Cronache dall’Oriente / La saggia Fatima e il marito ubriaco

don Renato Rosso

di don Renato Rosso, missionario in Bangladesh

Le donne, generalmente, e le zingare, in particolare, hanno una marcia in più nell’amministrare la famiglia. Tra i gruppi tribali (eccetto dove vige il matriarcato) la donna non ha autorità, almeno all’apparenza. L’ultima parola è sempre del marito, il quale deve prendere le decisioni finali per mantenere prestigio nel gruppo, ma spesso in Bangladesh si dice che la donna sa dirigere la barca anche senza il remo, che deve pur sempre stare in mano al marito.

Così uno zingaro lamentava la condizione delle donne: «Le nostre mogli guadagnano i soldi per mantenere la famiglia, sono esse che allevano i bambini, sono ancora loro che cucinano e mantengono la tenda sempre in ordine; capita che molte sono picchiate dai mariti e alla fine, ironia della sorte, rimangono ancora vedove».

Fatima è una zingara straordinaria, intelligente e intraprendente, con una saggezza unica. Nel suo gruppo è stimata da tutte le altre donne perché non solo ha accudito i genitori con cibo, medicinali e tanto affetto, ma quando c’è un problema in una famiglia dell’accampamento, lei è là a dare sicurezza, anche senza parlare.

Il marito Ibrahim, alla sera, spesso beve Racìa o Slivovitza e, non di rado, perde il controllo della situazione. Verso le nove, dopo aver già bevuto troppo, una sera stava seduto nella sua tenda spaziosa e sempre in ordine, come si addice alla tenda di un capo, ma, avendo bevuto, non era più Ibrahim. I bambini stavano dormendo.

Fatima era seduta accanto a lui, con l’atteggiamento di una nobile signora che assiste il marito malato, come di fatto diventava ogni volta che beveva: «Fatima, passami l’altra bottiglia». E lei, senza lamentare che volesse bere ancora, semplicemente, scosse la testa.

«Fatima, mi dài l’altra bottiglia?!». Al gesto della testa che diceva no, soggiunse: «Questa sera hai già bevuto abbastanza». Ibrahim, innervosito per il rifiuto e alterato dalla determinazione di lei, si sporse verso Fatima e le abbaiò: «Mi dai, sì o no, la bottiglia? Altrimenti ti picchio!».

Lei sapeva benissimo che quello di Ibrahim non era un modo di dire, ma realtà pura e semplice. Nonostante tutto, ripeté: «No!». Lui si mise in ginocchio, la strattonò per il braccio, picchiando ripetutamente la spalla con la sua mano pesante: «Adesso mi dai la bottiglia?». «No».

L’uomo, perdendo le staffe, prese un legno nodoso e la percosse violentemente più volte, gridandole: «Ti ammazzo, ti ammazzo». Fatima, senza alterarsi, rispose: «Certo che puoi ammazzarmi, ma sappi che questa decisione dipende ancora da me». E spensero la luce.

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