AGRICOLTURA – La castanicoltura tradizionale come risorsa per l’economia agricola, la tutela dell’ambiente e il rilancio delle terre alte. È il tema del servizio del Tg1 andato in onda venerdì 9 ottobre, dedicato alla valorizzazione dei castagneti e alle prospettive di un comparto che può contribuire a contrastare l’abbandono della montagna.
Tra i protagonisti del servizio, realizzato dall’inviata Anna Scafuri a Viola Castello, è intervenuto Marco Bozzolo, castanicoltore e presidente provinciale di Cia Cuneo.
«La castagna ha sfamato intere generazioni. Negli ultimi anni c’è un trend, c’è una fortissima domanda. Il paradosso è che l’Italia oggi importa più del 50% del proprio fabbisogno dall’estero, mentre abbiamo foreste abbandonate», ha sottolineato Bozzolo, richiamando l’attenzione sulle potenzialità di una filiera che potrebbe trovare nuovo impulso proprio attraverso il recupero dei castagneti non più coltivati.
Il servizio ha raccontato l’esperienza di un’azienda che punta sulla produzione biologica e sulla valorizzazione della pregiata varietà garessina, mantenendo vivi gli antichi essiccatoi e aprendo le porte anche a visitatori e turisti. Un modello che unisce la conservazione delle tradizioni agricole alla possibilità di sviluppare nuove opportunità economiche per le comunità locali.
Secondo i dati riportati nel servizio, la produzione italiana di castagne ha raggiunto i 65 milioni di chilogrammi nel 2025, mentre per il 2026 si prevede una riduzione del 25%. Il settore può inoltre contare su un valore aggiunto legato alla trasformazione della castagna in una pluralità di prodotti, dalla farina ai dolci, fino alla birra e al miele.
Accanto alla produzione, un ruolo importante è affidato all’accoglienza turistica e alla promozione del territorio, come ha osservato Ettore Bozzolo, padre di Marco, evidenziando l’importanza di “fare ospitalità, condividere la bellezza dei nostri castagneti con altri e fare prodotti derivati con la castagna”.
Ora la castanicoltura tradizionale diventa un nuovo presidio Slow Food, con l’obiettivo di difendere la cultura dell’“albero del pane” e favorire la rigenerazione delle terre alte. Un percorso nel quale la cura dei castagneti assume anche una funzione ambientale, contribuendo a proteggere i versanti dal dissesto idrogeologico e rappresentando un argine all’avanzata delle colture intensive.
Una risorsa agricola che guarda al futuro attraverso il recupero delle aree abbandonate, la qualità delle produzioni, la trasformazione e il turismo. Una filiera che può generare valore economico e, allo stesso tempo, mantenere vivi il paesaggio, la cultura e l’identità delle comunità montane.
Redazione
