Bra, mezzo secolo di Oratorio nel ricordo di tre “angeli”

Gianni Ricciardi, Anna Maria Vasta e Silvio Rinero nella memoria della comunità salesiana

Bra, mezzo secolo di Oratorio nel ricordo di tre «angeli»

BRA – Cinquanta anni sono un traguardo importante, di quelli che fanno voltare la testa indietro per guardare quanta strada si è fatta. In questo 2026, durante le settimane dell’Estate Ragazzi, l’Oratorio Salesiano di Bra ha ricordato a più riprese questo mezzo secolo di vita: una storia fatta di cortili affollati, di tantissimi ragazzi passati da via Erba e di tanti direttori e animatori che hanno lasciato il segno.

Prima dell’avvio ufficiale di Estate Ragazzi nel 1976, all’Oratorio Salesiano di Bra esistevano già i primi embrioni di quella che sarebbe diventata una delle esperienze educative più importanti della città. A ricordarlo è Adriano Isoardi, oggi Salesiano Cooperatore ed ex animatore, che conserva vivi i ricordi di quegli anni.

Già all’inizio degli anni Settanta, sotto la guida di don De Amicis e poi di don Colombero, l’oratorio iniziava a proporre attività per i più giovani. Con l’arrivo di figure come il coadiutore Mario Di Giovanni, don Cesare e, negli anni successivi, don Armandi Ferrero, don Alberto Trinchero e don Domenico Binello, quel progetto prese forma fino a diventare, nel 1976, la prima vera edizione di Estate Ragazzi.

«Erano davvero bei tempi», ricorda Isoardi. «L’oratorio era una grande famiglia: si cantava, si costruivano i primi presepi meccanici, si disegnava e, soprattutto, si cresceva insieme». Un ricordo che testimonia come lo spirito dell’oratorio fosse già vivo prima della nascita ufficiale di Estate Ragazzi e abbia continuato a lasciare il segno in generazioni di giovani.

Tra queste mura e su questo campo da gioco sono nate anche vocazioni significative: c’è chi è diventato salesiano — come Paolo Vaschetto, don Antonio Della Giulia, don Marco Panero —, chi qui ha vissuto gli anni della formazione o chi, semplicemente tra una partita a pallone e una preghiera, ha scoperto la propria strada nella vita.

Ma la storia dell’oratorio è fatta anche di memoria e di affetti profondi per chi se n’è andato troppo presto. È il ricordo di tre giovani, tre “angeli” che hanno fatto parte di questa grande famiglia e che il Signore ha chiamato a sé in giovane età.

Gianni, l’amico di tutti

Il primo a lasciare un vuoto incolmabile fu Gianni Ricciardi. Era il giugno 1987 e Gianni aveva solo 12 anni. Frequentava le scuole medie e viveva l’oratorio con la spensieratezza e l’energia tipiche della sua età.

L’incaricato dell’oratorio dell’epoca, don Roberto Pasquero (oggi ad Asti), dovette accompagnare la comunità di fronte a un dolore improvviso: una leucemia fulminante portò via Gianni nel giro di pochissime settimane.

La commozione a Bra fu enorme. Don Roberto scrisse per lui un articolo dal titolo emblematico: “Ricordare Gianni come l’amico di tutti”. A lui venne intitolata una saletta nel seminterrato della struttura oratoriana precedente a quella attuale, inaugurata poi nel 1994. Con il passare degli anni e l’avvicendarsi dei responsabili, quel nome su quella porta si è forse affievolito nella memoria collettiva, ma il segno lasciato da Gianni resta parte integrante delle radici di questa casa.

La mamma Agnese ha detto in questi giorni: “Ho parlato recentemente com le mamme e i compagni di scuola di Gianni, tutti lo ricordano ancora con affetto e molti di loro conservano esposta la sua foto”.

Anna Maria e la forza della fede

Qualche anno più tardi, la comunità si strinse attorno al dolore per Anna Maria Vasta, scomparsa tra i 16 e i 17 anni a causa di un tumore cerebrale. Una ragazza solare, studentessa del Liceo Classico, che affrontò un calvario dolorosissimo fatto di radioterapia, fatiche e ricoveri in rianimazione.

La sua testimonianza di fede colpì profondamente chi le fu vicino. Michele Ferrero, allora giovane salesiano in formazione e oggi sacerdote, riassunse quella grande prova con le parole di San Paolo: “Chi ci potrà mai separare dall’amore di Cristo? Un freddo letto di rianimazione, una chemioterapia? Ma in tutte cose noi siamo più che vincitori per virtù di Cristo”.

Incaricato dell’oratorio era allora don Guido Candela, ora a Venaria Reale, un salesiano eccezionale che nel suo percorso all’oratorio di Bra è riuscito a essere tanto vicino ai ragazzi dell’Oratorio, specialmente quelli che erano più in difficoltà, e aveva una visione di quello che lo spirito oratoriano poteva incidere sulla città.

Grazie a lui un gruppo di animatori, tra cui Adriano Isoardi, diede vita all’associazione Tsèdaqua, da cui nacque la cooperativa sociale “LiberoMondo”, che ha chiuso in questi ultimi mesi la sua attività.

Sulla vita di Anna Maria fu pubblicato anche un libro per i tipi della LDC, intitolato Un’ala per volare, oggi purtroppo fuori catalogo ma prezioso documento di una vita vissuta con straordinaria pienezza. Sarebbe da ripubblicare per non disperdere una così bella testimonianza.

Silvio e il dono della vita

Il terzo ricordo va a Silvio Rinero, scomparso il 19 marzo 1996, giorno di San Giuseppe, a soli 24 anni. Silvio perse la vita a causa di un grave incidente stradale nei pressi del casello di Agognate, vicino a Novara, mentre viaggiava per lavoro per consegnare un pezzo di ricambio urgente a un collega.

Una dinamica mai del tutto chiarita che ancora oggi lascia nei genitori un doloroso interrogativo, accanto al vuoto per la perdita del figlio. Incaricato dell’Oratorio era allora don Vincenzo Caccia, ora direttore della casa salesiana di Fossano.

Dopo alcuni giorni in rianimazione a Novara, Silvio morì, ma il suo ultimo gesto fu d’amore: la donazione degli organi per restituire speranza ad altre vite. Il giornale dell’oratorio di allora, Il Picchio, lo salutò con un articolo intitolato “Addio Silvio”: non un addio definitivo, ma un affidamento a Dio, il punto di incontro in cui ogni credente confida di ritrovarsi.

A lui venne dedicato il gruppo dei ministranti; anche lui coetaneo di don Antonio Dellagiulia, studente della Media, dell’Istituto Tecnico e animatore. La generosità dopo la morte: i suoi organi vennero espiantati e fecero vivere altre persone.

Una serata per non dimenticare: il 24 ottobre

Parlare di questi tre ragazzi non significa indurre nella malinconia, ma riscoprire il valore della memoria condivisa. Proprio in questi giorni, all’incaricato per l’Oratorio, don Gigi Cerutti, è giunta la proposta di tornare a raccontare la storia di Anna Maria Vasta.

Il prossimo 24 ottobre si terrà in oratorio una serata speciale a lei dedicata, organizzata insieme a una suora che l’ha conosciuta da vicino. Sarà un’occasione aperta a tutti, anche a chi non ha vissuto quegli anni.

Perché, come ricorda il brano evangelico che spesso cantiamo nelle nostre liturgie, “se il chicco di frumento non muore, rimane solo; ma se muore, crescerà”. La testimonianza di Gianni, Anna Maria e Silvio continua, silenziosamente, a far crescere il nostro oratorio.

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