Gaza: il racconto del dramma attraverso la penna di Marco Rizzo e i fumetti di Boban Pesov

La presentazione del libro sarà giovedì 15 ottobre alle 18.30 nello Spazio Dom di via Giacosa 7, nell’ambito del Microfestival Milton

Fuori dai fogli / Boban Pesov racconta "C'era una volta l'Est"

di Davide Barile

ALBA – A settembre è uscito, per Tunuè, Un diavolo muto. Storie da Gaza, libro che include otto racconti a fumetti basati sugli scritti di Marco Rizzo, il quale ha raccolto le testimonianze dei medici e del personale di Emergency che, dal 7 ottobre di due anni fa, è presente a Gaza. La pubblicazione porta la firma pure di Boban Pesov, fumettista roddinese che, per la stessa casa editrice, ha pubblicato, nel 2025, C’era una volta l’Est. Oltre a Pesov e Rizzo, l’elenco degli autori include Willie Peyote, che ha firmato la prefazione, Cammamoro, Claudio Stassi, Elena Mistrello, La Tram, Lelio Bonaccorso, Manuele Fior e Simona Binni.

Rizzo e Pesov presenteranno il libro giovedì 15 ottobre alle 18.30 nello Spazio Dom di via Giacosa 7 nell’ambito del Microfestival Milton. Come spiega l’illustratore roddinese, «Rizzo ha affidato i racconti a otto diversi disegnatori, ognuno caratterizzato da uno stile diverso. Il mio ripercorre il double tap sull’ospedale Al-Nasser avvenuto il 25 agosto 2025: dopo un primo bombardamento, l’esercito israeliano ne ha effettuato un altro a distanza di pochi minuti per colpire soccorritori e giornalisti. Si tratta di uno dei metodi di guerra più vili, che purtroppo era già stato usato nella guerra in Jugoslavia».

L’obiettivo del libro «è mantenere alta l’attenzione sulla Striscia, dove nonostante gli accordi di pace si continua a morire. Non si può rimanere indifferenti di fronte a ciò che succede da tre anni. Sono convinto che, prima o poi, chi ha sbagliato pagherà: quando giungerà il momento, potrò girarmi indietro e vedere che, nel mio piccolo, non sono rimasto indifferente e ho fatto qualcosa». Nel racconto sul doppio bombardamento «ho cercato di narrare la drammaticità del momento attraverso l’uso pesante di onomatopee, inserite in modo ingombrante nella pannellatura del fumetto anche per far capire il tormento dato dalla sirena di allarme dell’ospedale. Quando suona, i medici sanno che sta per succedere qualcosa di grave e, per preservare la propria incolumità e poter essere ancora utili in futuro, sono costretti ad abbandonare i pazienti che stanno seguendo».

Banner Gazzetta d'Alba