L’INTERVISTA Quel profumo di soldi che porta le mafie ad Alba [video]

A parlare di criminalità organizzata al Nord e delle sue dinamiche, durante Circonomia off, è stato il giornalista Roberto Greco

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Roberto Greco. Foto Barbara Guazzone

L’INTERVISTA – La criminalità organizzata si contrasta prima di tutto in un modo: creando consapevolezza tra le persone, nelle comunità, nel mondo imprenditoriale, tra le istituzioni. E questo può accadere solo attraverso la conoscenza del fenomeno e delle sue dinamiche.

Era questo il senso dell’incontro organizzato, la scorsa settimana, dalla cooperativa Erica e da Aica nell’ambito del programma di Circonomia off. Nella sede dell’Associazione commercianti albesi, si è parlato di ecomafie, ma in generale di come la criminalità di stampo mafioso abbia messo le mani sul Nord e su una serie di settori considerati redditizi. Sì al Nord, ma anche nella Granda e anche nella nostra area, come confermano diverse operazioni.

Tra i relatori è intervenuto Roberto Greco, giornalista di base in Sicilia, autore di Alla conquista del Nord (2026) e attento osservatore del fenomeno mafioso. A margine, lo abbiamo intervistato.

Possiamo ancora parlare di infiltrazioni mafiose nel nostro territorio, Greco?

«Eliminiamo la parola infiltrazione: è un concetto che ci riporta agli anni Cinquanta, quando il fenomeno iniziò. Oggi dobbiamo parlare di una presenza sistemica nell’economia locale. Ci sono inchieste e sentenze passate in giudicato che confermano il radicamento della ’ndrangheta nella provincia di Cuneo e nella zona di Alba. Un passaggio fondamentale è la sentenza del 2015 relativa all’operazione Albachiara, nome che non si riferisce a una canzone di Vasco Rossi, per intenderci».

Perché un territorio come il nostro, con le sue caratteristiche, interessa alle mafie?

«Perché è ricco. Le mafie cercano il denaro, cercano la possibilità di arricchirsi a spese degli altri, della comunità. Ad Alba la manifattura e l’agroalimentare, che esportano nel mondo milioni di euro di valore, e il patrimonio rappresentato dai floridi terreni agricoli, con quotazioni stellari all’ettaro, sono caratteristiche che rendono un territorio particolarmente appetibile».

Negli sue ricerche ricorre anche lo sport. Che cosa cercano le organizzazioni criminali nelle società sportive?

«Il consenso sociale. L’indagine Barbarossa, del 2018, ha mostrato anche la capacità dell’organizzazione di entrare nelle società sportive locali. Il radicamento passa attraverso questi spazi: non bisogna guardare soltanto al guadagno immediato, ma anche alla possibilità di costruire relazioni e ottenere riconoscimento nella comunità. Per nascondere la vera identità fraudolenta delle organizzazioni criminali».

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Foto Barbara Guazzone.

In quali altri settori è oggi coinvolta la criminalità organizzata?

«Ci sono settori nei quali circola molto contante, come la ristorazione. Per capire il meccanismo bisogna tornare alla lezione di Giovanni Falcone, il suo follow the money e chiedersi da dove arrivino i soldi: Torino, per esempio, è una importante piazza di spaccio. Il traffico di stupefacenti produce fiumi di denaro contante che deve essere riciclato. Da qui l’interesse a farlo entrare nelle attività economiche, inquinandole».

Come funziona il riciclaggio di denaro nella ristorazione, Greco?

«Il meccanismo primario di pulizia del denaro si articola sull’alterazione della contabilità d’esercizio: il contante derivante da attività criminali viene sistematicamente inserito nelle casse del locale, simulando un volume d’affari nettamente superiore a quello reale. Attraverso la registrazione di pasti e consumazioni mai erogate, la consorteria versa le somme illecite sui conti correnti aziendali e adempie al pagamento delle relative imposte indirette e sui redditi, ottenendo in cambio capitale perfettamente giustificato dal punto di vista fiscale e finanziario, pronto per essere reinvestito nell’economia reale o trasferito altrove. Peraltro riciclato con un costo persino inferiore».

Insomma, meccanismi difficili da individuare. Quali le conseguenze per la comunità locale?

«Oltre al fenomeno non trascurabile dell’alterazione della concorrenza, con un ribasso dei costi di gara e una potenziale compromissione della sicurezza nei cantieri, si assiste a un fenomeno che crea un danno reputazionale per i brand. Pensiamo al Barolo e al Barbaresco: il valore delle produzioni e dei terreni dipende anche dalla reputazione del territorio. Il danno non è sempre visibile subito. Nel lungo periodo, se si compromette la qualità delle produzioni, si perdono delle quote di mercato».

