TORINO – Si è tenuto questa mattina, giovedì 18 giugno, al grattacielo della Regione Piemonte, l’incontro convocato dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni, per un confronto sulle problematiche legate alla produzione vitivinicola dell’uva Moscato. L’incontro è stato richiesto dai sindaci dei 51 Comuni piemontesi del Moscato, distribuiti nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria, e ha visto la partecipazione del Consorzio di tutela dell’Asti e del Moscato d’Asti docg con il presidente Stefano Ricagno, delle associazioni datoriali agricole, del mondo cooperativo e dei rappresentanti delle parti agricola e industriale della filiera del Moscato.
«Il Moscato d’Asti e l’Asti docg», ha dichiarato l’assessore Bongioanni, «sono due eccellenze della vitivinicoltura piemontese che, pur dovendosi misurare con le criticità che toccano il vino a livello planetario quali calo e cambiamento dei consumi, crisi di mercati, dazi, guerre e aumento delle materie prime, soffrono meno di altre filiere. La Regione sta sostenendo il vino piemontese con 19 milioni di euro, di cui quasi otto per la promozione extra Ue; ha appena stanziato 20 milioni per incentivare il ricambio generazionale e l’insediamento dei giovani agricoltori che è una delle criticità denunciate dai produttori. Accanto a queste misure strutturali, naturalmente, la sfida principale è la promozione: conquistare nuovi mercati e far apprezzare sempre più questo prodotto straordinario più conosciuto all’estero che in Italia. Per questo ho voluto l’Asti Docg vino dell’anno 2026: lo stiamo portando in tutti i 66 appuntamenti in Italia e nel mondo in cui il Piemonte promuove il suo agroalimentare e turismo e abbiamo appena lanciato il nuovo cocktail Asti Vibes che sposa due prodotti simbolo della nostra regione come l’Asti docg e il Vermouth di Torino Igp: stiamo lavorando con il Consorzio per innervare la sua diffusione e il consumo nei locali».
Il vitigno Moscato in Piemonte è coltivato su 9.700 ettari distribuiti in 51 Comuni di tre province, con 3.500 aziende agricole produttrici e 350 cantine di trasformazione. La produzione al 1° giugno 2026 (dati del Consorzio di tutela) è di 31 milioni 453mila bottiglie fascettate, con un calo del -4 % rispetto al 1° giugno 2025, l’Asti docg in leggera crescita con +1% e una flessione più netta (-10%) del Moscato docg, dovuta principalmente al crollo del tradizionale mercato Usa.
«È praticamente impossibile condizionare i mercati», sottolinea Bongioanni. «Possiamo però sforzarci d’interpretarli. Su questo ci potrà dare una grossa mano dal prossimo autunno l’Osservatorio vitivinicolo che abbiamo lanciato all’ultimo Vinitaly e che stiamo strutturando. Uno strumento che, aggregando i dati disponibili ed elaborandoli con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, potrà offrire indicazioni anche predittive su quali mercati possano essere più attrattivi per le nostre produzioni e a quali condizioni. Per affrontare in modo complessivo le diverse problematiche del comparto riconvocherò a breve in una composizione aggiornata il Tavolo vitivinicolo regionale».
