SANITÀ – Anche il Piemonte, attraverso Azienda Zero, entra nella rete nazionale che punta a sviluppare un utilizzo condiviso dell’intelligenza artificiale nell’emergenza-urgenza e nel sistema 118.
Azienda Zero (Piemonte), insieme ad Ares 118 (Lazio), Seus 118 (Sicilia), Areu (Lombardia) e Areus (Sardegna), ha sottoscritto oggi, mercoledì 30 settembre, la «Dichiarazione di Intenti di Roma», documento che pone le basi per un percorso comune verso un modello di «intelligenza condivisa nel soccorso».
L’accordo prevede la condivisione tra le cinque realtà regionali di esperienze, casi d’uso, conoscenze, risultati e criticità legati all’impiego dell’intelligenza artificiale nell’emergenza-urgenza. L’autonomia dei singoli sistemi regionali rimarrà invariata, ma sarà affiancata da una rete comune per mettere a fattor comune dati ed esperienze.
Per il Piemonte, la partecipazione di Azienda Zero inserisce dunque il sistema regionale dell’emergenza sanitaria in un confronto interregionale sull’applicazione dell’IA al soccorso, con l’obiettivo di sviluppare strumenti e conoscenze condivisi tra territori diversi.
L’iniziativa è stata ospitata nella Sala Tevere della Regione Lazio e nasce dalla consapevolezza che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’emergenza sanitaria non rappresenti soltanto una questione tecnologica, ma coinvolga anche aspetti legati alla gestione e alla protezione dei dati sanitari.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. «Il tema dell’intelligenza artificiale è enorme – ha detto Rocca – e investe anche noi presidenti di Regione sul lato della sanità per quanto riguarda il controllo e la protezione dei dati. Il nodo è come trovare il giusto punto di caduta per far crescere i nostri modelli sanitari e garantire allo stesso tempo il livello di protezione dei dati individuali che sono sacri e intoccabili. Per questo è urgente che il legislatore ci metta mano una volta per tutte».
Secondo Rocca, la Dichiarazione di Intenti firmata a Roma può essere «uno strumento che, nel nostro piccolo, ci fa crescere e crea un modello che può essere d’aiuto nell’emergenza-urgenza».
Il presidente della Regione Lazio si è detto inoltre «contento della presenza di più Regioni perché su questi temi la regionalizzazione è un fattore di rischio e non di arricchimento. In questo senso la dimensione nazionale è quantomai fondamentale per aiutarci a fare meglio il nostro lavoro sulla sanità».
Redazione
