di Andrea Olimpi
MUSICA – Per qualcuno è ancora, prima di tutto, la voce degli Smiths, la band che negli anni Ottanta ha cambiato il modo di raccontare il rock britannico. Per altri è un cantautore che ha saputo costruire una carriera solista altrettanto autorevole, fatta di album diventati di culto e di un seguito che il tempo non ha mai realmente scalfito. Domani sera, martedì 21 luglio 2026, Morrissey salirà sul palco di AstiMusica portando con sé entrambe queste storie: quella dell’artista che ha influenzato generazioni di musicisti e quella di un personaggio che, ancora oggi, continua a dividere pubblico e critica.
Quella di Asti sarà la seconda e ultima delle due date estive italiane organizzate da D’Alessandro e Galli, dopo il concerto di domenica 19 luglio al Lake Sound Park di Cernobbio, e arriva a pochi mesi dal tutto esaurito registrato al Fabrique di Milano. Un ritorno che conferma come l’interesse attorno al cantautore britannico sia rimasto immutato anche a oltre quarant’anni dagli esordi. Sarà l’occasione per ripercorrere un repertorio che attraversa gli anni degli Smithse la lunga carriera solista, ma anche per scoprire quale volto sceglierà di mostrare questa volta un artista che ha sempre fatto dell’imprevedibilità una delle proprie cifre.
Dietro Steven Patrick Morrissey, nato a Manchester nel 1959 da una famiglia di origine irlandese, c’è sempre stato molto più di un cantante. I suoi testi, prima con gli Smiths e poi nella carriera solista, hanno raccontato la malinconia, la solitudine, gli amori irrisolti e quel senso di inadeguatezza che accompagna spesso la vita quotidiana. Una scrittura ricca di ironia e riferimenti culturali, che guarda più alla letteratura che ai tradizionali cliché del rock.
Tra gli autori che più hanno influenzato il suo immaginario c’è Oscar Wilde, del quale ha sempre ammirato l’eleganza della scrittura, il gusto per il paradosso e quella capacità di raccontare gli aspetti più amari dell’esistenza con apparente leggerezza. Ma nel suo universo creativo trova spazio anche il grande cinema italiano. Morrissey ha più volte dichiarato il proprio amore per registi come Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini, un legame riaffiorato anche nella prima data italiana del tour, a Cernobbio, dove ha citato Anna Magnani durante il concerto. Resta da vedere se anche ad Asti aprirà lo spettacolo con il tradizionale montaggio di immagini tratte dal cinema italiano oppure se, come accaduto sul lago di Como, proporrà un flusso visivo capace di accostare senza apparente logica la guerra in Vietnam, i Sigue Sigue Sputnik, i Kraftwerk, David Bowie e Little Tony.
Anche il suo modo di stare sul palco è diventato parte della sua identità artistica. Negli anni degli Smiths i fan erano soliti lanciare gladioli durante i concerti. Morrissey li raccoglieva, li agitava durante le canzoni e li trasformava in un elemento dello spettacolo. Ancora oggi quei fiori continuano ad accompagnarlo sul palco, diventando uno dei simboli più riconoscibili del suo repertorio dal vivo.
La sua figura, però, non si esaurisce nella musica. Animalista convinto, vegetariano fin dagli anni Settanta e oggi vegano, ha fatto della difesa dei diritti degli animali una battaglia personale. Parallelamente alcune sue dichiarazioni su temi politici e sociali hanno alimentato polemiche che spesso hanno finito per oscurarne il percorso artistico, contribuendo a renderlo uno degli artisti più discussi della scena internazionale.
Eppure, al di là delle controversie, resta un dato difficilmente contestabile. A quasi quarant’anni dallo scioglimento degli Smiths, Morrissey continua a richiamare ai suoi concerti un pubblico composto da più generazioni. C’è chi lo segue dagli anni Ottanta, chi lo ha scoperto con i dischi da solista e chi, pur non avendo vissuto l’epoca della band di Manchester, ne riconosce l’influenza esercitata su gran parte del rock britannico contemporaneo.
Il concerto di domani sarà quindi l’occasione per ritrovare dal vivo un artista che ha scelto di non rinunciare mai alla propria identità, anche quando questo significava esporsi alle critiche. Per chi ha vissuto gli anni degli Smiths sarà un ritorno. Per chi lo ha scoperto più tardi, la possibilità di ascoltare uno dei musicisti che hanno contribuito a ridefinire il rock britannico degli ultimi quarant’anni. E se c’è una cosa che Morrissey continua a dimostrare, concerto dopo concerto, è che con lui nulla è davvero prevedibile. Forse è anche questo uno dei motivi per cui, ancora oggi, vale la pena aspettare che le luci si spengano e che faccia il suo ingresso sul palco.
