CRONACA – Si intitola “Non nel mio nome di piemontese la grazia a Mario Roggero richiesta da Regione Piemonte” la petizione lanciata sulla piattaforma Change.org da Antonio Caputo, presidente della Federazione Circoli Giustizia e Libertà, già avvocato cassazionista ed ex difensore civico della Regione Piemonte.
L’iniziativa nasce in risposta alla presa di posizione del presidente della Regione, Alberto Cirio, favorevole a una richiesta di grazia per il gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo dopo una rapina avvenuta nel 2021 a Grinzane Cavour.
Nel testo della petizione, Caputo esprime la propria «ferma opposizione» alla proposta, definendola «non solo inappropriata, ma anche una chiara violazione delle prerogative istituzionali». Secondo il promotore, infatti, nessuna norma attribuisce alla Regione la facoltà di richiedere la grazia per un condannato, tanto più prima della pubblicazione delle motivazioni della sentenza definitiva della Corte di Cassazione.
La petizione sostiene inoltre che il presidente della Regione stia compiendo un’azione di «semplice propaganda politica», travalicando i limiti del proprio ruolo istituzionale. Caputo ricorda che gli atti di clemenza straordinaria spettano esclusivamente al Presidente della Repubblica, su conforme parere del ministro competente, e invita le istituzioni a rispettare rigorosamente le competenze previste dall’ordinamento.
Nel documento viene anche rivolto un appello ai cittadini, affinché «si facciano sentire» e manifestino il proprio dissenso. Secondo il promotore, è importante evitare che «il nostro nome e la nostra voce siano strumentalizzati per azioni che non riflettono il nostro volere e, soprattutto, non rispettano i dettami legali e morali di questa regione e del nostro Paese».
La richiesta conclusiva è che la Regione Piemonte ritiri immediatamente il proprio sostegno all’ipotesi di grazia e si attenga alle prerogative istituzionali che le competono. La petizione si chiude con un invito a sottoscrivere la raccolta firme, ribadendo che «la giustizia deve fare il suo corso senza interferenze inopportune» e che «la nostra voce conta e può fare la differenza».
Qui la petizione su: Change.org
