di Matteo Grasso
OSPEDALE FERRERO – Un incremento di aggressività e insofferenza da parte dei pazienti nei confronti degli operatori. È quanto si trova a fronteggiare il pronto soccorso (Dea) dell’ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno: questa tensione è culminata in due gravi episodi che sono avvenuti al triage, dove il personale in servizio si è visto minacciare da utenti arrivati in reparto armati di coltello.
«Quando si aggredisce chi cura, vuol dire che qualcosa si è rotto nella società»
Il fenomeno presenta numeri preoccupanti su scala nazionale: stando ai dati del Ministero della salute, nel 2025 sono state quasi 18mila le aggressioni a operatori sanitari e socio-sanitari, con oltre 23mila di questi coinvolti. E anche un ospedale periferico come Verduno non ne è esente. Il punto di vista sindacale, espresso da Giovanni La Motta, commissario straordinario Fials Cuneo, evidenzia come la questione travalichi l’aspetto meramente logistico: «Ci troviamo di fronte a un problema culturale. La gente deve capire che quando si va in ospedale, si va perché si ha bisogno di aiuto e vi si trovano persone disponibili a darlo. Quando si arriva ad aggredire chi ci cura, vuol dire che qualcosa si è rotto nella società».

L’assegnazione dei codici di priorità risponde a ferree esigenze cliniche. La Motta prosegue: «Chi attende deve comprendere che il personale sta prestando soccorso a pazienti in condizioni più gravi. Chiediamo alle istituzioni di avviare delle campagne di sensibilizzazione reale, che partano anche dai banchi di scuola, per educare le nuove generazioni al rispetto dei luoghi di cura».
Le misure di sicurezza messe a disposizione dall’Asl Cn2
Sul fronte delle tutele, la Fials riconosce il supporto garantito dalla direzione dell’Asl Cn2, che ha accolto le richieste dei lavoratori e messo a disposizione sistemi di protezione, controllo accessi e supporto psicologico. Sono state installate porte d’accesso con lettura a badge, allestiti allarmi sonori e visivi collegati a pulsanti antipanico. In più, sono presenti guardie giurate, non armate. Anche dal punto di vista dell’organico, la copertura è adeguata: al servizio del pronto soccorso ci sono 60 infermieri, 24 operatori socio-sanitari e 24 medici diretti dal dottor Massimo Perotto. Tuttavia, La Motta aggiunge: «Chi aggredisce il personale medico deve essere chiamato a rispondere delle proprie azioni». Il sindacalista sottolinea anche come l’utilizzo dei social network da parte dei pazienti all’interno del reparto concorra a esacerbare il clima di tensione. Infatti capita che riprese e registrazioni vegano utilizzate per segnalare presunte negligenze del personale. Per questo, nel pronto soccorso, sono affissi dei cartelli che vietano questo genere di pratica.
Le principali cause vanno individuate in difficoltà nel gestire lo stress e disagio sociale
Le dichiarazioni del dottor Massimo Perotto, primario del Dea di Verduno, sono in linea con quanto espresso da La Motta. Perotto commenta: «Quello delle aggressioni negli ospedali è un fenomeno diffuso a livello nazionale, in modo particolare all’interno dei reparti di emergenza. Le principali cause possono essere individuate in un aumento della paura da parte dell’utenza, in una difficoltà nella gestione dello stress e in un disagio sociale legato alla dipendenza da sostanze. Si tratta di interpretazioni che, tuttavia, non sono delle giustificazioni».

Nel pronto soccorso la pressione dell’utenza è aumentata parecchio: nel 2021 gli accessi annui erano 41mila, mentre nel 2026 le previsioni parlano di una cifra che si aggirerà intorno ai 62mila. Il primario prosegue: «La percentuale di utenti violenti rispetto alla totalità non è alta, ma basta per inquinare l’ambiente di lavoro. In queste circostanze, aumentano le difficoltà per il personale di cura. In più non è nemmeno giusto, da un punto di vista morale, che debbano trovarsi in queste condizioni di rischio. Oltre alle precauzioni legate alla sicurezza, ritengo necessaria un’educazione sanitaria per sensibilizzare la popolazione in merito a questi episodi».
