Condannato a 6 anni e 4 mesi il padrino che abusò di due sorelline di 5 e 7 anni

La perizia condotta dalla psichiatra Patrizia De Rosa aveva accertato la capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento del fatto

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di Elisa Rossanino 

TRIBUNALE A TORINO Resterà agli arresti domiciliari l’uomo, classe 1982 residente nel Roero, condannato a 6 anni e 4 mesi dal Tribunale di Torino. Rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di due sorelle di 5 e 7 anni, figlie di una coppia di amici e delle quali era anche padrino, mercoledì 17 giugno ha varcato di nuovo le porte del Palazzo di giustizia Bruno Caccia.

La sentenza letta dal giudice per le indagini preliminari Fabio Rabagliati è arrivata dopo quattro ore di Camera di consiglio in seguito alla richiesta mossa dal pubblico ministero Davide Lucignani.

Gli accertamenti condotti dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino erano scattati con la segnalazione fatta dai genitori ai Carabinieri dopo che la figlia maggiore aveva confidato le particolari attenzioni che l’uomo metteva in atto nei loro confronti. I fatti risalirebbero alla primavera del 2025 e per confermare la veridicità del racconto i militari avevano provveduto a installare all’interno dell’abitazione dell’uomo alcune telecamere. Le riprese effettuate non avevano lasciato dubbi portando all’arresto in flagranza di reato del 43enne.

Dopo i primi mesi trascorsi in carcere, la difesa affidata all’avvocato Roberto Ponzio aveva richiesto i domiciliari e scelto il rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica (per cui è prevista la riduzione di un terzo della pena). Un’istanza accolta dal Gip e dal Pm nell’incredulità delle parti civili (le bambine e la madre) rappresentate dagli avvocati Silvia Calzolaro e Marco Calosso.

La perizia condotta dalla psichiatra Patrizia De Rosa aveva accertato la capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento del fatto. Commenta Ponzio: «Pur riconoscendo ciò, la dottoressa De Rosa, ha ritenuto l’imputato affetto da parafilia, una patologia psichiatrica. Giacché non tutti gli abusi sono conseguenti a un disturbo pedofilico, mi pare evidente che se attuato da un malato sia di minore gravità ​​​​​. È quanto abbiamo sostenuto in giudizio e il trattamento sanzionatorio si è attestato sostanzialmente sui minimi della pena in quanto l’articolo 609 del Codice penale prevede una condanna da 6 ai 12 anni». Tuttavia, prosegue Ponzio: «Va osservato che la risposta carceraria non è quella più adatta per questi casi ed è la meno utile alla risoluzione del problema. La pena deve tendere alla rieducazione, per cui anziché una risposta carceraria sarebbe più utile un percorso di presa d’atto e di cura della devianza, anche se il nostro ordinamento non è ancora aggiornato sul punto».

Il giudice ha accolto integralmente le richieste delle parti civili riconoscendo una provvisionale e il diritto al risarcimento integrale del danno (riconosciuto in sede civile). Una decisione che soddisfa Calzolaro e Calosso: «Una pronuncia che restituisce credibilità alla parola delle vittime e ribadisce che la giustizia può arrivare anche quando il carnefice si nasconde dietro ruoli familiari o di apparente prossimità affettiva. La sentenza conferma l’importanza di un percorso processuale rigoroso, capace di far emergere la verità nonostante il peso emotivo e la delicatezza delle testimonianze».

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