L’ente Fiera va rivisto: ecco che cosa è emerso in Commissione

Dalla liquidità ai costi in aumento, sono diverse le problematiche emerse. Non sono mancate le proposte da parte del presidente, Axel Iberti.

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di Serena Corradi

ALBAA pesare sono soprattutto i numeri. Nel 2025 il valore della produzione dell’ente Fiera di Alba si è attestato intorno a 1,9 milioni di euro, con un risultato d’esercizio positivo, seppur molto contenuto. Un equilibrio raggiunto in un contesto segnato dalla progressiva riduzione dei contributi pubblici – che hanno dovuto far fronte anche alle problematiche legate, per esempio, ai dazi – e dal venir meno del sostegno di Visit Piemonte, che negli anni precedenti aveva avuto un peso significativo sui conti dell’organizzatore della Fiera del tartufo e di Vinum.

«Bisogna confrontarsi con i numeri», ha spiegato il presidente dell’ente Axel Iberti, intervenuto la scorsa settimana nella terza Commissione consiliare albese, dove ha relazionato la questione insieme al direttore, Stefano Mosca. «Sono cifre che non fa solo la Fiera, ma anche Vinum. La prima è un prodotto molto più forte, mentre Vinum ha ancora un estremo potenziale di crescita, pur impegnando molto l’ente».

Vinum e la Fiera hanno un diverso peso

La differenza di peso economico tra le due manifestazioni emerge anche dai costi, come ha spiegato Mosca: Vinum si colloca nell’ordine di circa 400mila euro, mentre per gli appuntamenti legati al tartufo si supera il milione e mezzo di euro. «Per Vinum è sempre più difficile raggiungere il pareggio di bilancio, perché i costi sono aumentati, non solo per l’organizzazione dell’evento, ma anche per la forma contrattuale», ha specificato il direttore. Gli incrementi, secondo quanto riferito, oscillano tra il 30 e il 50 per cento. «Sono costi che non possono essere riversati sul mercato». Come affrontare la questione, allora? È necessario individuare dei nuovi partner e delle nuove forme di sostegno.

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A complicare il quadro è anche la gestione della liquidità. I contributi pubblici rappresentano oggi una parte più contenuta rispetto al passato ed è per questo che cresce la necessità di aumentare le sponsorizzazioni private. In questa direzione va, per esempio, l’ingresso di Parmigiano reggiano tra i partner, insieme alla ricerca di nuove realtà disposte a sostenere i tanti appuntamenti cittadini.

Il problema, però, non riguarda soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma anche i tempi con cui quelle pubbliche vengono effettivamente incassate. Sempre Mosca: «La Regione oggi impiega più di un anno per la liquidazione dei contributi, mentre in passato si parlava di circa 90 giorni. Questo è dovuto anche alle nuove normative». Un ritardo che costringe l’ente a ricorrere al credito per sostenere le proprie attività e che nel 2025 ha comportato oneri finanziari per circa 10mila euro. «È irrisorio rispetto ad altre realtà, ma in passato eravamo a zero». E questo costo non deriva dagli eventi in sé, ma dalla necessità di anticipare risorse in attesa dei contributi già assegnati, per far fronte alle nuove esigenze.

Il rapporto con il Comune

La discussione si è spostata sulle formule amministrative che regolano i rapporti tra ente Fiera e Comune. Più in generale, poi, sul futuro della struttura dell’ente stesso. A sollevare il tema è stato il consigliere comunale Emanuele Bolla, che ha proposto all’Amministrazione una riflessione sull’attuale assetto. È un rapporto che è già cambiato nel tempo. Dal 2021, da quando il Comune guidato da Carlo Bo scelse di uscire dalla compagine sociale dell’ente – rendendolo a tutti gli effetti un soggetto privato –, l’Amministrazione è passata da un sistema di contribuzione diretta alla concessione per l’uso dei marchi: da qui, la proposta di valutare se anche le royalties previste siano ancora coerenti.

Così Iberti ha sottolineato la necessità di guardare alla struttura su più livelli: «Bisogna fare una riflessione. L’ente è una cassa di risonanza potentissima e spero sempre di più che il Comune la metta a fuoco». Servirebbe, seconde il presidente, una maggiore integrazione con le realtà del territorio e la consapevolezza del peso assunto dalla struttura sul piano operativo. «La formula attuale, per quanto corretta, presenta criticità enormi. Bisogna fare una riforma, prima di tutto sull’architettura dell’ente stesso, che dovrebbe essere più sfaccettata, capace di sviluppare maggiormente anche la propria componente commerciale, con attività inerenti alla Fiera». Si potrebbe così aprire, nella sua visione, a nuovi soci, tenendo presente che si tratta di un format arrivato ben oltre i confini cittadini. Oggi, dopo l’uscita del Comune, le quote sono divise tra Giostra delle cento torri e Associazione commercianti albesi.

Dal consigliere Fabio Tripaldi è arrivata, infine, la proposta di proseguire la discussione in quarta Commissione, di cui è presidente: «È chiaro il ruolo che la Fiera riveste per la nostra città e per questo non deve essere vista solo come il soggetto concessionario di un marchio».

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