DIANO Nacos marine Apss ha festeggiato i 40 anni di attività a Diano, paese in cui ha sede. Nell’occasione, Ornella Bracco, amministratrice delegata della società, ha detto: «Spesso negli anni mi è stato chiesto cosa possa legare questo territorio a un’azienda specializzata nel settore navale. È una domanda legittima. Siamo circondati da vigne e il mare più vicino dista oltre 100 chilometri. Eppure da queste colline, il nostro orizzonte è marino. Il mare, qui, c’è già stato. Milioni di anni fa queste colline erano un fondale». Ha aggiunto Bracco: «Ritirandosi, il mare ha lasciato in dote le sabbie e le marne che chiamiamo arenarie di Diano, strati nati da antiche frane sottomarine, cementati dal calcare, che ogni tanto la terra restituisce a chi la lavora, sotto forma di conchiglie fossili. È quell’eredità a rendere unici questi terreni. Il mare ci aspettava, da milioni di anni, qui sotto». Fondata nel 1986 come azienda a conduzione familiare, l’impresa dianese si è poi trasformata in società a responsabilità limitata nel 1990.
«Quando abbiamo cominciato eravamo una piccola società di servizi, anche un po’ allievi di maestri, e poi colleghi, venuti dal Nord: montavamo e curavamo una tecnologia disegnata da altri e, nel frattempo, imparavamo. Poi, nel 1995, è arrivata la prima nave da crociera, con Fincantieri, e abbiamo capito che potevamo osare di più. Da allora la proprietà è cambiata più volte, fino al gruppo internazionale Nacos marine di oggi, che riunisce proprio quei marchi di cui un tempo eravamo allievi. E così, la piccola società di servizi, nel frattempo, è cresciuta oltre ciò che chiunque di noi, all’inizio, avrebbe osato immaginare», ha proseguito Bracco.
L’azienda guarda al futuro. «L’intelligenza artificiale entrerà nei nostri sistemi, le navi verranno monitorate sempre di più da remoto, i nostri strumenti impareranno a prevedere. È la direzione giusta e ci faremo trovare pronti. Ma al centro, sempre, resteranno le persone capaci di leggere un segnale e decidere», sottolinea Bracco, che ribadisce il legame con il territorio: «Esiste un luogo tra le colline, dove le persone di Nacos marine Apss con gli altri colleghi del gruppo, si prendono cura delle navi di mezzo mondo con la stessa pazienza con la quale si cura una vigna, con la stessa attenzione, costanza e affetto».
Nelle scorse settimane l’azienda si è trasformata in società benefit. «Si è trattato della formalizzazione di un modo di fare impresa che ci accompagna fin dalla nostra costituzione», ha spiegato Marco Arione, impact manager della società. Si tratta di una qualifica consentita dalla legge per quelle aziende che, oltre a perseguire il classico scopo di lucro, si impegnano a generare
un impatto positivo sul territorio e sull’ambiente. Non è solo un obiettivo dichiarato, ma anche un impegno vincolante. Sin dagli esordi l’azienda ha mantenuto uno stretto rapporto con il territorio in termini di sviluppo e di identità. Già nel 2016 Nacos aveva realizzato e donato ai tre Comuni di Diano, Montelupo e Rodello il cortometraggio digitale Ianua editi loci, porta del luogo alto. «Nei confronti di chi lavora con noi abbiamo adottato un approccio improntato all’ascolto, alla vicinanza e alla responsabilità. Sono state promosse iniziative e modalità organizzative per poter conciliare vita lavorativa e personale», prosegue Arione. In Italia sorgono altre cinque unità aziendali: Roddi, Genova, Monfalcone, Palermo e Piano di Sorrento, con 167 risorse impiegate.
In sintesi, i nuovi obiettivi sono: promuovere la cultura della salute e della sicurezza non soltanto nell’azienda, ma anche nei comportamenti e nelle scelte di vita quotidiane; contribuire al benessere delle persone, favorendo un ambiente di lavoro inclusivo; sostenere lo sviluppo dei territori promuovendo il dialogo col mondo dell’istruzione e infine ridurre l’impatto ambientale delle attività. Nel settore navale Nacos marine Apss è una delle poche realtà presenti in Italia a intraprendere il percorso come società benefit. «Siamo convinti che il futuro delle imprese passi dalla capacità di creare crescita economica sostenibile e condivisa», conclude Marco Arione.
Giorgia Barile
