Alba piange Giovanni Bressano, una vita per la sua città

Scomparso all'ospedale di Verduno, ha guidato per 36 anni la Famija Albèisa. Dalla cultura ai gemellaggi, un'eredità importante

Giovanni Bressano è stato premiato  dai gemelli della città di Böblingen

ALBA – Una vita dedicata alla città, alla sua storia e alla valorizzazione delle tradizioni, con la determinazione di chi non ha mai rinunciato a difendere le proprie idee. Alba piange Giovanni Bressano, storico presidente della Famija Albèisa, scomparso in seguito a un improvviso malore all’ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno.

Aveva 98 anni da compiere il prossimo agosto ed era una delle personalità più conosciute e rappresentative della vita culturale albese.
Per 36 anni alla guida della Famija Albèisa, ha contribuito a trasformare l’associazione in un punto di riferimento per la tutela della memoria cittadina, la promozione delle tradizioni e la realizzazione di iniziative culturali e sociali.

Un uomo dal carattere deciso, capace di entusiasmare e coinvolgere, ma anche di esprimere critiche senza preoccuparsi troppo delle convenienze. «Io vedo il mondo o bianco o nero, il grigio non fa per me», amava ripetere. Una frase che racconta bene il suo modo di affrontare la vita e l’impegno pubblico, sempre con convinzione e senza mezze misure.

A ricordarlo con commozione è Domenico Boeri, della Famija Albèisa, che ripercorre alcune delle iniziative più significative realizzate da Bressano per la città: «Una grande parte della storia di Alba si è spenta oggi. Basta pensare al San Domenico, alla sede della Famija Albèisa, al KG, che quest’anno compie 17 edizioni, e alle tante iniziative che questo piccolo, grande, grandissimo uomo ha fatto, creato, voluto per Alba. Ciao Gianni, non ti dimenticherò, anzi, non ti dimenticheremo mai. Grazie per quello che hai fatto e aiutaci dal paradiso a continuare il tuo cammino».

Il ricordo arriva anche dal Sindaco di Alba, Alberto Gatto, che dichiara: “Con la scomparsa di Giovanni Bressano, Alba perde una figura di grande valore, fortemente impegnata nella vita culturale e associativa della città e un autentico punto di riferimento, dotato di grande carisma.
Per 36 anni alla guida della Famija Albèisa, ha saputo animare l’associazione con passione, energia e una straordinaria capacità di coinvolgere persone e realtà del territorio, contribuendo in modo significativo alla tutela delle nostre tradizioni, della nostra storia e della nostra identità.
Il suo impegno si è espresso anche in altri importanti ambiti della vita cittadina. Dal 1973 al 1975 è stato presidente della Giostra delle cento torri e fondatore del Gruppo sbandieratori e musici Città di Alba, ruoli che ha ricoperto con entusiasmo e autorevolezza.
Grazie alla sua dedizione, ha saputo custodire e trasmettere un patrimonio culturale che appartiene a tutti noi, lasciando un segno profondo nella nostra comunità.
A nome dell’Amministrazione comunale e della Città di Alba, esprimo le più sentite condoglianze alla famiglia, alla Famija Albèisa e a tutti coloro che gli hanno voluto bene”.

Giovanni Bressano era nato il 17 agosto 1928 a Greve in Chianti, in Toscana, dove il padre Giuseppe Bressano, originario di Alba e storico direttore dell’azienda agricola di Fontanafredda, si trovava temporaneamente per lavoro. Nel 1931 la famiglia fece ritorno ad Alba, città nella quale Giovanni sarebbe cresciuto e alla quale avrebbe legato indissolubilmente la propria esistenza.

Le origini toscane rimasero comunque parte della sua identità, insieme alla passione per la Fiorentina, la squadra di calcio alla quale continuò a essere affezionato.

Il legame con il territorio albese si consolidò negli anni, alimentato dall’attenzione per il mondo agricolo, le tradizioni popolari e le trasformazioni economiche e sociali che avrebbero portato le Langhe a diventare una delle realtà vitivinicole più conosciute a livello internazionale.

Trentasei anni alla guida della Famija Albèisa

La storia di Bressano si intreccia profondamente con quella della Famija Albèisa, fondata nel 1955. Entrato nell’associazione fin dai suoi primi anni di attività, ne divenne successivamente presidente, mantenendo l’incarico per oltre tre decenni.

Durante la sua presidenza, il sodalizio ottenne il riconoscimento di Ente Morale e ampliò il proprio impegno nella salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale della città.

Tra le iniziative più significative figura il recupero della chiesa di San Domenico, edificio di grande valore storico che, grazie anche all’impegno della Famija Albèisa, è stato restituito alla comunità e trasformato in uno spazio destinato a ospitare mostre, concerti e manifestazioni culturali.

