Cresce la domanda di chi vuole smettere di fumare: 360 in tre anni. Al loro fianco c’è la citisina

In occasione della Giornata mondiale senza tabacco promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità, l'Asl Cn2 ha riproposto l’attività offerta dai suoi sportelli di counselling per fumatori

Sempre più

di Maria Delfino

DIPENDENZEIl 31 maggio è stata celebrata la Giornata mondiale senza tabacco promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità: un appuntamento internazionale con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi legati al consumo di tabacco, causa di numerose malattie di tipo oncologico, cardiocircolatorio e respiratorio.

Per l’occasione, l’Asl Cn2 ha riproposto l’attività offerta dai suoi sportelli di counselling per fumatori, denominati “Vero che ci stai pensando?”. All’interno di questi spazi, gli operatori accompagnano le persone interessate attraverso attività di ascolto, orientamento motivazionale e supporto specialistico verso i trattamenti più efficaci per la cessazione del tabagismo.

L’intervista

Parliamo con Marco Marzolla, dirigente psichiatra presso il Servizio dipendenze (SerD) dell’Asl Cn2.

Qual è la situazione del fumo nel nostro territorio, dottor Marzolla?

«Come servizio dell’Asl Cn2 abbiamo la possibilità di analizzare l’evoluzione nel tempo delle richieste di aiuto che giungono. Osservando l’attività degli ultimi tre anni emerge un trend di crescita costante nella domanda di supporto per smettere di fumare, con un totale di circa 360 pazienti presi in carico nel triennio. Il dato relativo al 2026 risulta particolarmente significativo: solo nei primi mesi dell’anno abbiamo già accolto 150 persone. Questo incremento, oltre a riflettere una crescente consapevolezza dei rischi legati al fumo, potrebbe essere correlato alla maggiore diffusione di informazioni sulla citisina, una molecola che, grazie a una recente attenzione mediatica, ha fatto conoscere a molti fumatori la possibilità di intraprendere un percorso di cura qualificato ed efficace».

Perché le persone continuano a fumare?

«Spesso il fumo viene ridotto a un semplice “vizio” o a una scelta personale, ma la realtà è ben più complessa. Alla base della dipendenza c’è la nicotina, una sostanza che agisce direttamente su specifici recettori del sistema nervoso. Inalandola, si attiva il cosiddetto “sistema della ricompensa”, che provoca il rilascio di dopamina, un messaggero cerebrale capace di regalarci un’immediata sensazione di piacere e gratificazione. Tuttavia, la sigaretta non è solo chimica: si intrecciano fattori psicologici e sociali che trasformano il fumo in un comportamento automatico, utile per gestire stress, ansia o noia. Nel tempo si instaura con il fumo una vera e propria relazione affettiva, un legame profondo che è difficile interrompere autonomamente».

Perché è difficile smettere?

«Smettere di fumare significa affrontare una condizione medica, quella che in termini tecnici si chiama “disturbo da uso di nicotina” o “dipendenza”. Quando si interrompe l’assunzione di tabacco, si manifesta una specifica “sindrome da astinenza” che causa irritabilità, ansia, insonnia e un forte impulso a fumare. Il nostro cervello impara a legare il fumo a determinati luoghi o momenti della giornata. Si creano rituali giornalieri che spingono a prendere in mano la sigaretta se ci sentiamo stressati, se vogliamo sentirci “ricompensati” dopo una attività noiosa o impegnativa. Più che la cessazione di per sé, il rischio maggiore è dato dalla ricaduta a breve termine. È questo il motivo principale che rende la dipendenza da nicotina così difficile da trattare».

Sono molte le paure e le “credenze” che rendono difficile smettere di fumare. Ci può fare un esempio?

«È diffusa la preoccupazione che smettere di fumare possa peggiorare la salute mentale, rendendoci più depressi o ansiosi. In realtà è vero l’esatto contrario. Gli studi scientifici evidenziano che smettere di fumare porta a un miglioramento concreto del benessere psicologico. Si riducono i livelli di stress e migliora la qualità della vita. Inoltre, superare questa dipendenza aumenta l’autostima e il senso di autoefficacia, validi alleati nell’affrontare le sfide della vita quotidiana. Il mio consiglio è di non cercare soluzioni “fai da te”: affidarsi a professionisti esperti è il primo vero passo verso la reale libertà dal fumo».

La citisina riduce il desiderio e attenua i sintomi, adesso è rimborsabile dal servizio sanitario

A fianco di coloro che hanno deciso di spegnere il loro ultimo mozzicone, oggi si alternano vari strumenti. Tra cerotti e gomme da masticare, c’è anche la citisina. Il farmaco non è una novità. In Italia è usato dal 2015, ma dal 19 dicembre scorso è diventato rimborsabile dal servizio sanitario nazionale per pazienti  con alcune particolari caratteristiche: più di 18 anni, non aver ricevuto in precedenza altri cicli di citisina rimborsati e aver ricevuto adeguato counselling.

La citisina sarà una possibilità per coloro che accedono ai centri antifumo e verrà fornita su prescrizione medica e all’interno di un percorso strutturato e seguito da personale specializzato. Per aderire al piano è necessario rispettare certi requisiti di salute valutati prima dell’inizio della terapia. Prima della decisione presa dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), il medicinale era a carico del paziente.

L’efficacia pare essere notevole, come mostra uno studio condotto dall’Università La Sapienza di Roma: circa il 73 per cento dei pazienti che ha seguito correttamente la terapia ha smesso di fumare. In sintesi, tale sostanza estratta da una pianta (il maggiociondolo) ha la capacità di ridurre il desiderio di fumare e di attenuare i vari sintomi dell’astinenza (come irritabilità, disforia, ansia e insonnia). Uno strumento utile per fare un primo passo verso il cambiamento.

Banner Gazzetta d'Alba