VERDUNO – L’FP CGIL ha scelto di non sottoscrivere l’accordo integrativo dell’ASL CN2. Secondo l’organizzazione sindacale, il testo approvato creerebbe disparità tra lavoratrici e lavoratori, privilegiando alcuni reparti e profili professionali a discapito di altri.
L’astensione dalla firma, spiegano i rappresentanti sindacali, nasce dalla convinzione che l’accordo non garantisca una distribuzione equa delle risorse e non valorizzi in maniera omogenea l’impegno del personale coinvolto nei diversi servizi dell’azienda sanitaria.
Le criticità sollevate
Tra i principali motivi del “no”, la FP CGIL segnala:
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Riconoscimento del disagio lavorativo ritenuto non conforme al CCNL: il disagio, secondo il sindacato, dovrebbe essere legato alla reale esposizione a condizioni gravose e non all’area di appartenenza.
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Esclusione di alcune categorie, come il personale amministrativo, ritenuto indispensabile al funzionamento dei servizi.
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Differenze significative tra reparti, con riconoscimenti economici maggiori per alcuni ambiti e nessun beneficio per altri.
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Mancato utilizzo degli avanzi per il welfare aziendale, considerato l’unico strumento in grado di offrire benefici netti e universali a tutto il personale.
Secondo i calcoli del sindacato, l’applicazione delle nuove indennità comporterebbe incrementi economici molto differenziati: alcuni lavoratori riceverebbero pochi euro, altri nulla, mentre alcune figure potrebbero arrivare a percepire fino a 1.300 euro l’anno in più rispetto ad altri reparti esclusi. Così, in base alla ricostruzione di Cgil, un
infermiere riceverebbe 2,34 euro, un Oss 0,84 euro. In sala operatoria, verrebbe riconosciuto ai soli infermieri un ulteriore aumento per un totale di 4 euro, mentre per gli Oss no. In più interi reparti, come urologia, chirurgia, ortopedia, ambulatori e molti altri, resterebbero esclusi.
I reparti esclusi e i servizi in difficoltà
La FP CGIL richiama inoltre l’attenzione su alcuni servizi considerati già in situazione critica — tra cui SPRESAL, SIAN, Radiologia e Laboratorio — caratterizzati da concorsi deserti, carenza strutturale di personale e coordinatori costretti a coprire turni operativi.
Pur ritenendo questi reparti centrali per il funzionamento dell’azienda, il sindacato evidenzia come l’accordo non preveda alcun riconoscimento specifico per queste aree.
La posizione del sindacato al tavolo di trattativa
Nelle settimane successive alla mancata firma, alcune affermazioni pubbliche hanno lasciato intendere che la FP CGIL, non avendo sottoscritto l’intesa, fosse automaticamente esclusa dal tavolo negoziale.
Il sindacato respinge questa ricostruzione, dichiarando di aver sempre partecipato alla trattativa e di avere il dovere di informare il personale sui contenuti dell’accordo siglato dalle altre sigle.
La FP CGIL segnala inoltre di non aver potuto aggiungere una nota a verbale con le proprie motivazioni, ritenendo questa decisione una limitazione al diritto di esprimere dissenso.
Il “no” anche al rinnovo del contratto nazionale
La posizione critica del sindacato non riguarda soltanto l’accordo integrativo aziendale. La FP CGIL ha infatti espresso voto contrario anche al rinnovo del CCNL Sanità Pubblica, giudicando insufficienti gli incrementi economici previsti: in media 40 euro lordi mensili.
Secondo l’organizzazione, questa cifra non rispecchia l’impegno del personale sanitario durante e dopo la pandemia e risulta particolarmente sbilanciata se confrontata con gli aumenti ottenuti nel settore privato, superiori al 15% rispetto al 5% del comparto pubblico.
comunicato stampa
