di Serena Corradi
ALBA – «Siamo arrivati a Sanremo nel pomeriggio. L’organizzazione ci ha detto che ci avrebbero chiamato in modo casuale. Quando si sono aperti i cancelli per gli spettatori e siamo saliti sul palco è arrivata tutta l’agitazione del mondo». È così che Giorgio Marengo, chitarrista dei Tune a ton, racconta le emozioni del 16 luglio alla tappa Liguria e Piemonte del Sanremo rock. Il gruppo è stato selezionato tra i vincitori, circa 20 band, ottenendo l’accesso alla finale Nord Italia del 6 settembre a Ferrara.
I Tune a ton sono nati nel 2023 ad Alba, dall’incontro tra Giorgio Marengo (chitarrista) e il batterista Gabriele Costa, amici e musicisti fin dall’adolescenza; a loro si sono poi aggiunti Francesco Mossio (voce), Umberto Bubbio (tastiere) e Riccardo Brandino (basso). Tutti con passioni musicali diverse, ma accomunati da un’unica visione: stare insieme, divertirsi e fare brani originali. Giorgio afferma: «Abbiamo iniziato a provare in una stanza a Guarene, spendendo poco. Le canzoni nascevano soprattutto improvvisando». Il metodo è rimasto in parte quello: partire dagli strumenti, provare, cambiare e costruire i brani insieme. In circa tre anni sono una dozzina le canzoni composte dalla band. Il loro punto di partenza è il funk-rock, ma entrano anche blues, rock, pop e rap. Nell’ottobre 2025 è poi arrivato il primo Ep, Funky seaside, composto da quattro brani inediti.
Una vera avventura
Ma come sono giunti sul palco di Sanremo rock? Il chitarrista racconta: «È stato tutto molto improvvisato: ho fatto l’iscrizione vedendo una locandina su Instagram. Ci siamo detti “buttiamoci e proviamo”, perché avere pezzi pubblicati era un requisito per partecipare». I Tune a ton hanno così inviato un loro brano e il video di un’esibizione, senza aspettarsi troppo. Poi è arrivata l’e-mail che li invitava ufficialmente a esibirsi alla tappa Liguria e Piemonte. Giorgio spiega: «Quando sali su un palco così e vedi che sei in alto con la gente sotto, è destabilizzante. Però poi è incredibile come passi tutto: il cervello si spegne, non c’è un pensiero nella testa perché sei lì nel momento e quindi lo vivi a pieno».

A Sanremo hanno portato Game over, un pezzo funk che parla di difficoltà e capacità di non arrendersi. Sul palco, la band non si è limitata a suonare: «È un brano ballerino. Anche se fai musica tecnica, devi far vedere che ti diverti. Io, il cantante e il bassista facciamo una breve coreografia durante il ritornello. È un genere tecnico, ma bisogna portare fuori quello che senti: muoversi, sorridere, mostrare quanto ti piace». La qualificazione alla fase successiva è arrivata dopo l’esibizione, con un aneddoto divertente: i cinque erano andati a mangiare in un ristorante lì vicino e stavano pagando il conto quando si sono accorti che li stavano chiamando. «Siamo corsi indietro. Quella sera abbiamo festeggiato e ho perso la voce».
Una strada che inizia
Per Giorgio la passione è nata in famiglia (il padre suona il pianoforte), ma la scintilla è scattata con Guitar hero, un videogioco musicale che gli ha fatto venire voglia di suonare una chitarra vera: «L’ho detto ai miei genitori e il giorno dopo mi hanno comprato la prima chitarra e l’amplificatore». Da allora non l’ha più lasciata. Il percorso è proseguito il 6 settembre a Ferrara, nella finale Nord Italia all’interno del Castello. «Sembra proprio un festival, dici: wow, sono lì e posso suonare. Mi sono sentito come a San Siro: con le mura chiuse e tutto buio vedevi tanta gente seduta ai piedi», racconta Giorgio. Nonostante una grande esibizione, i Tune a ton non sono passati alla fase successiva per l’Ariston. «Ci è dispiaciuto, ma non la reputo una sconfitta: per me essere lì era già una vittoria». A Ferrara hanno incontrato molte band giovani con cui scambiare opinioni, fonte di grande ispirazione: «È bello condividere questa passione, la musica unisce».
L’esperienza è un punto di partenza che apre nuove porte, come il Vicenza rock contest, dove hanno conquistato il primo premio della critica e diversi riconoscimenti individuali. Il percorso continua tra lavoro e musica, con sei nuovi brani già registrati che potrebbero uscire durante l’inverno.
L’obiettivo è far crescere il progetto e portare la musica fuori dal territorio. «Il consiglio più grande che posso dare, anche ai giovani, è di non fermarsi alle difficoltà, perché la musica paga sempre. Con il tempo viene fuori: a me ha dato una mano a uscire dalla timidezza e a fare esperienze incredibili. Certe cose vengono solo se hai la pazienza di non arrenderti. Non bisogna essere perfetti, ci vuole impegno, ma paga».

