di Maria Grazie Olivero
L’INCONTRO – Se la consigliera comunale albese Pierangela Castellengo ha parlato di speranza, poiché le imprese a guida femminile sono aumentate del 45 per cento in dieci anni in Italia, per la direttrice generale di Confindustria Cuneo, Giuliana Cirio, una svolta è urgente, visto che nella Granda solo un’azienda su cinque ha una donna al vertice.
Spiega Cirio: «Il modello disegnato negli ultimi secoli non funziona: è ora di prendere il nostro posto. Adesso», ha scandito, rivolta a una platea di rappresentanti delle istituzioni, del mondo bancario e dell’imprenditoria.
«Per cambiare passo occorrono più donne nei luoghi in cui si decide, dalla politica ai vertici delle imprese, con pieno riconoscimento delle loro competenze e del loro ruolo».
Parliamo dell’avvio, nel palazzo Banca d’Alba, dell’incontro “Donne che investono nel futuro. Quali sfide per l’accesso al credito?”, organizzato il 22 settembre ad Alba dalla delegazione piemontese dell’Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda (Aidda), un confronto sui fattori che possono influenzare la crescita delle imprese femminili, presentato dalla presidente della delegazione Piemonte e Valle d’Aosta, Valeria Panini.
Tra le criticità: l’accesso al credito
«Il credito non è solo una risposta a una necessità momentanea, ma uno strumento strategico per innovare, assumere e affrontare nuovi mercati», ha spiegato Panini. «Per questo vogliamo mettere in dialogo senza pregiudizi il mondo imprenditoriale e quello bancario. Non si tratta di spingere verso un maggiore indebitamento, ma di aiutare le imprenditrici a valutare il rischio con competenza, presentando con autorevolezza il valore delle aziende. Ridurre il divario di genere in questo senso significa liberare possibilità di sviluppo per l’intero territorio».
I numeri parlano chiaro: a livello nazionale solo un quinto del credito bancario erogato ai privati viene intestato alle donne. Lo dicono i dati del sindacato Fabi (Federazione autonoma bancari) elaborati su statistiche della Banca d’Italia, tanto che la giornalista di Milano finanza Valeria Santoro, chiamata a moderare la tavola rotonda, ha avvertito: «Avere autonomia finanziaria significa, prima di tutto, il potere di decidere. Per le donne che fanno impresa, significa trasformare un’idea in un progetto di crescita, avendo accesso alle risorse necessarie per realizzarlo».
Sotto le torri il gap di genere non esiste
Il direttore dell’Ufficio crediti di Banca d’Alba, Gianluca Brovia, seduto sulla poltrona più scomoda del palco, ha però rassicurato: sotto le torri il gap di genere nell’accesso al credito non esiste, a favore del merito. Nell’esaminare e finanziare un progetto, al di là di chi lo presenta, vengono valorizzati gli elementi che consentono di valutare solidità, sostenibilità e buone prospettive. Per contro, un video ha evidenziato come Banca d’Alba abbia fatto della parità di genere uno dei propri obiettivi, come ha assicurato Federica Rosa, del Consiglio di amministrazione dell’istituto albese presieduto da Tino Cornaglia.
Alba è virtuosa, l’Italia meno
Eppure, se Alba si può dire almeno in parte virtuosa, il Piemonte e l’Italia mostrano evidenti défaillance. Per scardinare gli stereotipi che tengono troppe donne ancora frenate, i relatori hanno posto sotto analisi il rapporto tra impresa femminile e finanza attraverso una duplice chiave di lettura: l’elevato costo del credito, le garanzie, la burocrazia e le tempistiche delle procedure bancarie in relazione alla cultura finanziaria, alla percezione del rischio e ai condizionamenti sociali ed educativi che influenzano l’approccio femminile alla gestione del denaro.
Importanti in questo senso sono state le riflessioni di Giulia Grignani, consulente ed educatrice finanziaria, Ceo dell’impresa sociale Kermasofia, e di Francesca Poggio, produttrice vinicola dell’area del Gavi e vicepresidente nazionale dell’associazione Donne del vino, la quale ha raccontato con spirito e realismo l’esperienza di tre generazioni di donne alla guida di un’impresa in crescita costante.










