LA STORIA I mitici anni Settanta ad ascoltare i grandi cantanti all’Altromondo

Nanni Roggero e Francesco Morabito ricordano gli inizi della storia discoteca albese, dove si esibirono i big della musica italiana, da Dario Fo a Ornella Vanoni

LA STORIA  I mitici anni Settanta ad ascoltare i grandi cantanti all'Altromondo

di Maria Grazia Olivero

ALBA – Il legame di Alba con Francesco Guccini, il cantautore che ha parlato a più generazioni, lo racconta a Gazzetta d’Alba Nanni Roggero, il quale lo chiamò a esibirsi nella discoteca Altromondo. Che l’artista, morto nell’agosto scorso, sapesse farsi comprendere e amare al di là degli steccati ideologici lo attestano infatti, accanto alla poetica, alla musica e alla sua stessa esistenza, le performance degli esordi, negli anni Settanta.

È il caso del concerto tenutosi ad Alba nel locale, all’epoca appena sorto, ai confini del centro. Il cantautore – che si esibì con «il fiasco tra i piedi», come spiega Roggero – ebbe grande successo, in un periodo storico in cui i giovani, ancora privi di cellulare, guardavano al futuro, anelando a divertirsi, a conoscersi, oltre che a costruire il loro mondo. Così fu per molti artisti, che vantarono migliaia di spettatori nel cuore della Langa, magari mentre ancora non veniva loro riconosciuto il valore che poi svelarono, dal premio Nobel (nel 1997) Dario Fo a Francesco De Gregori.

Nacque in questo clima l’Altromondo, “inventato” oltre mezzo secolo addietro sotto le torri, nel periodo in cui le discoteche andavano per la maggiore e raccoglievano intorno alla musica migliaia di ragazzi. Sempre Roggero: «Il locale fu ideato quando ad Alba si ballava solo all’Eden e nella tavernetta sotto l’hotel Savona. Ero socio con Armando Borra, un amico carissimo, prematuramente scomparso nel 1997. Aprimmo a dicembre del 1970 e fu presto successo: i giovani trovarono il luogo in cui incontrarsi, parlare e sentire buona musica. Noi, nello scegliere gli artisti da ospitare, fummo bene accompagnati, poiché qualche input ci venne da Carlo Petrini, tramite Francesco Morabito».

Pure al braidese fondatore di Slow food, scomparso quest’anno, poco prima dell’amico Guccini, venne poi riconosciuta importanza internazionale, mentre negli anni Settanta era per molti solo un uomo di sinistra, impegnato in politica e con molte relazioni nell’effervescente contesto culturale e artistico.

Gli artisti erano empatici e le persone arrivavano per ascoltarli

Ma, perché Francesco Morabito – responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo medico Cidimu e per tutta la sua vita professionale impegnato a livelli dirigenziali nel mondo della sanità pubblica – accettò i suggerimenti di Petrini? Lo spiega lui stesso: «Lo conobbi al circolo albese Paolo Rinaldi, proprio nel periodo in cui Borra si avviava a diventare mio suocero, visto che l’amicizia con sua figlia Luisella si andava trasformando in un legame importante».

E prosegue: «Petrini mi mise in contatto con diversi artisti emergenti, che poi tennero concerti e spettacoli all’Altromondo, a cominciare da Dario Fo, che presentò anche ad Alba il suo Mistero buffo». Si trattava della nota e irriverente “giullarata” popolare esposta in un idioma inventato, insieme dei dialetti padani, il grammelot. Fo, con il suo personaggio intendeva indurre a riflettere circa il ruolo della cultura ufficiale, capace di offuscare un retroterra popolare ancora vivace.

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Per l’eclettico artista milanese, cui venne assegnato il Nobel proprio perché si ispirava «ai giullari medievali nel dileggiare l’autorità e risollevare la dignità degli oppressi», fu un periodo di grande attivismo con il collettivo La Comune. Lui e la moglie Franca Rame recitavano al di fuori dei circuiti ufficiali dei teatri, preferendo fabbriche occupate, piazze, case del popolo, discoteche e circoli ricreativi, talvolta dovendo fare fronte all’intervento delle Forze dell’ordine. Non fu così ad Alba, dove pure le stilettate al potere ebbero grande eco.

Prosegue Morabito: «Il rapporto con Petrini introdusse all’Altromondo anche Francesco De Gregori e il Lucio Dalla degli esordi, che aveva proposto nel 1971 a Sanremo il noto brano 4 marzo 1943. Ma arrivarono anche Demetrio Stratos, famoso per essere stato il frontman delle band I ribelli e degli Area, e Guccini, che aveva composto nel 1965 il noto brano Dio è morto, poi portato al successo dai Nomadi e inciso anche da Caterina Caselli».

Roggero non dimentica il socio e amico: «Armando Borra è stato un uomo di grande valore, un vulcano di idee, una persona con cui discutevo in modo costruttivo, scontrandomi e riappacificandomi all’istante. Vivemmo un periodo fecondo: gli artisti ospitati all’Altromondo attiravano per la loro bravura e la loro empatia moltissime persone. Iniziammo da zero: su un terreno tra via Tanaro e via Dalla Chiesa costruimmo il locale».

Una pagina memorabile

Qui, dopo il successo della discoteca, arrivò la piscina Albamare: «Le famiglie si sentivano tranquille, poiché sapevano che i locali erano gestiti con accortezza», prosegue Roggero. «Nel periodo in cui l’eroina pareva un virus ingestibile, all’Altromondo riuscivamo ad arginarla con la nostra presenza attiva. Stavamo sulla porta a salutare chi entrava, per rendere effettivo il legame con la clientela e dissuadere i malintenzionati».

Furono molteplici i successi. Grandi artisti si affollarono. Roggero: «Non posso ricordare tutti, ma basti dire che ad Alba arrivarono tre volte i Pooh e anche Riccardo Cocciante, che cantò senza microfono, tra il pubblico. Non mancarono Ornella Vanoni, Fausto Leali, Adriano Pappalardo, Mino Vergnaghi, che vinse il festival di Sanremo nel ’79 con il brano Amare e poi collaborò con Zucchero – anche lui cantò all’Altromondo – creando, tra l’altro, il noto brano Diamante».

Conclude Morabito: «La gente desiderava vedere e ascoltare gli artisti dal vivo. Come dimenticare Mal e Pierangelo Bertoli, una figura emblematica della canzone d’autore italiana, che spaziava dal folk al rock: bloccato dalla poliomielite, saliva sul palco con la carrozzella».

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