di Pierangelo Vacchetto
CERVERE – Dalla musica di Emma, Madame, Serena Brancale, Luca Carboni e Sal Da Vinci al racconto della storia con Alberto Angela, l’Anima Festival chiude l’edizione 2026 con due appuntamenti di grande prestigio dopo un’estate vissuta a ritmo di musica. L’anfiteatro dell’Anima si prepara ad accogliere due appuntamenti molto diversi tra loro, ma accomunati dalla presenza di protagonisti capaci di attraversare generazioni e linguaggi diversi come Riccardo Cocciante giovedì 3 settembre e Alberto Angela sabato 5 settembre, entrambi con inizio alle 21.
È il modo scelto dai fratelli Natascia e Ivan Chiarlo, direttori artistici della rassegna, per chiudere un’edizione che ha portato sul palcoscenico di Cervere alcuni dei nomi più importanti della musica italiana contemporanea. Un festival che, ancora una volta, ha cercato di mettere insieme generazioni, pubblici e sensibilità differenti, sfruttando quella particolare atmosfera dell’anfiteatro dove musica, paesaggio e grande scultura sembrano diventare parte dello stesso spettacolo. I Chiarlo hanno più volte sottolineato proprio il valore della location, definendo il palcoscenico dell’Anima un luogo capace di unire “terra e cielo” e di lasciare un’impressione particolare tanto agli artisti quanto al pubblico.
Il viaggio dell’Anima Festival 2026 era iniziato il 10 luglio con Emma, protagonista di una serata pensata per essere vissuta in piedi, tra musica e partecipazione del pubblico. La proposta di Madame ha dato quel tocco di musica colta e pochi giorni dopo è arrivata Serena Brancale con il suo Sacro Tour, portando a Cervere quella miscela di energia, contaminazioni e ritmi che è diventata uno dei tratti distintivi della sua proposta. Il 18 luglio è stata quindi la volta di Luca Carboni, tornato sul palco dell’Anima con il suo Rio Ari o Live, una serata costruita come un racconto attraverso la sua carriera, tra canzoni conosciute da intere generazioni e momenti più raccolti. A chiudere la prima parte musicale è stato Sal Da Vinci, reduce dal trionfo al Festival di Sanremo 2026 con Per sempre sì. Un cartellone cui si è aggiunto Max Angioni, quest’ultimo protagonista dell’unico appuntamento dedicato alla comicità, completando una programmazione pensata per pubblici differenti. Ora il festival si prepara alla serata forse più attesa.
Giovedì 3 settembre alle 21 sarà Riccardo Cocciante a salire sul palco dell’Anima con il tour Io… Riccardo Cocciante nel 2026. Per il cantautore si tratta di un ritorno dal vivo in Piemonte dopo oltre trent’anni e la data di Cervere rappresenta l’unica tappa del tour nel Nord-Ovest. Un concerto che attraverserà una carriera lunga e ricchissima, con brani come Bella senz’anima, Margherita, Quando finisce un amore, Cervo a primavera, Io canto, Questione di feeling, Se stiamo insieme e Celeste nostalgia. Ma più che un semplice viaggio nella memoria, Cocciante considera il concerto una forma di racconto personale. “La dimensione live è un modo di raccontarmi”, spiega il cantautore. Proprio il rapporto tra le canzoni di ieri e il presente sembra essere uno degli elementi centrali del nuovo spettacolo.
Racconta Cocciante: «Ci sono brani che hanno 50 anni e metterli vicino a canzoni nuove potrebbe risultare stridente, ma non aver mai scritto per moda fa sì che ci sia un discorso “aperto” che non crea nessun paragone tra passato e presente, un linguaggio riconoscibile, al di fuori dei trend del momento». È una riflessione che racconta bene anche il senso di questo ritorno sul palco. Cocciante non vuole semplicemente riproporre le proprie canzoni così come sono state scritte decenni fa: «Ogni volta che canto, soprattutto brani usciti molto tempo fa, provo a interpretarli, plasmandoli, dandogli un nuovo ‘abito’ secondo l’ispirazione del qui e ora». Il tempo, dunque, non come qualcosa da combattere, ma come parte integrante dell’identità di un artista: «Il passare del tempo porta con sé una naturale evoluzione, in tutti. Io, rispetto a vent’anni fa, sono diverso, come uomo e come artista. Ciò che viviamo ci plasma e plasma ciò che creiamo». Proprio il palcoscenico diventa il luogo nel quale questa trasformazione può essere percepita dal pubblico: «Quando faccio un concerto cerco sempre di vivere il momento, per me il palcoscenico è un grande impegno, fisico ed emotivo. Credo che il pubblico percepisca il mio trasporto e apprezzi questo mio totale coinvolgimento». Una dichiarazione che restituisce anche il senso più profondo del suo rapporto con la musica: «La musica è la mia vita, lei ha scelto me e mi ha aiutato a uscire dal mio guscio». La musica come esperienza, il luogo come parte del racconto. C’è poi un altro elemento che avvicina particolarmente la filosofia di Cocciante a quella dell’Anima Festival cioè il rapporto tra spettacolo e luogo: «La musica non si può spiegare, va ascoltata e vissuta». Un disco, secondo Cocciante, restituisce soltanto una parte dell’identità di un artista: «Poi bisogna aggiungere profondità attraverso i live, provando a trasmettere tutto ciò che si ha dentro». È proprio questa dimensione dal vivo che Cervere vuole offrire ancora una volta al pubblico: «Le location di questa serie di appuntamenti live sono luoghi speciali. Custodiscono un’energia particolare, un’aura che si percepisce e che bisogna imparare ad accogliere. Il luogo in cui si ascolta e si vive la musica ne è parte integrante, plasma il racconto». Parole che sembrano quasi descrivere naturalmente l’anfiteatro dell’Anima, nato proprio con l’ambizione di fare del paesaggio non uno sfondo, ma una componente dello spettacolo.

Dopo Cocciante, il sipario sull’edizione 2026 si chiuderà sabato 5 settembre alle 21 con Alberto Angela, che porterà a Cervere il suo nuovo libro: Cesare. La conquista dell’eternità, edito da Mondadori. Sarà una serata completamente diversa, ma coerente con la vocazione dell’Anima Festival, che negli anni ha cercato di allargare i confini dello spettacolo e di trasformare l’anfiteatro in un luogo di incontro tra linguaggi diversi. Con Alberto Angela la musica lascerà spazio alla storia e alla divulgazione, attraverso la figura di Giulio Cesare, protagonista di una delle vicende più affascinanti dell’antichità. Il nuovo volume parte dal De bello Gallico per raccontare la conquista, il potere e la costruzione di una memoria destinata a durare nei secoli. Sarà quindi un finale nel segno della parola, dopo un’estate dominata dalle note. Un modo per chiudere un festival che, anche in questa edizione, ha cercato di fare dell’anfiteatro dell’Anima qualcosa di più di un semplice luogo per concerti: uno spazio nel quale artisti, pubblico e territorio possano incontrarsi.
