Condannati complessivamente a 12 anni di reclusione i tre ex giocatori del Bra calcio accusati di violenza sessuale

La sentenza pronunciata dalla Gup Victoria Dunn del Tribunale di Asti, al termine di un rito abbreviato. Le pene sono di poco superiori a quelle chieste dal Pm Davide Greco.

Condannati a 12 anni di reclusione i tre ex giocatori del Bra calcio accusati di violenza sessuale
©Rossanino

BRA –  Sono stati tutti condannati i tre ex calciatori del Bra accusati di violenza sessuale ai danni di una studentessa universitaria torinese. Per Fausto Perseu e Alessio Rosa la pena è di quattro anni e due mesi di carcere, per Christ Jesus Mawete tre anni e otto mesi.

La sentenza è stata pronunciata dalla Gup Victoria Dunn, del Tribunale di Asti, al termine di un rito abbreviato. Le pene sono di poco superiori a quelle chieste dal Pm Davide Greco.

La vicenda

L’episodio contestato risale al 30 maggio dello scorso anno. I tre calciatori, all’epoca, militavano nella società giallorossa cuneese, che aveva da poco conquistato la promozione in Serie C. Durante una serata, Perseu avrebbe avvicinato la ragazza in un locale e lei aveva accettato l’invito a casa. Una volta giunta nell’alloggio, però, la studentessa sarebbe stata costretta a un rapporto di gruppo cui avevano partecipato anche il coinquilino Rosa e Mawete. Tutto era finito quando un’amica aveva avvisato altri calciatori e minacciato di chiamare i Carabinieri.

La denuncia era arrivata dopo le prime confidenze e una visita in ospedale. Gli inquirenti astigiani hanno giudicato credibile la versione della giovane universitaria. A carico di Rosa pesava anche l’accusa di revenge porn, per aver inviato un video dell’accaduto, visibile una sola volta, sulla chat di gruppo della squadra «We are Champs».

Le difese dei calciatori hanno contestato la ricostruzione dell’accusa sostenendo che la giovane fosse stata «sempre pienamente cosciente e libera di allontanarsi dall’abitazione». (Ansa)

Il commento

Così spiega l’avvocato Gianluca De Bonis legale di Perseu: «Purtroppo la sentenza ci sorprende e ci delude perché le prove documentali e testimoniali avrebbero dovuto portare il Gip a riconoscere la totale innocenza del nostro assistito. Siamo consapevoli che si tratta di vicende complesse e delicate ma mai come in questo caso tutte le prove portavano all’assoluzione. Aspettiamo naturalmente le motivazioni e presenteremo appello confidando che prima o poi emerga la realtà dei fatti».

Alla giovane vittima, costituita parte civile con l’avvocato Luca Cavallo, è stata riconosciuta anche una provvisionale di 50mila euro, mentre a ciascuno dei due genitori della ragazza andranno 5mila euro di risarcimento.

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