Boschi bruciati, la Regione prepara il piano di ripristino

Dopo gli incendi in Piemonte si lavora alla rinascita delle foreste. Salvati oltre 3 milioni di alberi

Boschi bruciati, la Regione prepara il piano di ripristino
Incendio boschivo

AMBIENTE – Archiviata l’emergenza provocata dagli incendi boschivi che nei giorni scorsi hanno colpito diverse aree del Piemonte, la Regione è già al lavoro per avviare i piani di ripristino ambientale delle superfici percorse dal fuoco.

«Ci si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno – annuncia l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo –. Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo».

Il bilancio provvisorio parla di circa 800-900 ettari di territorio andati in fumo tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola. Le condizioni meteorologiche delle ultime settimane hanno favorito lo sviluppo degli incendi: il lungo periodo di caldo intenso, iniziato alla fine di maggio e proseguito fino ai primi giorni di luglio, unito alla scarsità di precipitazioni, ha creato un contesto particolarmente favorevole all’innesco delle fiamme.

A peggiorare la situazione è stata la recente ondata di calore che ha interessato il Piemonte dall’inizio di luglio, culminata con il record di temperature massime registrato l’8 luglio e accompagnata da forti venti di foehn. I bollettini del Centro funzionale di Arpa Piemonte avevano infatti evidenziato un progressivo aumento della pericolosità, fino al livello elevato diffuso registrato proprio nella giornata dell’8 luglio.

Secondo quanto riferito dai Vigili del Fuoco, l’origine dei principali roghi sarebbe di natura meteorologica: le fiamme sarebbero state innescate dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi, propagandosi poi rapidamente a causa del vento, delle temperature elevate e della vegetazione estremamente secca.

Il danno ecologico

L’area più colpita è la Valsesia, dove sono andati distrutti circa 450 ettari di territorio. A Premosello Chiovenda, nel Verbano-Cusio-Ossola, le fiamme hanno interessato 226 ettari, distruggendo circa il 60% della superficie boschiva dell’area e compromettendo ecosistemi costituiti da querceti, faggete e boscaglie pioniere.

In Valle Soana, nel Torinese, il fronte del fuoco, sviluppatosi inizialmente tra praterie di erba olina e rododendri, ha raggiunto anche i boschi di abeti e larici.

Secondo le prime stime sarebbero andati perduti circa 700.000 alberi. Ma il danno ambientale va ben oltre la vegetazione distrutta: gli incendi hanno compromesso habitat fondamentali per la biodiversità, colpendo microfauna, insetti impollinatori, rettili, uccelli nidificanti e costringendo grandi mammiferi, come caprioli e camosci, a spostarsi verso aree antropizzate.

La Regione evidenzia inoltre che i tempi di recupero degli ecosistemi saranno molto lunghi. Nei primi 2-5 anni torneranno le specie vegetali pioniere, le erbe e gli arbusti che contribuiranno a stabilizzare il terreno limitando il rischio di erosione. Tra i 15 e i 20 anni si svilupperà un giovane bosco, con il graduale ritorno della fauna selvatica. Per ritrovare invece ecosistemi maturi di querce, faggi e conifere d’alto fusto saranno necessari oltre 50-70 anni.

«Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta, ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso – commenta l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati –. I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari AIB hanno lottato contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è stato un semplice intervento di emergenza, ma una vera e propria missione di importanza vitale per l’umanità, per la quale saremo sempre debitori».

«I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte sull’andamento dei roghi montani – prosegue Marnati– evidenziano lo straordinario valore dell’intervento dei soccorritori: senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondo valle».

Redazione

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