di Roberto Aria
PROGETTO EMMAUS– «Per cambiare le cose bisogna anche pensare diversamente». Da questa riflessione nasce il percorso di Casa Maria Rosa, comunità per persone con disabilità gestita ad Alba dalla cooperativa sociale Progetto Emmaus, dove quotidianamente si lavora alla costruzione di autonomia, relazioni e partecipazione alla vita della comunità. Lontane dai contesti istituzionali e dalle pagine dei giornali, le persone affrontano battaglie quotidiane. In questo ambiente i viaggi e le attività artigianali sono strumenti per uscire dalla quotidianità della struttura e costruire esperienze formative.

Gli esempi non mancano. Tra questi c’è la giornata sulle giostre trascorsa insieme all’associazione La carovana: un appuntamento che ha permesso agli ospiti di Casa Maria Rosa di sperimentare nuove emozioni e di mettersi alla prova. «Salire in alto, quasi a toccare il cielo, è diventato il simbolo di un percorso fatto di sorrisi, coraggio e voglia di guardare oltre», raccontano gli operatori.
La bancarella
Oppure l’ideazione di una bancarella artigianale con oggetti realizzati dalle persone della comunità e allestita nei mercati dell’alta Langa. «Partire con il pulmino pieno di oggetti realizzati da noi e tornare con quasi tutto venduto è stata una soddisfazione immensa», spiegano. «Il valore dell’esperienza, però, non è stato soltanto nel risultato economico: il gruppo è tornato a casa con nuove conoscenze, amicizie e la consapevolezza di aver condiviso qualcosa di autentico con tante persone». Il mercato di Sinio è diventato, in questo modo, molto più di un appuntamento commerciale. Un progetto ripetuto anche ad Alba, dove il gruppo ha ricevuto l’accoglienza di amici e cittadini.

Lo spazio caffè
Un terzo strumento di inclusione è lo Spazio caffè allargato, che ogni lunedì riunisce gli ospiti della comunità e quelli dei gruppi appartamento (strutture residenziali con minore presenza degli operatori) attorno al tavolo di un bar. Un momento fatto di chiacchiere, sorrisi e leggerezza ma dall’alto valore: «Sedersi insieme al tavolino di un bar può sembrare una cosa normale. Per noi rappresenta inclusione, autonomia e partecipazione alla vita della comunità», spiegano gli operatori.
«Il ringraziamento più grande va alle persone che hanno scelto di aprire le porte della propria vita al gruppo. Tra le quali va ricordata quella che è chiamata con affetto la “famiglia più pazza di Sinio”, che ha accolto gli ospiti con grande disponibilità e ha fatto sentire tutti parte di qualcosa di speciale. Attraverso questi incontri è emerso come la felicità spesso nasca dalle cose semplici: il tempo condiviso, l’ascolto e la fiducia reciproca».
