di Elisa Rossanino
TRIBUNALE DI ASTI– Con una pena pecuniaria pari a tremila euro, si è chiusa la vicenda giudiziaria che vedeva alla sbarra una cinquantenne residente nel Roero. La donna, dopo aver inviato la domanda a giugno 2024, aveva ottenuto l’incarico di bidella per il triennio 2025-2027 esibendo un diploma scolastico falso e rilasciando dichiarazioni non corrispondenti a verità.
Il processo per violazione dell’articolo 483 del Codice penale (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico) era scaturito in seguito alla denuncia presentata presso la stazione dei Carabinieri di Diano d’Alba nel gennaio del 2025 dal dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo dello stesso paese. Nell’esposto presentato, il preside aveva riferito dell’assunzione poiché in un plesso era necessario l’inserimento di una collaboratrice scolastica (personale Ata).
Su quanto riferito dalla donna, nel frattempo assunta con regolare contratto, era stata richiesta una convalida da parte dell’Istituto, a cui aveva fatto seguito la verifica dei titoli presentati. In tale occasione, aveva attirato l’attenzione il diploma di scuola secondaria di secondo grado presentato dalla collaboratrice: il documento risultava essere stato rilasciato nel 1999 dall’istituto tecnico agrario di Alberobello con una valutazione di 60/60.
Quanto emerso dalle successive verifiche
Dalle successive verifiche era emerso che la donna non era mai stata iscritta in nessun registro dei risultati per l’anno scolastico 1998-1999, non risultava nessun presidente di Commissione corrispondente al nome riportato in calce sul documento e la votazione non era espressa in sessantesimi bensì in centesimi. Altre anomalie riguardavano la data di conseguimento del titolo, che non corrispondeva a nessuna di quelle riportate sul registro, e infine anche il timbro presente sul diploma non coincideva con quello della scuola.
Appurata la falsità del documento, la donna era stata convocata e informata della situazione, a cui aveva fatto seguito il depennamento dalla graduatoria di terza fascia, la recessione del contratto stipulato e la presentazione della denuncia presso i Carabinieri.
All’esito del procedimento avviato nel Tribunale di Asti, la Pm Lorena Ghibaudo, in seguito alle dichiarazioni rese e all’incensuratezza dell’imputata difesa dall’avvocato Roberto Ponzio, aveva chiesto l’emissione del decreto penale di multa accolto nei giorni scorsi dalla Gip Victoria Dunn.

