Nuove norme sull’Iva: quattro aziende su 10 rischiano la chiusura

CUNEO Per più di metà delle aziende cuneesi che forniscono la pubblica amministrazione e la grande distribuzione, si preannuncia un 2015 di passione: il 52% del campione intervistato da Confindustria Cuneo dovrà ridurre il personale, il 53% sarà forse costretto a ritardare il pagamento dei salari, mentre addirittura il 40% paventa una cessazione dell’attività. Per non parlare del 46% che sara costretto a rifornirsi sui mercati esteri, invece di comprare materie prime italiane.

Sono questi gli effetti delle misure introdotte con la Legge di stabilità sotto il nome di reverse charge per i fornitori della grande distribuzione organizzata e di split payement per i fornitori della Pubblica amministrazione. Due misure che obbligando le aziende a fatturare senza iva a debito, incideranno sulla precaria liquidità delle imprese. In sintesi, il meccanismo della fatturazione senza iva a debito crea un problema finanziario alle aziende che non incasseranno più l’imposta dalla grande distribuzione organizzata e dalla pubblica amministrazione ma diventeranno creditori dello Stato che realisticamente pagherà il rimborso dell’iva in tempi molto lunghi, anche due o tre anni, creando alle aziende  problemi di liquidità mentre lo Stato, incasserà immediatamente l’iva della gdo e della pa. Un modo alquanto discutibile di farsi prestare i soldi senza peraltro neppure pagare gli interessi. Un provvedimento sul quale pende come una spada di Damocle il benestare da parte dell’Unione europea.

Franco Biraghi«Le nostre imprese sono sul piede di guerra», spiega il presidente di Confindustria Cuneo, Franco Biraghi. «Quelle che il Governo spaccia come misure contro l’evasione fiscale, in realtà non sono altro che un prestito forzoso e senza interessi imposto dallo Stato alle nostre aziende già in ginocchio. Si tratta di uno dei peggiori provvedimenti che il sistema industriale e dei servizi abbia dovuto subire negli ultimi anni. Ho scritto al Presidente del consiglio e a tutti i parlamentari locali ed europei ma solo Alberto Cirio ci ha ascoltato e venerdì ha incontrato una delegazione delle più importanti aziende cuneesi. Gli abbiamo chiesto di mettere in atto ogni possibile azione a Bruxelles per far sì che il Consiglio europeo bocci questo scellerato provvedimento».

cirio«Prima di Natale – ha detto Cirio – avevo già presentato alla Commissione competente un’interrogazione per metterla in guardia sulla legittimità dell’emendamento sul reverse charge per i fornitori della gdo. Depositerò una seconda istanza sullo split payement, in cui chiederò anche all’Unione europea perché l’Italia ha fatto entrare in vigore dal 1° gennaio la norma dell’inversione contabile per i fornitori della pubblica amministrazione, mentre ha tenuto in sospeso il provvedimento in attesa del benestare di Bruxelles per i fornitori della grande distribuzione. Appena arriveranno le risposte decideremo il da farsi. Farò tutto il possibile perché l’Unione europea blocchi i due provvedimenti, pur conscio che dovremo combattere anche contro il Governo italiano, che pur di far cassa mette a rischio la sopravvivenza di moltissime imprese e di migliaia e migliaia di posti di lavoro».

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