di Andrea Olimpi
ALBA – Quando un danno ambientale può essere considerato un crimine? E soprattutto, chi stabilisce quale rischio sia accettabile e quali comunità possano essere esposte alle conseguenze dell’inquinamento? Sono alcune delle domande al centro dell’incontro “Crimini ambientali. Comunità, corpi e diritto”, che si è svolto ieri sera, giovedì 24 settembre, nella Sala Riolfo, nel Cortile della Maddalena ad Alba.
Protagonista dell’appuntamento Rosalba Altopiedi, professoressa associata di Sociologia del diritto e della devianza nel Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino. Studiosa dei rapporti tra diritto, devianza e società, Altopiedi ha dedicato una parte importante della propria attività di ricerca anche ai crimini d’impresa e alle conseguenze sociali della contaminazione ambientale. È autrice, tra l’altro, del volume Un caso di criminalità d’impresa: l’Eternit di Casale Monferrato e, insieme a Vittorio Martone, del recente Vite contaminate, dedicato alla violenza ambientale nelle cosiddette “zone di sacrificio” e alle richieste di giustizia delle comunità colpite.
Al centro della serata la difficoltà di leggere il danno ambientale attraverso le categorie tradizionali della criminalità. Comportamenti perfettamente leciti e attività regolarmente autorizzate possono infatti produrre conseguenze che emergono soltanto a distanza di molti anni, rendendo complesso individuare il rapporto tra una condotta e il danno subito dalle persone.
«Perché il potere conta. E il potere è anche potere di definizione: chi definisce che cosa, come e quando. Definire criminali alcuni comportamenti di soggetti dotati di potere o di grandi aziende implica una riflessione che va oltre il dato formale. Dovremmo guardare alle conseguenze che producono: quanto sono gravi? Qual è la portata del danno?», ha spiegato Altopiedi.
Una riflessione che ha attraversato alcuni dei casi ambientali più conosciuti in Italia, dall’Eternit di Casale Monferratoalla Terra dei fuochi, dall’ex Ilva di Taranto all’ex Solvay di Spinetta Marengo. «Parliamo di aziende che contaminano comunità, territori e corpi. I corpi sono, in qualche modo, il luogo in cui si depositano le sostanze tossiche prodotte o utilizzate da alcune società».
Proprio il rapporto tra potere, corpi e sapere è stato uno dei fili conduttori dell’intervento. Secondo la sociologa, anche la definizione delle soglie entro le quali determinate sostanze possono essere emesse nell’ambiente pone interrogativi che non sono esclusivamente scientifici. In condizioni di incertezza, stabilire quale rischio possa essere considerato accettabile diventa anche una scelta politica.
Tra gli esempi affrontati quello dei PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche al centro da anni del dibattito scientifico e ambientale. Da qui una delle domande più nette poste da Altopiedi durante la serata: «Nell’incertezza si può scegliere di correre un rischio. Ma chi lo corre? Quali corpi corrono il rischio e quali no? Quali corpi e quali territori sono considerati sacrificabili?».
Un interrogativo che porta direttamente al tema delle comunità che convivono con siti industriali e territori contaminati e alla difficoltà di riconoscere le persone colpite come vittime. A differenza della criminalità convenzionale, infatti, nei crimini ambientali il rapporto tra comportamento e conseguenza può non essere immediatamente visibile. Il danno può manifestarsi decenni dopo l’esposizione, come dimostra emblematicamente la vicenda dell’amianto.
Per Altopiedi, questi fenomeni rischiano così di rimanere ai margini della percezione collettiva dell’insicurezza: non suscitano lo stesso allarme sociale associato alla criminalità convenzionale, anche quando producono conseguenze profonde e durature su intere comunità.
L’incontro serale è stato preceduto, nella mattinata del 24 settembre, da un appuntamento riservato agli studenti dell’Istituto Professionale “Piera Cillario Ferrero”, offrendo anche ai più giovani l’occasione per confrontarsi sui temi della giustizia ambientale, della responsabilità e del rapporto tra diritto e tutela delle comunità.







