Monfortinjazz, due serate tra Bowie e le musiche del mondo de L’Antidote

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di Pierangelo Vacchetto

MONFORTE – Due serate molto diverse tra loro, ma unite dalla stessa capacità di trasformare l’auditorium Horszowski in un luogo di ascolto profondo. Il cinquantesimo anniversario di Monfortinjazz ha regalato al pubblico un fine settimana di altissimo livello, con un auditorium esaurito sabato sera per Paolo Fresu e il progetto Heroes, dedicato a David Bowie, e domenica con il raffinato incontro tra il giovane pianista Thomas Umbaca e il trio internazionale L’Antidote.

Sabato il pubblico ha accolto con un lungo applauso Paolo Fresu, accompagnato da John De Leo, Filippo Vignato, Francesco Diodati, Francesco Ponticelli e Christian Meyer, protagonisti di un concerto capace di andare ben oltre il semplice tributo a Bowie. Ne è nato un continuo dialogo musicale fatto di improvvisazioni, assoli, intrecci sonori e grande libertà espressiva, dove la voce inconfondibile di John De Leo ha dato nuova vita alle pagine più celebri del repertorio del Duca Bianco.

Il progetto, nato nel 2019 e poi diventato anche un disco, attraversa alcune delle composizioni più significative di Bowie, da Space Oddity a Life on Mars? fino alle intense Lazarus, Blackstar e naturalmente Heroes, brano simbolo che dà il titolo all’intero lavoro. Non semplici riletture, ma autentiche ricostruzioni jazzistiche nelle quali ogni musicista mette la propria personalità al servizio della musica.

Fresu ha voluto ricordare il legame speciale con Monforte. «È un grande onore festeggiare i cinquant’anni del festival di Monforte, dove sono stato tante volte. Ho un ricordo sempre splendido, non solo per il Barolo o il Nebbiolo, ma soprattutto per voi, per questo splendido pubblico».

Il trombettista sardo ha poi rievocato un episodio particolarmente caro raccontando che «qui iniziò anche un’amicizia importante con Ezio Bosso. Venne appositamente ad ascoltare un mio concerto e da quel momento nacque un rapporto che porto ancora dentro».

Da quel ricordo il racconto si è spostato sulla nascita di Heroes. Nel 2019 il Comune di Monsummano Terme «mi chiese di costruire un progetto dedicato a David Bowie. Conoscevo le sue canzoni più importanti, ma non avevo ancora compreso fino in fondo la sua grandezza. Poi mi immersi nella sua musica, vidi una mostra straordinaria dedicata a lui e capii quanto fosse immenso. Pensavo fosse facile lavorare sulla sua musica. In realtà è estremamente complessa. La grandezza dei grandi artisti è proprio questa: far sembrare semplice ciò che è difficilissimo».

Un concerto intenso, in cui ogni musicista ha trovato spazio per esprimersi senza mai perdere il senso del lavoro collettivo dove la tromba lirica di Fresu, la voce sorprendente di De Leo, il trombone di Filippo Vignato, la chitarra di Francesco Diodati, il contrabbasso di Francesco Ponticelli e la batteria di Christian Meyer hanno costruito un equilibrio continuo tra eleganza, energia e improvvisazione, conquistando il pubblico dell’Auditorium.

Domenica pomeriggio l’atmosfera è cambiata completamente, lasciando spazio a un viaggio nelle contaminazioni tra Oriente e Occidente. Ad aprire il concerto è stato Thomas Umbaca, giovane pianista e compositore calabrese considerato una delle nuove voci del jazz italiano. Formatosi tra il conservatorio e importanti esperienze internazionali, Umbaca sviluppa una ricerca che unisce scrittura contemporanea, improvvisazione, musica classica e jazz europeo.

Tornando sul palco di Monforte ha confidato la propria emozione. «Sono molto felice di essere tornato in questo auditorium dove sono venuto tante volte ad ascoltare musica e dove ho cercato di comprendere come costruire la mia». I tre brani eseguiti sono stati accolti in un silenzio quasi assoluto, segno di un ascolto attento verso una musica fatta di ricerca, delicatezza e continue contaminazioni.

A seguire è salita sul palco L’Antidote, formazione internazionale composta dal percussionista iraniano Bijan Chemirani, dal pianista e compositore libanese Rami Khalifé e dal violoncellista albanese Redi Hasa. Nella presentazione della serata Donatella Arione ha descritto così il progetto: «Un trio nato dall’incontro tra culture e tradizioni musicali diverse. Pianoforte, violoncello e percussioni accompagneranno il pubblico in un viaggio fatto di ritmo, timbri sonori, improvvisazione e ascolto reciproco».

Tre musicisti provenienti da esperienze differenti, dalla musica classica al jazz, dalle tradizioni mediorientali alla world music contemporanea, costruiscono un linguaggio comune nel quale ogni composizione nasce dall’incontro delle rispettive identità culturali. Le percussioni di Chemirani dialogano con il pianoforte lirico e moderno di Khalifé e con il violoncello ricco di sfumature di Hasa, dando vita a un repertorio senza confini, sospeso tra scrittura e improvvisazione. Due concerti profondamente diversi, ma accomunati dallo stesso spirito che da cinquant’anni rende Monfortinjazz un punto di riferimento dove la curiosità, la ricerca musicale e la capacità di far dialogare linguaggi lontani, trasforma ogni appuntamento in un’esperienza di ascolto autentica.

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