di Beppe Malò
ALBA – Ieri, sabato 17 ottobre, don Sandro Borsa ha fatto visita alla redazione di Gazzetta d’Alba, dove ha incontrato il direttore don Giusto Truglia e i giornalisti. È stata l’occasione per intervistare un sacerdote missionario in Africa da quasi mezzo secolo, di cui 29 anni nella Diocesi cattolica di Nyahururu, che si trova sull’altipiano di Kinangop, a 130 chilometri da Nairobi, nella regione che ospita l’etnia Kikuyu.
Don Sandro è il direttore del North Kinangop Catholic Hospital, presidio che rappresenta oggi una delle strutture sanitarie più avanzate del Kenya e che eroga prestazioni sanitarie a una popolazione locale di oltre 350mila persone.
«In questo momento – spiega il sacerdote – il North Catholic Hospital di Kinangop ha raggiunto il quinto dei sei livelli su cui è organizzata la gerarchia dei presidi ospedalieri in Kenja. Al sesto livello si trovano solo le strutture collegate ai corsi universitari. Noi, al momento, non abbiamo cliniche universitarie… ma ci stiamo organizzando».
E non sono solo parole di circostanza!
«In poco più di venti anni, in fondo, siamo passati dai ruderi della casa di un colono che lasciò il Kenja nel 1964 alla fine del protettorato britannico a un centro ospedaliero di ottimo livello che dispone di 8 sale operatorie, della rianimazione, dei reparti ad alta intensità di cura per neonati, adulti e pazienti in età pediatrica, del pronto soccorso, della chirurgia generale e specialistica e, molto presto, anche di un centro trasfusionale. Andando in questa direzione… non è impossibile che si possa migliorare ancora. Col nostro ospedale collaborano specialisti, come il professor Bruno Frea, di altissimo livello che, turnando nel corso dell’anno, aiutano i nostri medici a perfezionarsi e all’ospedale di affrontare situazioni particolarmente complesse».
Come sta procedendo il suo viaggio ad Alba?
«Grazie alla collaborazione del dottor Frea e di Maurizio Marello, ho avuto modo di prendere contatti con imprenditori, associazioni di volontariato, con Monsignor Brunetti, con i giornalisti. Per noi si tratta di contatti e relazioni fondamentali per proseguire, attraverso il supporto di tutti, nel nostro cammino a favore dell’ospedale e quindi della popolazione locale».

