di Sara Canta
LA RICERCA – Il cibo è nutrimento ed energia, ma racchiude in sé lati oscuri e pericoli. In una società inquinata e in cui il tempo per curare sé stessi è poco, il rischio di alimentarsi in modo scorretto o ingenuo è elevato – soprattutto per le categorie di popolazione che hanno meno accesso all’istruzione e alle risorse. È quanto emerge da una ricerca condotta sul territorio dal titolo Etichetta nutrizionale pubblicata nelle scorse settimane dalla Regione (da cui abbiamo estratto le tabelle presenti in pagina). Nell’Asl Cn2 sono state raccolte circa 270 opinioni di cittadini, 705 nella provincia di Cuneo e oltre 3mila e 200 in tutto il Piemonte.
Il prezzo vince sulla qualità
Dai dati raccolti emerge innanzitutto come il 42 per cento delle persone, nella scelta degli alimenti, sia guidato più dalla convenienza del prezzo che da altri parametri come la qualità, la stagionalità, l’origine o le proprie convinzioni e principi. Mentre il 22 per cento è motivato all’acquisto dalla semplicità e comodità di preparazione. Ciò significa che oltre la metà delle famiglie e degli individui si muovono su parametri “utilitaristici” a scapito della propria salute. Una delle cause di tale comportamento è da individuare nella difficoltà di armonizzare i tempi vita-lavoro, nei ritmi stressanti e in una società che lascia poco spazio pure alla cura di sé.
Metà temono i pesticidi
Inoltre, più di 6 persone su 10 dichiarano di non fidarsi delle industrie alimentari rispetto alle informazioni sulla qualità dei prodotti. La maggioranza si fida invece di scienziati, agricoltori e istituzioni in genere. La ricerca prosegue rilevando come il 75 per cento delle persone che hanno aderito ritenga “sicuri” i prodotti acquistabili nei supermercati, di altro avviso il 12% che li reputa invece “poco sicuri”. Oltre la metà del campione (55%) tuttavia, è molto preoccupato per la possibile presenza di pesticidi nella frutta e nella verdura e un’analoga percentuale è timorosa rispetto ad antibiotici e ormoni nelle carni. La percentuale di preoccupazione supera il 60 per cento quando si parla della possibile presenza di microplastiche e altri contaminanti chimici.
Gli alimenti più temuti
Questi dati mettono in luce la scarsa fiducia dei consumatori rispetto al mercato e a quanto ogni giorno ingeriscono. Elevate percentuali di “paura” si raggiungono anche sulla possibilità di contrarre malattie croniche correlate alla dieta. Carne, bevande zuccherate e alcol sono gli alimenti più temuti.
Il 40 per cento è in sovrappeso
L’atteggiamento emotivo trova riscontro nella realtà. Le condizioni di salute dei cittadini non sembrano ottimali sul fronte nutrizionale: in una ricerca appena pubblicata da Ires Piemonte, dal titolo “L’obesità nella cornice epidemiologica, economica e delle politiche internazionali europee, nazionali e regionali”, emerge come nella regione la percentuale di persone adulte con eccesso di peso arrivi al 39,3 per cento e gli uomini presentino livelli di eccesso di peso superiori alle donne (il 47,5 contro il 31,5%).
Le ricadute sulle categorie più fragili
Si tratta di un dato inferiore al quadro nazionale, ma critico. I gruppi sociali maggiormente deprivati o svantaggiati dal punto di vista socioeconomico sono caratterizzati da tassi di obesità e sovrappeso più alti: la probabilità di diventare obesi è doppia nelle persone appartenenti ai gruppi sociali più vulnerabili e si evidenzia una forte associazione tra condizione di eccesso di peso e basso livello di istruzione. Sono numeri che indicano la necessità di interventi protettivi verso le categorie più fragili: la richiesta di performance e risultato, l’aumento dei prezzi, il basso potere d’acquisto e tanti altri fattori rendono le famiglie vulnerabili dal punto di vista socioeconomico, esposte più di altre ai pericoli di un’alimentazione scorretta e di scarsa qualità.

