«L’amicizia, unica regola»

Riprendiamo l’ultima intervista fatta da Gazzetta a don Valentino Vaccaneo e pubblicata sul numero del 31 luglio 2012.

Don Valentino, è un momento difficile?

«Come lo sono stati gli ultimi anni. In canonica da solo. Nella mia vita non mi era mai successo. Vengo da una famiglia di undici fratelli e sorelle, poi il Seminario, la parrocchia del Duomo con il parroco e due o tre viceparroci. Quindi la comunità, in cui c’erano da 10 a 15 persone. In Cristo Re avevamo accolto don Angelo Stella, che ci permise un’esperienza bellissima. Le difficoltà sono incominciate quattro anni fa, quando il Vescovo di allora, mi ha proibito di organizzare una comunità in vista del futuro, del mio pensionamento. Non mi è mai stato detto il perché».

Come ha fatto a condurre la parrocchia da solo e in difficoltà per la salute?

«In realtà, il posto del viceparroco l’ha preso il diacono Franco Danusso, che ha saputo seguire i giovani, i gruppi. Assieme abbiamo cercato di dare spazio ai laici. Credo sia stato un momento di crescita per tutta la parrocchia. Gli uffici erano gestiti da due persone, il catechismo affidato a un parrocchiano competente: è nato un gruppo di catechisti affiatato e preparato. La Caritas ha saputo condividere l’impegno, dando vita a un centro di ascolto e coinvolgendo una cinquantina di persone. Per gli ammalati si è formato un gruppo di ministri dell’Eucarestia. Così anche il gruppo famiglie si è preso la responsabilità del centro Albanova. Credo che in questi anni la parrocchia sia cresciuta e diventata come dice il nome (para oichia) “presenza presso le case”».

Quali sono i suoi programmi?

«Da anni sogno una nuova comunità. Era mia intenzione iniziarla nei locali della canonica, ma non è stato possibile. Cercherò di recuperare il tempo perduto».

Una comunità che si aggiungerà alle tre esistenti. Sarà una “cosa” nuova?

«Sarà una comunità di accoglienza e sostegno a persone in difficoltà e uno spazio per la ricerca religiosa e culturale, con un settore dedicato alla formazione. Con alcuni amici vogliamo tentare di rispondere alla domanda di senso che emerge nello smarrimento diffuso».

In altre parole?

«Una comunità in cui l’amicizia sia l’unica regola, uno spazio di fraternità, che si esprima nella condivisione della vita, nella ricerca culturale e religiosa, nel dialogo, nell’ascolto vicendevole, nella valorizzazione delle differenze come fonti di ricchezza, come è scritto sul sito Internet del Campo. L’intenzione è aprire spazi di accoglienza per quelli che mancano di affetto e attendono qualcuno che dia loro una mano per fare fronte alla vita. Era il sogno di don Michele Do, realizzato in parte nella piccola comunità di casa Favre».

Dove stabilirete la nuova comunità?

«Siamo un gruppo di 5-6 persone. Si sono presentate alcune possibilità nei dintorni di Alba. Stiamo valutando e cercando.Hoinvitato i parrocchiani di Cristo Re a segnalarci case in vendita o in affitto o comodato. Un invito che estendo ai lettori di Gazzetta».

Ci vorranno molti soldi.

«Lo so, e io ne ho pochissimi. Ho ereditato del denaro. Quando ho comprato La Vernazza avevo cinque milioni di lire sul conto. All’avvocato che ho mandato a comprarla avevo firmato un assegno da cinquanta, tutto il fido. Da settembre ad aprile ho raccolto tutti i denari necessari. È vero, oggi sono altri tempi, lo scopo della nuova comunità non è la cura dei tossicodipendenti e io ho qualche anno in più (però non mi sento vecchio). Ho fiducia che molti capiranno e aiuteranno».

Perché non si ferma in parrocchia come fece don Stella?

«Don Valentino non è don Stella; penso che il nuovo parroco, molto bravo e preparato, abbia la possibilità di continuare il lavoro senza la mia presenza. Dopo 54 anni d’impegno intenso penso di assecondare i miei sogni e cercare di rispondere a nuove emergenze».

e.r.b.

CHI È: Cinquantaquattro anni di sacerdozio

Don Valentino Vaccaneo lascerà la parrocchia di Cristo Re entro la fine di agosto, sostituito da don Claudio Carena, già parroco di Baldissero e l’anno scorso nominato vicario episcopale per la pastorale e la formazione. Classe 1934, originario di Castiglione Tinella, don Valentino fu ordinato da mons. Carlo Stoppa nel suo paese natale il giorno in cui compiva 24 anni, l’11 febbraio. Dal 1958 al 1996 è stato in Duomo; nei successivi 16 anni ha retto la grande parrocchia albese tra corso Langhe e corso Piave: è stato un periodo di grande rinnovamento, con la realizzazione degli impianti sportivi e di altre opere. Don Valentino cita i minialloggi per i poveri di via Santa Barbara gestiti dall’associazione Il campo, in particolare dalla famiglia Foglino, «l’anima di tutto è la signora », dice. Una preziosa collaboratrice della parrocchia è pure Anna Bruno, già direttrice dell’istituto Ferrero. In canonica sono state accolte in via provvisoria sette famiglie in difficoltà.

Ti ringraziamo, caro don Valentino

Caro don Valentino, abbiamo ascoltato il tuo annuncio che a settembre ci sarà un altro parroco a Cristo Re, non ci sembra vero… Lasciavamo aperta la porta alla speranza che, conclusa la chemioterapia, avresti potuto riprendere con l’energia di sempre, nonostante gli anni, il tuo lavoro. Abbiamo seguito con trepidazione il tuo sforzo di reggere senza l’aiuto di un altro presbitero, la parrocchia per tutto quest’anno e non ci aspettavamo certo questo epilogo. Speriamo comunque che tu resti a Cristo Re a collaborare con chi verrà per continuare in altro ruolo, a testimoniarci il Vangelo. Ci auguriamo che don Claudio sappia riconoscere il valore della tua persona e della tua esperienza pastorale. Non possiamo pensare che proprio tu che hai accolto don Stella nella tua comunità e tante persone in difficoltà, ora te ne debba andare. Caro don Valentino, ora confidiamo nella tua fede, nella tua forza, nella tua creatività, nel tuo coraggio, nella tua capacità di perdono. Ti serviranno tutti questi doni dello Spirito per affrontare in modo fecondo la vita nuova che ti aspetta. Ti ringraziamo per il bene che ci vuoi, perché ci hai aiutati a crescere nella fede senza paura del nuovo e del diverso, perché ci hai fatto incontrare maestri coraggiosi la cui testimonianza ci consente oltre le smentite della storia di sognare una chiesa povera e libera, fedele al Vangelo, dove i rapporti fraterni fra gli uomini sono lo spazio privilegiato della rivelazione di Dio.

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