SICUREZZA – Più risorse per le Polizie locali, maggiore presenza sul territorio e, soprattutto, una collaborazione più stretta tra tutti i livelli dello Stato. È il messaggio lanciato da nove sindaci della provincia di Cuneo, che hanno sottoscritto una lettera dedicata al tema della sicurezza e alle crescenti richieste che arrivano dalle comunità locali.
A firmarla sono Alberto Gatto, sindaco di Alba, Roberta Robbione, sindaca di Borgo San Dalmazzo, Giovanni Fogliato, sindaco di Bra, Ezio Donadio, sindaco di Busca, Patrizia Manassero, sindaca di Cuneo, Dario Tallone, sindaco di Fossano, Luca Robaldo, sindaco di Mondovì, Franco Demaria, sindaco di Saluzzo, e Antonello Portera, sindaco di Savigliano.
I primi cittadini descrivono una sorta di «doppia prima linea» nella quale si trovano oggi sindaci e agenti delle Polizie locali: da una parte sono i primi destinatari delle richieste dei cittadini, che domandano maggiore sicurezza e presenza sul territorio; dall’altra devono confrontarsi quotidianamente con i limiti delle competenze e delle risorse disponibili.
Un passaggio centrale della lettera riguarda la differenza tra sicurezza reale e sicurezza percepita. I dati del Ministero dell’Interno, sottolineano i sindaci, possono restituire in alcuni ambiti una situazione differente rispetto alla percezione diffusa, ma questo non rende meno concreto il senso di insicurezza. Un’aggressione, un episodio di vandalismo o anche soltanto la presenza costante di situazioni di degrado possono infatti modificare profondamente il modo in cui una persona vive il proprio quartiere, una piazza o una strada.
Le richieste che arrivano alle amministrazioni riguardano sempre più spesso il decoro urbano, il rispetto delle regole della convivenza civile e, soprattutto, la certezza che, quando queste vengono violate, seguano conseguenze concrete.
È proprio su questo punto che i nove amministratori individuano uno degli elementi più delicati: la perdita di fiducia da parte dei cittadini. Frasi come «tanto non gli fanno niente», «domani sarà di nuovo lì» oppure «anche se segnalo, non cambia nulla» vengono interpretate non come semplici lamentele, ma come il segnale della sensazione che una richiesta di tutela possa rimanere senza risposta.
I Comuni, ricordano i firmatari, hanno già messo in campo numerosi interventi: progetti di natura sociale e di educativa di strada, modifiche ai Regolamenti di Polizia urbana, in alcuni casi DASPO amministrativi, sistemi di videosorveglianza, investimenti nell’illuminazione e nella riqualificazione degli spazi pubblici. Strumenti importanti che, tuttavia, non possono essere sufficienti da soli ad affrontare fenomeni di dimensione più ampia.
Da qui la richiesta di aprire una nuova stagione di collaborazione tra le istituzioni. Secondo i sindaci, ai Comuni devono essere garantite maggiori possibilità di investimento per sostenere la Polizia locale, estendere gli orari di servizio e rafforzare la formazione degli agenti, chiamati oggi ad affrontare criticità profondamente cambiate rispetto al passato.
Allo stesso tempo viene indicato con chiarezza il limite delle responsabilità dei primi cittadini: «Un Sindaco può prevenire, coordinare, presidiare, riqualificare e ascoltare. Non può sostituirsi alle Forze dell’Ordine, alla Magistratura o alle altre articolazioni dello Stato alle quali competono funzioni precise. E non può essere lasciato solo a rispondere di fenomeni che richiedono una responsabilità condivisa».
L’obiettivo, spiegano gli amministratori, non deve quindi essere la ricerca di un colpevole, ma la ricostruzione di una vera «filiera della responsabilità», nella quale ogni istituzione possa svolgere il proprio compito disponendo di strumenti adeguati, risorse sufficienti e tempi certi.
La sicurezza, sottolineano ancora i nove sindaci, non si costruisce soltanto dopo che qualcosa è accaduto, ma prima: attraverso la presenza sul territorio, la prevenzione, l’illuminazione, la cura degli spazi pubblici, il sostegno alle situazioni di fragilità e il coordinamento tra le istituzioni. E, quando necessario, attraverso la certezza che chi viola le regole ne affronti concretamente le conseguenze.
Il rischio più grande è infatti che alla paura dei cittadini si accompagni la convinzione che le regole possano essere violate senza conseguenze, provocando qualcosa di ancora più grave del singolo episodio: una progressiva perdita di fiducia nelle istituzioni e nello Stato.
«Una comunità sicura non è quella nella quale non accade mai nulla, ma quella nella quale, quando qualcosa accade, il cittadino sa che le Istituzioni ci sono, ciascuna nel proprio ruolo, e che nessuno viene lasciato solo», concludono i nove primi cittadini.
