Il semaforo a chiamata per i pedoni davanti alla stazione di Bra è entrato in funzione nella mattinata di martedì 3 marzo e ha scatenato una marea di critiche affidate, come è di consuetudine in questi casi, alle pagine dei social network. Tanti gli utenti braidesi che si sono già lamentati di questa nuova modalità di gestione dell’enorme flusso, sia pedonale sia di mezzi, che interessa l’attraversamento che collega la stazione ferroviaria con i giardini di piazza Roma (e con la città intera).
Anche dall’opposizione braidese si leva la voce dei rappresentanti di Bra domani che sottolineano come il semaforo non possa essere considerato una soluzione definitiva. «Dopo 17 anni di amministrazione di centrosinistra, pensavamo che fosse passato il tempo delle opere sperimentali», si legge in una nota diffusa dal polo civico.
Il consigliere Davide Tripodi osserva: «Siamo passati da un’Amministrazione che prometteva l’eliminazione del passaggio a livello, con l’interramento dei binari e il prolungamento del passaggio pedonale interrato fino ai giardini di piazza Roma, e siamo finiti con un semaforo».
Per il consigliere Sergio Panero, «le lunghe code dei primi giorni ci fanno pensare che qualcosa non stia funzionando e che forse l’impianto semaforico non basti a gestire traffico e pedoni. Servono soluzioni strutturali che garantiscano sicurezza e accessibilità».
Il coordinatore di Bra domani Dario Pacotto aggiunge: «Il nostro programma prevedeva il restyling completo del sottopasso, oggi in condizioni vergognose, con due possibili soluzioni: l’estensione del passaggio pedonale interrato fino ai giardini di Piazza Roma, oppure la realizzazione di una passerella sopraelevata per garantire un attraversamento sicuro. Un semaforo non può sostituire interventi di questo livello».
