I Litfiba riportano il rock degli anni Ottanta ad Asti, quarant’anni dopo 17 Re: il rock continua a parlare al presente

I Litfiba riportano il rock degli anni Ottanta ad Asti, quarant'anni dopo 17 Re: il rock continua a parlare al presente

di Pierangelo Vacchetto

MUSICA – Una piazza Alfieri gremita, circa cinquemila spettatori e un’atmosfera che sapeva di storia del rock italiano, il ritorno dei Litfiba ad Asti non è stato soltanto un concerto, ma un viaggio dentro quarant’anni di musica, energia e impegno civile. La reunion di Piero Pelù e Ghigo Renzulli, nata per celebrare il quarantesimo anniversario di 17 Re, disco che nel 1986 contribuì a cambiare il volto del rock italiano, ha richiamato sotto il palco tantissimi fan della prima ora, quelli che negli anni Ottanta avevano fatto della band fiorentina un simbolo di libertà musicale e culturale. Non è una reunion costruita sulla nostalgia, ma un ritorno alle origini di una band che, insieme a Desaparecidoe Litfiba 3, ha scritto una delle pagine più importanti del rock nazionale, fondendo new wave, post-punk, sonorità mediterranee e una forte coscienza politica.

Il concerto è stato costruito come un vero racconto. La prima parte è stata dedicata integralmente a 17 Re, il disco pubblicato nel 1986,  un’operazione quasi filologica che i fan hanno accolto con entusiasmo, cantando ogni brano dall’inizio alla fine.
Dall’attacco di
Come un Dio fino a Resta, i Litfiba hanno riproposto l’intero album rispettandone la sequenza originale. Un regalo per i fan storici, ma anche l’occasione per riscoprire un lavoro che, a distanza di quattro decenni, conserva una sorprendente attualità musicale. Per questo anniversario la band ha recuperato e pubblicato 17 Re, il brano rimasto incompiuto all’epoca delle registrazioni. Una canzone finalmente completata con un nuovo arrangiamento, più duro e contemporaneo, quasi a chiudere idealmente un cerchio rimasto aperto per quarant’anni. Anche l’impianto scenico richiamava l’universo simbolico dell’album.

Alle spalle della band dominava una gigantesca figura di una scimmia, evocazione del misterioso “Re” del titolo, mentre Piero Pelù impugnava un lungo bastone sormontato da una testa che rappresentava proprio quel re-scimmia, trasformando il palco in un ambiente tribale e visionario, perfettamente coerente con l’estetica dei Litfiba degli anni Ottanta. Concluso l’omaggio all’album simbolo della “Trilogia del Potere”, il concerto ha cambiato volto. Sono arrivati i grandi classici della formazione fiorentina: Il vento, Istanbul, Santiago, Eroi nel vento, La Preda, Tex e Cangaceiro, hanno acceso definitivamente piazza Alfieri, trasformandola in un enorme coro rock dove intere generazioni hanno condiviso gli stessi ritornelli, in una grande festa rock. Se musicalmente il concerto ha confermato l’intesa ritrovata nel gruppo, sul piano dei contenuti il cantante non ha rinunciato al suo ruolo di provocatore e osservatore della realtà.

Pelù ha ribadito quella dimensione militante che ha sempre accompagnato la storia dei Litfiba alternando tra un brano e l’altro messaggi contro la guerra, il commercio delle armi, le lobby del nucleare e a favore della Palestina, ha chiesto lo stop al genocidio, temi affrontati con il linguaggio diretto che da sempre caratterizza il cantante fiorentino e accolti dagli applausi di una parte del pubblico. Non sono mancati i riferimenti alla storia italiana ricordando l’estate del Mondiale del 1982, dove Pelù ha definito Sandro Pertini “il presidente più ganzo della storia” e un ricordo per Massimo Cotto, raccogliendo un lungo applauso. Poco dopo ha sventolato il tricolore, definendolo dal palco “il simbolo della Resistenza”, in uno dei momenti più intensi della serata. A colpire è stata soprattutto la compattezza della band. Ghigo Renzulli ha costruito muri di chitarra potenti ma sempre eleganti, alternando riff taglienti e aperture melodiche che ancora oggi rappresentano uno dei marchi di fabbrica del rock italiano. La voce di Pelù conserva timbro, personalità e quella capacità di trasformare ogni canzone in un racconto teatrale. Il pubblico ha risposto con entusiasmo dall’inizio alla fine, composto in gran parte da chi con quei dischi è cresciuto, ma con una presenza significativa anche di giovani curiosi di ascoltare dal vivo una band che ha influenzato gran parte del rock italiano successivo.

Ad Asti non è andata in scena soltanto una celebrazione di 17 Re. È stata la conferma che quel linguaggio musicale, nato quarant’anni fa, continua a essere vivo, perché i Litfiba non hanno mai cercato di inseguire le mode, hanno semplicemente riportato sul palco ciò che li ha sempre resi unici, ovvero il rock suonato con passione, identità e una libertà espressiva che ancora oggi riesce a coinvolgere migliaia di persone, dove nostalgia, memoria e attualità convivono nella stessa, inconfondibile scarica di energia.

Foto gallery ©Vincenzo Nicolello

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