A questo progetto si affiancarono il restauro del palazzo di via Pietrino Belli, l’attività editoriale dedicata alla storia, all’arte e alla toponomastica locale e l’organizzazione di manifestazioni popolari, tra cui il Carnevale Benefico, capace di unire la valorizzazione delle tradizioni alla solidarietà.
Non si trattava soltanto di conservare il passato. Per Bressano, conoscere e tutelare la storia cittadina significava anche offrire alle nuove generazioni strumenti per comprendere le proprie radici e costruire il futuro.

Nel 2011, dopo 36 anni di presidenza, decise di non ripresentare la propria candidatura, lasciando la guida dell’associazione ad Antonio Tibaldi. Un passaggio di consegne che non segnò però la fine del suo interessamento per le attività della Famija e, più in generale, per le vicende della città.

Da Alba alla Germania, il valore dell’amicizia tra comunità

Tra i progetti ai quali il suo nome rimarrà legato occupa un posto particolare il rafforzamento dei rapporti tra Alba e Böblingen, città tedesca gemellata con la capitale delle Langhe.

Nel 1991 Bressano ideò “Kulinarische Genüsse aus Alba”, manifestazione enogastronomica biennale organizzata in Germania per presentare i prodotti, i vini e le tradizioni del territorio albese.

Un’iniziativa che andava oltre la semplice promozione turistica: attraverso la gastronomia e la cultura, la rassegna contribuì a consolidare un rapporto di amicizia e collaborazione tra le due città, coinvolgendo produttori, istituzioni e cittadini.

Per il suo impegno a favore delle relazioni internazionali e della cooperazione europea, Bressano ricevette la Staufermedaille, prestigiosa onorificenza conferita dal Land tedesco del Baden-Württemberg.

Era la dimostrazione di una visione che aveva accompagnato molte delle sue iniziative: partire dalle risorse e dall’identità del territorio per creare opportunità di incontro, conoscenza e sviluppo.

Le battaglie per Alba e il riconoscimento nel 2025

Anche dopo aver lasciato la presidenza della Famija Albèisa, Bressano continuò a partecipare al dibattito cittadino, intervenendo su questioni che riteneva fondamentali per la crescita di Alba.

Tra le sue convinzioni vi era la necessità di migliorare le infrastrutture e di realizzare un palazzetto in grado di ospitare eventi e manifestazioni di rilievo, adeguato al ruolo assunto dalla città nel panorama turistico e culturale.

Sosteneva inoltre l’opportunità di promuovere la causa di beatificazione di Michele Ferrero, riconoscendo nell’imprenditore albese un modello di responsabilità sociale e attenzione alle persone.

Non era uomo da arrendersi facilmente di fronte agli ostacoli. Amava ricordare una frase attribuita ad Albert Einstein: «Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa». Un pensiero nel quale si riconosceva e che ben rappresentava la sua propensione a proporre nuove iniziative, anche quando apparivano difficili da concretizzare.

Nel giugno 2025, in occasione delle celebrazioni per il 70° anniversario della Famija Albèisa, il Comune di Alba gli aveva conferito una targa di riconoscimento per il lungo impegno associativo e per il contributo offerto alla vita culturale cittadina.

Un omaggio a una figura che, pur avendo lasciato da tempo gli incarichi direttivi, continuava a rappresentare una parte importante della storia dell’associazione.

Il ricordo della moglie Pia e l’affetto della famiglia

Dietro la personalità energica e il carattere talvolta intransigente, Giovanni Bressano custodiva un profondo legame con gli affetti familiari.

Un posto speciale nella sua vita era occupato dalla moglie Pia Cavallo, figura conosciuta per il proprio impegno politico e civile ad Alba, scomparsa nell’agosto del 2019.

La sua perdita lo aveva segnato profondamente. «Tantissimo mi manca, è stata la donna della mia vita», aveva confidato parlando della compagna con la quale aveva condiviso un lungo percorso personale e familiare.

Giovanni Bressano lascia le figlie Donatella e Simonetta. Al momento non sono ancora state comunicate le informazioni relative alle esequie.

Con la sua scomparsa, Alba perde una voce autorevole e indipendente, una presenza che per molti anni ha accompagnato la vita pubblica cittadina, talvolta suscitando confronti e discussioni, ma sempre mostrando un forte attaccamento alla comunità.

Rimangono le opere recuperate, le pubblicazioni, le manifestazioni e i rapporti di amicizia costruiti anche oltre i confini nazionali. Un patrimonio che racconta quanto il lavoro di una persona possa incidere sulla storia di una città.

Giovanni Bressano non si è limitato a custodire la memoria di Alba: ha contribuito a scriverne una parte.

Redazione

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