di Andrea Olimpi
CULTURA – Due fotografi, due modi differenti di osservare e raccontare il mondo, un secolo segnato da guerre, trasformazioni sociali e profondi cambiamenti. Marc Riboud e Robert Capa, tra i protagonisti più importanti del fotogiornalismo del Novecento, sono al centro di un doppio progetto espositivo che, dal 22 e 23 ottobre, porterà 280 fotografie in due luoghi simbolo del patrimonio culturale della provincia di Cuneo: il Filatoio di Caraglio e la Castiglia di Saluzzo.
Il progetto, intitolato Sguardi sul Novecento, è promosso dalla Fondazione Artea in collaborazione con i Comuni di Caraglio e Saluzzo e propone due retrospettive dedicate ad altrettanti fotografi dell’agenzia Magnum Photos, capaci di interpretare la realtà attraverso sensibilità e linguaggi differenti.
Dal 22 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, il Filatoio di Caraglio ospiterà Marc Riboud. Verso il mondo, mentre dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 la Castiglia di Saluzzo accoglierà Robert Capa. Dentro la storia.
Due esposizioni concepite per dialogare tra loro, offrendo al pubblico la possibilità di attraversare il Novecento attraverso immagini che non si limitano a documentare gli avvenimenti, ma aiutano a comprenderne le conseguenze sulle persone e sulle società.
Marc Riboud, la curiosità di osservare il mondo
Sono 180 le fotografie che compongono la retrospettiva dedicata a Marc Riboud, realizzata in collaborazione con il Musée Guimet di Parigi, dalle cui collezioni provengono tutte le immagini e i documenti esposti.
La mostra, curata da Gabriel Bauret e Chantal Bauret, in collaborazione con Lorène Durret, direttrice dell’associazione Les amis de Marc Riboud, e sotto la supervisione di Catherine Riboud Chaine, moglie del fotografo, rappresenta la prima grande retrospettiva italiana dedicata all’autore dalla sua scomparsa, avvenuta dieci anni fa. L’iniziativa gode inoltre del patrocinio del Consolato Generale di Francia a Milano.
Il percorso espositivo segue un criterio cronologico e geografico, ripercorrendo oltre cinquant’anni di attività, dai primi reportage degli anni Cinquanta fino agli ultimi viaggi alle soglie del XXI secolo. Un posto particolare è riservato alla Cina, uno dei Paesi che maggiormente hanno segnato la sua esperienza professionale.
Nelle fotografie di Riboud emerge un modo di raccontare fondato sull’osservazione paziente, sulla curiosità e sulla capacità di cogliere la complessità della vita attraverso gesti apparentemente ordinari. Volti, posture, ambienti e dettagli diventano elementi di un racconto nel quale la composizione, le geometrie e i contrasti contribuiscono a costruire immagini di grande rigore formale, senza rinunciare alla sensibilità umana.
Un’attenzione particolare è dedicata al mondo del lavoro, documentato nelle sue molteplici espressioni durante i viaggi del fotografo. Una scelta che assume un significato ulteriore proprio negli spazi del Filatoio di Caraglio, antico setificio seicentesco, oggi polo culturale e sede del Museo del Setificio Piemontese. Un luogo nel quale, per secoli, uomini e donne hanno lavorato alla produzione della seta e che diventa così parte integrante del racconto fotografico.
Accanto alle immagini, il pubblico potrà osservare corrispondenza, provini a contatto, stampe di lavoro, fotografie destinate ai giornali, riviste e materiali audiovisivi. Documenti che permettono di entrare nel processo creativo e professionale di Riboud, comprendendo non soltanto il risultato finale, ma anche il lavoro che precedeva la pubblicazione di un reportage.
Robert Capa, quando il fotografo entra nella storia
Se Riboud raccontava il mondo attraverso il viaggio e l’osservazione, Robert Capa ha costruito una parte fondamentale della propria esperienza fotografica nel cuore degli avvenimenti, spesso nei luoghi più drammatici dei conflitti.
