Torino: 400 fotografie raccontano Aurora e Barriera

L’opera collettiva di Bruno Boudjelal trasforma tre facciate in un grande album a cielo aperto

Torino: 400 fotografie raccontano Aurora e Barriera
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di Andrea Olimpi

CULTURA – Oltre 400 fotografie, dai vecchi ricordi di famiglia agli scatti realizzati con lo smartphone, per raccontare Aurora e Barriera di Milano attraverso gli occhi e le memorie di chi quei quartieri li vive ogni giorno. È “Foto album da Aurora e Barriera”, opera fotografica collettiva realizzata dall’artista franco-algerino Bruno Boudjelal insieme agli abitanti e, dal 25 settembre, esposta sulle facciate di tre luoghi di Torino: i Bagni Pubblici di Via Agliè, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e il community hub Dorado.

Un’esperienza pensata per stimolare il dialogo tra gli abitanti, favorire il racconto personale e far emergere traiettorie di vita che si intrecciano. Ne nasce un racconto corale che permette di osservare la città attraverso i volti, le vite e le memorie delle comunità di Barriera di Milano e Aurora.

L’iniziativa fa parte di Urban Frame, tra i progetti vincitori dell’Avviso pubblico “Torino, che cultura!”, ideato da Stratosferica e CAMERA per promuovere la fotografia come linguaggio capace di raccontare la città, le sue trasformazioni e la pluralità delle persone che la abitano e ne costituiscono il tessuto sociale.

Per lo sviluppo di “Foto album da Aurora e Barriera” è stata coinvolta anche la Casa del Quartiere di via Agliè, contribuendo alla costruzione di un dialogo diretto con il territorio e con le comunità dei due quartieri.

Si tratta del primo intervento in Italia di Bruno Boudjelal, fotografo francese di origine algerina noto per una ricerca incentrata sui temi dell’identità e della memoria. A Torino ha realizzato un’installazione fotografica diffusa e site specific che mette al centro le persone e la comunità, reinterpretando lo spazio urbano come un organismo vivo composto da ricordi personali, relazioni sociali e nuove appartenenze.

Il progetto intreccia oltre 400 immagini, dalle più datate alle più recenti, messe a disposizione dagli abitanti di Barriera e Aurora. «È stata un’esperienza intensa e profondamente umana – racconta l’artista – per molte giornate ho incontrato queste persone, ascoltato i loro racconti sulla vita quotidiana e raccolto immagini che portavano con sé, ciascuna accompagnata da una storia».

Dai ricordi d’infanzia alle immagini conservate nei telefoni, dalle fotografie in bianco e nero a quelle a colori, ogni scatto custodisce un’emozione e un frammento della vita di chi ha scelto di condividerlo.

«In questo tipo di progetto, le immagini si concentrano principalmente sulle persone: numerosi sono i ritratti e le fotografie di gruppo, realizzati in occasione di diverse celebrazioni e momenti di festa – sottolinea Boudjelal – Sono invece molto rare le immagini dedicate ai paesaggi».

Riunite dallo sguardo dell’artista in una grande opera collettiva a cielo aperto, le fotografie entrano così in dialogo tra loro, componendo un mosaico di volti, luoghi, relazioni e memorie. Un’istantanea dei quartieri costruita non attraverso il solo sguardo esterno, ma a partire dal vissuto quotidiano delle persone che li abitano.

Bruno Boudjelal, tra Algeria, Africa e periferie parigine

Francese di origine algerina, Bruno Boudjelal ha fatto della fotografia uno strumento attraverso il quale interrogarsi sulla propria identità e confrontarsi con quella degli altri. Il ritorno in Algeria insieme al padre ha dato origine a un’esplorazione durata vent’anni, profondamente personale e sospesa tra diario di viaggio e testimonianza.

Un percorso che lo ha portato progressivamente dal bianco e nero al colore e verso una crescente consapevolezza della soggettività del proprio sguardo, legato alla storia personale ma aperto all’osservazione della quotidianità e della Storia.

Da questa esperienza si sono sviluppati altri due importanti capitoli della sua ricerca, tuttora in corso: l’attraversamento dell’Africa da nord a sud e l’esplorazione delle periferie parigine. Tra due continenti e due culture, la sua fotografia indaga la complessità delle relazioni e delle tensioni tra Nord e Sud.

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