di Matteo Grasso
L’INTERVISTA – Uno spazio di espressione pensato per coinvolgere giovani, associazioni e realtà culturali del territorio: la rivista Differenti.in è questo e molto altro. Nata dall’associazione Indifferenti e cofinanziata dal Bando cultura del Comune, il progetto scommette sulla carta per sottrarsi alla velocità dei social.
È un microcosmo che parla di linguaggio, ambiente, salute mentale, diritti, genere e contiene contributi letterari e artistici. Il magazine è attualmente disponibile a offerta libera nella libreria La Torre. Per saperne di più, abbiamo intervistato la responsabile editoriale Lucia Monchiero, affiancata nel progetto grafico da Mattia Chiotti.
Com’è nata la rivista?
«L’idea di creare un prodotto editoriale parte dal fatto che, durante l’anno, scriviamo una newsletter settimanale che ha la funzione di tenerci in contatto con i nostri associati, ma anche di approfondire diversi temi. Infatti, la nostra attività consiste pure nell’organizzare un incontro al mese con un relatore. Gli argomenti vengono raccolti all’inizio dell’anno tramite un sondaggio rivolto sia ai nostri associati, sia a chiunque voglia proporre un tema che sente urgente. La rivista è nata dalla volontà di estendere questo lavoro e di raccoglierlo. Il magazine è diviso in tre parti: la prima contiene articoli scritti da persone interne a Indifferenti, la seconda accoglie voci esterne, mentre la terza è dedicata alle associazioni».

Come mai avete optato per un magazine cartaceo?
«Con i social ci mancava una traccia di ciò che emergeva. Tramite la newsletter e l’organizzazione di eventi si finiva sempre per ricadere in un ritmo e una velocità che non ci consentivano di far sedimentare i temi. Ci piaceva l’idea di scrivere degli articoli, leggerli – tra di noi in primis –, creando qualcosa che rimanesse al di fuori delle dinamiche dei social. Notiamo che queste piattaforme non hanno lo stesso impatto sia per una questione di formato, sia per l’attenzione che la carta richiede. Inoltre, non siamo quasi più abituati a tenere un oggetto in mano: desideravamo generare una temporalità diversa. Stampare ci è sembrato il modo più libero di raccogliere approfondimenti e, al tempo stesso, un’opportunità per offrire a diverse persone la possibilità di esprimersi su carta, cosa che non avevano mai fatto prima».
Una parola chiave che sembra emergere è “spazio”, declinata sotto vari aspetti…
«Trattandosi del numero zero, ci siamo interrogati a lungo sulla direzione da dare: c’era il rischio che mancasse una linea editoriale definita. Alla fine, abbiamo individuato nello “spazio” il filo conduttore, innanzitutto perché stampando una rivista che prima non esisteva si crea uno spazio cartaceo permanente e lento per raccogliere voci che altrimenti non l’avrebbero trovato. Inoltre, molti argomenti affrontati durante l’anno si legavano a questo tema. In più, vediamo nascere intorno a noi tanti luoghi fisici di aggregazione giovanile ad Alba (e che un tempo magari non c’erano) e spazi di possibilità per organizzare eventi, con posti che li ospitano o finanziamenti. Vediamo luoghi che si aprono e una partecipazione che si crea, malgrado la retorica comune sui giovani: è un modo diverso, che trova altri canali non canonici o non mediati dal mero consumo, ma spazi vuoti da riempire. Secondo noi questo aspetto legava la nascita del magazine a ciò che ci sta succedendo intorno».

Come e perché nasce l’associazione Indifferenti?
«L’associazione è nata tre anni fa da un gruppo abbastanza eterogeneo di persone: compagni di scuola o amici di amici. L’esigenza comune era legata al fatto che, una volta finito il liceo, studiando e affrontando la vita di tutti i giorni trovavamo spazi di dibattito altrove, mentre ad Alba non più. Vedevamo nascere nelle grandi città molte realtà giovanili a cui ci siamo ispirati, che portavano eventi e favorivano il dialogo intergenerazionale. Da lì, l’idea di fondare l’associazione, organizzare incontri, sia interni che aperti alla cittadinanza, e coinvolgere relatori. Negli anni abbiamo promosso anche iniziative legate ad argomenti urgenti: per esempio, campagne di informazione nelle scuole su elezioni e referendum. Inoltre, quest’anno si è consolidata la rete con le associazioni della zona, con le quali c’è una bella collaborazione».