La retrospettiva Robert Capa. Dentro la storia, allestita alla Castiglia di Saluzzo, raccoglie 100 fotografie provenienti dalle collezioni dell’International Center of Photography (ICP) di New York.
Curata da Monica Poggi, l’esposizione si sviluppa attraverso sette sezioni, nelle quali immagini celebri si affiancano a lavori meno conosciuti, offrendo una lettura articolata della carriera del fotografo e dei diversi contesti storici nei quali ha operato.
L’obiettivo non è soltanto ripercorrere alcuni degli avvenimenti che hanno segnato il Novecento, ma mostrare come Capaabbia contribuito a modificare profondamente il linguaggio del fotogiornalismo.
La sua fotografia rompe con l’idea di un osservatore distante e introduce una narrazione costruita sulla vicinanza fisica ed emotiva all’evento. Il fotografo non si limita a registrare ciò che accade: entra nella scena, ne condivide il rischio e restituisce immagini capaci di coinvolgere direttamente chi le guarda.
Un approccio che ha segnato la fotografia di guerra e, più in generale, l’evoluzione del racconto visivo contemporaneo.
La collaborazione con l’International Center of Photography, fondato nel 1974 da Cornell Capa, fratello di Robert, assume in questo senso un valore particolare. L’istituzione newyorkese nasce infatti con l’obiettivo di conservare e promuovere l’eredità della concerned photography, una fotografia consapevole della propria responsabilità sociale, attenta alle questioni politiche e umane e al ruolo delle immagini nella comprensione della realtà.
Due modi di raccontare lo stesso secolo
Il valore del progetto Sguardi sul Novecento risiede anche nella possibilità di mettere a confronto due interpretazioni differenti del mestiere di fotoreporter.
Marc Riboud si sofferma sulle persone, sul lavoro, sulla vita quotidiana e sulle trasformazioni che accompagnano i grandi cambiamenti storici. Robert Capa, al contrario, si trova spesso nel momento in cui quegli stessi cambiamenti esplodono, quando la storia irrompe violentemente nell’esistenza degli individui.
Non si tratta di due visioni contrapposte, ma di due prospettive che possono completarsi. Da una parte la capacità di osservare ciò che accade prima e dopo gli eventi, dall’altra l’urgenza di testimoniare il momento nel quale quegli eventi si manifestano.
Il confronto emerge in modo particolare nelle fotografie dedicate alla Cina e al Giappone, Paesi documentati da entrambi gli autori in periodi differenti. Luoghi comuni a due percorsi professionali che permettono di osservare fasi diverse della storia attraverso immagini nate da esperienze e sensibilità autonome.
È proprio in questo dialogo che le due esposizioni acquistano un significato che va oltre la celebrazione di due grandi maestri. Le fotografie diventano strumenti per interrogarsi sul rapporto tra chi racconta e ciò che viene raccontato, sul valore della testimonianza e sulla responsabilità di chi sceglie di documentare il proprio tempo.
Perché, pur nella diversità dei loro linguaggi, Riboud e Capa hanno condiviso una convinzione fondamentale: la fotografia può essere molto più della registrazione di un istante. Può diventare memoria, testimonianza e uno strumento per comprendere il mondo.
Le mostre
Marc Riboud. Verso il mondo – Filatoio di Caraglio, dal 22 ottobre 2026 al 29 marzo 2027. Un progetto della Fondazione Artea, realizzato in collaborazione con il Comune di Caraglio e il Musée Guimet di Parigi, con la curatela di Gabriel Bauret e Chantal Bauret, in collaborazione con Lorène Durret.
Robert Capa. Dentro la storia – Castiglia di Saluzzo, dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027. Un progetto del Comune di Saluzzo e della Fondazione Artea, curato da Monica Poggi e realizzato in collaborazione con l’International Center of Photography di New York.
