Tredici buoni motivi per cui il Tribunale di Alba dovrebbe riaprire

L'analisi di Roberto Ponzio, vicepresidente dell'Associazione avvocati Alba e Bra: «Se c’è un Tribunale che non andava soppresso era quello di Alba e se c’è un Tribunale che deve essere ripristinato, al primo posto ci dovrebbe essere quello di Alba».

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di Elisa Rossanino

IL CASOSono numerosi i motivi per cui il Tribunale di Alba dovrebbe riaprire e sono altrettanto numerosi gli argomenti per cui forse non avrebbe mai dovuto chiudere. Tredici per l’esattezza.

A elencarli è l’avvocato Roberto Ponzio, vicepresidente dell’Associazione avvocati Alba e Bra. «A parlare sono i numeri, non è una questione di campanilismo o nostalgia. Ci sono dati che spiegano perché Alba merita di riavere il Tribunale che fu chiuso con la riforma della geografia giudiziaria del 2012 (in vigore dal 2013)».

L’occasione per ribadire il concetto è stata l’audizione in Commissione giustizia della Camera dei deputati, convocata lo scorso 7 luglio per l’esame del disegno di legge sulla riorganizzazione della geografia giudiziaria, a cui hanno partecipato, tra gli altri, oltre a Ponzio, anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, il sindaco di Alba Alberto Gatto e Giuliano Viglione, presidente di Confcommercio Piemonte, dell’Aca di Alba e del tavolo delle autonomie.

«In base agli stessi criteri della legge del 2012, il Palazzo di giustizia di Alba non doveva essere soppresso, a una norma sostanzialmente giusta è stata data un’esecuzione maldestra», commenta Ponzio.

L’analisi di Roberto Ponzio

Tredici buoni motivi per cui il Tribunale di Alba dovrebbe riaprire

Tra le motivazioni portate al tavolo, ha ricordato: «In Italia la riforma ha chiuso 30 Tribunali su 135 (18%); in Piemonte 7 su 17 (41%) in provincia di Cuneo 3 su 4 (75%). Un dato che non solo non è proporzionale, ma che è inspiegabile soprattutto se si pensa alla Granda, terza provincia più estesa d’Italia».

A sostegno della tesi anche le caratteristiche del Tribunale albese, la riforma era finalizzata a sopprimere i “tribunalini”, mentre quello di piazza Medford era di media consistenza con un bacino di 214mila utenti, superiore a Cuneo (185.954), Saluzzo (123.658) e Mondovì (98.633). Numeri che rendevano Alba il primo in provincia e il quarto in Piemonte. «Se la legge si basava su due presupposti, cioè che il grande doveva assorbire il piccolo con un risparmio di costi, non si spiega come quello di Alba sia stato accorpato ad Asti (176.383 utenti). Stesso discorso vale per la superficie di circondario, nettamente maggiore ad Alba. Siamo di fronte a una situazione matematicamente paradossale».

Per il mantenimento del Tribunale il ministero chiedeva una superficie di almeno 2mila chilometri quadrati, ampiamente superati in provincia di Cuneo dove sono 6.905. «Avrebbero potuto coesistere tre poli, soprattutto paragonando altre realtà. Per esempio la regione Liguria con poco più di 5mila chilometri quadrati ne ha 4, stesso discorso per il Molise con 4mila chilometri quadrati e tre Tribunali».

Altro dato riguarda la popolazione, la media richiesta dal ministero è di 363mila unità, «se si considera che il Tribunale di Alba serve anche Carmagnola, Pralormo e Poirino, emerge che dividendo in due la provincia di Cuneo (592.300 abitanti) e mantenendo l’attuale bacino di utenza, tale parametro sarebbe stato rispettato. In Basilicata, a fronte di una popolazione minore, sono tre». A sostegno del Palazzo di giustizia albese c’è anche la collocazione geografica, perfettamente agli antipodi di Cuneo, e le caratteristiche della struttura. «Costruito negli anni di piombo è vincolato a edilizia giudiziaria, pertanto il suo inutilizzo non consentirebbe di sfruttarlo per altri fini».

Prosegue: «La settima ragione è legata alla presenza di una sede distaccata, quella di Bra. Una caratteristica che tra i trenta soppressi apparteneva solo ad Alba. Mentre l’ottava riguarda i costi. Le attività si svolgevano in una struttura concessa dal Comune in comodato d’uso gratuito e rendeva 2milioni netti all’anno».

Altra situazione paradossale riguarda la nona motivazione. «Un mese prima che fosse soppresso (ottobre del 2012), il Ministero di giustizia aveva pubblicato un elenco con i 40 Tribunali virtuosi e Alba era tra questi».

La presenza in città di un carcere è un ulteriore elemento portato nel dibattito. Lo spostamento dei detenuti verso Asti rappresenta un costo aggiuntivo che potrebbe essere evitato, stesso discorso vale per la presenza della Compagnia dei Carabinieri. Restando sul piano economico, Ponzio ha sottolineato come ad Alba ci siano imprese di valore nazionale e internazionale e aziende con ottimi risultati in materia di economia e lavoro.

A sostegno della tesi, Ponzio ha ricordato: «Coloro che si sono occupati della vicenda, hanno riconosciuto le buone ragioni albesi. La stessa ministra dell’interno Annamaria Cancellieri aveva valutato che fosse tra quelli da salvare e che in poco tempo sarebbe stato ripristinato. La causa era stata sostenuta dal presidente della Regione Roberto Cota e di recente alcuni funzionari ministeriali sono stati in visita per accertare se potesse essere riaperto, constatando che è fattibile, e sarebbe semplice come riaccendere un interruttore».

Conclude: «In uno stato civile dovrebbero prevalere i numeri, i meriti e non i centri di potere. Con il disegno di legge che stanno varando stiamo andando incontro all’ennesima beffa. Tra i quattro previsti è stato riaperto solo quello di Bassano del Grappa che ha un bacino di utenza inferiore al nostro. A questo si somma il ripristino dei Tribunali abruzzesi, tutti minori».

A fronte di quanto detto, resta una sola conclusione: «Se c’è un Tribunale che non andava soppresso era quello di Alba e se c’è un Tribunale che deve essere ripristinato, al primo posto ci dovrebbe essere quello di Alba».

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