di Manuela Zoccola
L’AGGIORNAMENTO – Bisognerà attendere novanta giorni per conoscere gli esiti della consulenza tecnica disposta dalla Pm Sara Paterno, che coordina l’inchiesta presso la Procura di Asti, sulle dinamiche dell’incidente stradale che ha causato la morte di Matilde Baldi (la cui famiglia è rappresentata dall’avvocato astigiano Pierpaolo Berardi).
L’ipotesi della Procura
Per la Procura, la giovane sarebbe stata vittima di una presunta gara clandestina a folle velocità (oltre 200 chilometri orari) tra due Porsche, la sera dell’11 dicembre, sull’autostrada Asti-Cuneo (A33). La ragazza, 23 anni, di Montregrosso d’Asti, studentessa universitaria e barista, viaggiava come passeggero su una Fiat 500, condotta dalla mamma Elvia. La loro auto è stata violentemente tamponata dalla Porsche guidata da Franco Vacchina, 64 anni, piccolo imprenditore astigiano, accusato di omicidio stradale, che nei giorni scorsi è comparso davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia, durante il quale si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere, dopo essere finito agli arresti domiciliari perché, secondo la Procura, aveva tentato di inquinare le prove cercando di avvicinarsi al veicolo sotto sequestro.
La posizione della seconda Porsche coinvolta
L’altra Porsche era guidata da Davide Bertello, torinese di 47 anni, anche lui piccolo imprenditore. Per la Procura astigiana, l’uomo avrebbe contribuito al verificarsi dell’incidente partecipando alla gara. A Vacchina e Bertello (difesi rispettivamente dai legali Ferruccio Rattazzi di Asti e Michele Galasso di Torino) è contestata la violazione dell’articolo 9 ter del Codice stradale, che vieta le gare di velocità tra veicoli a motore su strade pubbliche. Fin dall’inizio la difesa di Bertello ha sostenuto «la certezza che non ci sia stata gara, al punto che ha richiesto di acquisire tutti i filmati delle videocamere del percorso cittadino, oltre a quelli dell’autostrada già in possesso della Procura astigiana».