Persiste lo sfruttamento di braccianti in vigna. Cosa dice l’inchiesta Iron Rod?

«Ci mette davanti allo sfruttamento dei lavoratori agricoli. Il caporalato tradizionale, quello del pulmino che va a prendere persone disperate e le porta a lavorare nei campi, non è mai sparito. Anzi, in alcuni territori è cresciuto. Di fronte a questo sistema, gli imprenditori agricoli devono vigilare, e non ignorare il fenomeno. Devono controllare la filiera dei lavoratori, conoscere come vengano reclutati e trattati. Il caporalato introduce una gestione distorta e malsana del lavoro che si basa sullo sfruttamento. La logica è quella mafiosa, anche quando il fenomeno non porta denaro diretto alle mafie tradizionali. Dobbiamo essere consapevoli che questo sistema di intermediazione illegale ha consentito a diverse realtà produttive locali di esternalizzare il costo del lavoro e i relativi oneri contributivi, trasferendo il rischio d’impresa su strutture societarie “schermo”, destinate a essere liquidate prima dell’accertamento fiscale».

Qual è la situazione nel nostro territorio riguardo alle ecomafie?

«La tipologia degli illeciti riscontrati nel contesto piemontese e cuneese si concentra prevalentemente in due settori strategici: il ciclo illecito dei rifiuti e quello del cemento. La gestione abusiva delle terre e rocce da scavo, l’abbandono sistematico di scarti industriali e la saturazione impropria di cave dismesse costituiscono le modalità d’azione primarie attraverso cui le imprese spregiudicate, con la copertura o il supporto organizzativo della criminalità ambientale, abbattono i costi d’esercizio a danno della salute pubblica e della matrice ambientale. Inoltre, nello scorso anno, nella sola provincia di Cuneo sono stati commessi 356 reati ambientali accertati, con un incremento di oltre il 60 per cento rispetto all’anno precedente (la fonte è l’ultimo rapporto sul tema di Legambiente, ndr). Più di uno al giorno. Questo ha portato Cuneo a essere la prima provincia piemontese per reati contro l’ambiente, superando per volumi complessivi anche la città metropolitana di Torino».

Roberto Aria

Civita di Russo: «Il metodo di Falcone e Borsellino ha fatto scuola, ma ora servono nuovi strumenti»

«Siamo orgogliosi di proporre questo incontro, con l’intento di fare emergere spunti e riflessioni su come riconoscere le dinamiche mafiose. Il silenzio non è mai neutrale, perché può favorire la criminalità. La nostra area, che è ricca di risorse preziose e di un tessuto sano da tutelare, deve esserne consapevole». Lo ha detto in apertura dell’appuntamento di Circonomia off Roberto Cavallo, assessore all’ambiente e fondatore di Erica. Alba ha risposto con una sala gremita di imprenditori, amministratori e cittadini. Nelle prime file, la vicesindaca Caterina Pasini, l’assessora Donatella Croce, il vescovo Marco Brunetti, rappresentanti dell’Aca.

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L’avvocata Civita Di Russo. Foto Barbara Guazzone.

Oltre a Roberto Greco, è intervenuta l’avvocata Civita Di Russo, oggi vicecapa di gabinetto del presidente della Regione Lazio. Ha alle spalle trent’anni di attività professionale a difesa dei collaboratori di giustizia, i pentiti, figure fondamentali nella lotta antimafia.

Fu Giovanni Falcone a sostenere che, solo analizzando dall’interno le dinamiche, si potevano combattere le organizzazioni. Di Russo lo ha raccontato in un libro, Indomita (Castelvecchi editore): «Mi sono trovata in questo percorso per caso. Erano gli anni ’90, dopo Capaci e via d’Amelio. Venni chiamata a Rebibbia come avvocata d’ufficio. Mi chiesero di difendere un collaboratore di giustizia e accettai. Il metodo italiano ha fatto scuola e ha sconfitto quella mafia, ma oggi è cambiato tutto: la criminalità cerca ricchezza e potere, stringe affari, entra nei territori, nelle imprese, negli enti pubblici e contamina tutto. Servono nuovi strumenti».

L’appello alle persone: «Non serve fare gli eroi. È importante che i cittadini abbiano fiducia nelle istituzioni e sappiano di poter contare sullo Stato». Un punto su cui bisogna migliorare. Lo ha precisato Vincenza Rando, avvocata, senatrice del Pd e già vicepresidente di Libera, che ha partecipato in video: «I collaboratori e i testimoni di giustizia non devono essere lasciati soli». E ha aggiunto: «Forse ci siamo fatti meno carico, negli anni, di quello che è il profilo preventivo, sul quale occorrerebbe uno scatto legislativo». f.p. 

Le videointervista

di Andrea Olimpi

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