al simbolo della Dc, che risultò il partito più votato in Italia, seguito da Psi e da Pci. Il giornale diffuse anche le indicazioni specifiche su come votare. Per la prima volta, poterono esprimere il loro voto anche le donne.

L’avvento della Repubblica anche nella monarchica Alba
È del 13 giugno il numero di Gazzetta con i risultati del referendum: la Repubblica vinse per circa 2 milioni di voti sulla Monarchia. La particolarità è che la Granda, insieme alle province di Bergamo, Padova e Asti, fu uno dei pochi territori del Nord in cui i cittadini preferirono la monarchia. Lo stacco fu evidente rispetto a tutte le altre zone: in provincia di Cuneo la monarchia vinse con il 56,15% e la forma repubblicana si fermò al 43,85%.
A scegliere per l’egemonia dei Savoia furono 146 Comuni su 209. Così avvenne anche in cinque delle sette sorelle. Ad Alba con una percentuale “bulgara”: il 66,8%, mentre a Bra con il 55,8%. Solo Cuneo e Fossano si rivelarono repubblicane, allineate con il vento del cambiamento che interessò tutta la Penisola.

Le madri e i padri costituenti
