di Roberto Aria
L’INTERVISTA – “Il futuro della robotica e il suo impatto sulla società” è il titolo della serata di venerdì 8 maggio, alle 21 in sala Beppe Fenoglio con Maria Chiara Carrozza, fisica, docente dell’università Milano Bicocca, già ministra nell’esecutivo guidato da Enrico Letta e presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. L’incontro è nel programma di Profondo umano, il festival di Intonando.
Il suo curriculum è denso di esperienze, pubblicazioni, conoscenze accademiche e umane. Qual è il momento che ritiene più prezioso?
«Dal punto di vista formativo, senza dubbio il ruolo di rettrice della Scuola superiore Sant’Anna. Si è trattato di un incarico fondamentale per la mia crescita, grazie al quale ho potuto sviluppare una visione ampia e interdisciplinare della ricerca e della formazione. Allo stesso tempo, l’esperienza più complessa e impegnativa è stata quella di presidente del Cnr. In quel contesto ho affrontato un articolato piano di rilancio dell’ente che ha richiesto un forte coinvolgimento personale, la costruzione di numerose relazioni istituzionali e l’acquisizione di competenze. È stata una sfida arricchente sia sul piano professionale, sia su quello umano».
In un articolo ha scritto: «Il rapporto tra scienza e società è uno dei nodi cruciali per interpretare la contemporaneità». Cosa significa?
«Ritengo che una delle questioni più rilevanti del nostro tempo riguardi l’impatto dell’intelligenza artificiale sul futuro dell’educazione, in particolare sullo sviluppo delle abilità cognitive di bambini e adolescenti. L’Ia sta trasformando profondamente i processi di apprendimento, ponendo interrogativi cruciali su come si costruiscono conoscenze, competenze e capacità critiche. Il rapporto tra scienza e società si manifesta qui in tutta la sua centralità: diventa essenziale comprendere come governare queste tecnologie affinché possano potenziare, e non indebolire, le capacità cognitive e relazionali delle nuove generazioni, mantenendo al centro il valore della formazione umana».
Di cosa parlerà l’8 maggio, quando incontrerà il pubblico albese?
«Nel corso della conferenza affronterò il tema del futuro in una prospettiva di medio e lungo periodo, interrogandomi su come potrebbe configurarsi il mondo tra venti o cinquant’anni. Cercherò di delineare quali scenari possiamo attenderci, quale ruolo sarà destinato alla tecnologia e in che modo essa influenzerà ambiti cruciali come la formazione e la ricerca. Un’attenzione particolare sarà dedicata agli spazi che rimarranno per la creatività, la sensibilità e l’iniziativa umana, elementi che considero fondamentali anche in un contesto altamente tecnologico. Infine, rifletteremo su cosa possiamo fare oggi, come individui e come società, per prepararci al futuro e offrire alle nuove generazioni strumenti adeguati per affrontarlo con consapevolezza e con responsabilità».
