L’Apro di Alba accetta la sfida dell’innovazione

ALBA Mentre da un lato è molto frequente ad Alba essere coinvolti in eventi con nomi altisonanti del mondo dell’enogastronomia e della cultura, non è ancora invece così ovvio potersi confrontare in città con i protagonisti dell’innovazione.

Stavolta però non sarà necessario recarsi in una metropoli per incontrare Riccardo Donadon, fondatore di H-farm, polo formativo e d’innovazione, che in un’intervista di qualche tempo fa al Corriere innovazione aveva anche lanciato la suggestione della creazione di una filiale nel Nord-ovest, e Marina Puricelli, docente della Bocconi che ha pubblicato recentemente il libro Il futuro nelle mani: viaggio nell’Italia dei giovani artigiani.

I due saranno ospiti di un meetup, cioè di un incontro di confronto, organizzato per sabato 29 ottobre alle 16.30, al palazzo Banca d’Alba in via Cavour 4 da Apro formazione e Apro starthub, cui parteciperanno anche Lisa Orefice, direttore di Reseau entreprendre Piemonte, Domenico Massimino, presidente di Confartigianato Cuneo, e Giandomenico Genta, presidente della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo.

Gli obiettivi dell’incontro sono innanzitutto il confronto fra innovatori, formatori e imprenditori a partire dalla situazione dei mestieri tradizionali alle prese con il passaggio generazionale e la necessità di aprirsi all’innovazione, ma anche di fare rete sul territorio e di creare una cultura d’impresa in loco, cogliendo l’occasione per presentare il nuovo progetto di Apro starthub.

L’appuntamento è a ingresso libero e le iscrizioni si effettuano rivolgendosi a informa@aproformazione.it o chiamando il numero 0173-28.49.22. Ulteriori informazioni sul sito www.aproformazione.it.

a.r.

Marina Puricelli, docente Bocconi: «Dare strumenti alle micro imprese»

Di quale tipo di supporto hanno bisogno i giovani artigiani, Puricelli?

«Innanzitutto di sentirsi valorizzati e di essere riconosciuti come modello che funziona. Hanno bisogno di non essere lasciati soli dalle associazioni come Confartigianato che sta lavorando moltissimo. Servono loro metodi  e strumenti per una gestione più moderna  e razionale ma a misura di micro impresa».

Quale dovrebbe essere  il ruolo di una realtà formativa come Apro?

«Per fortuna c’è qualcuno, come Apro, che ha sviluppato una sensibilità nell’approccio formativo alla micro impresa familiare impegnata in settori anche molto tradizionali. Il bisogno è che questi imprenditori vadano a scuola ma trovino docenti che osservando realtà come quelle, magari più sviluppate e di successo, riescano a trasferire metodi e strumenti  a portata di questa dimensione di impresa».

Quanto è importante nel 2016 il digitale nella realtà dell’artigianato?

«È fondamentale e può essere applicato alla manifattura, ad esempio con le stampanti 3D,
e al commercio, cioè  ad acquisti e vendite via Web. Su questi filoni c’è ancora molta ignoranza e molto da fare,  ma vanno visti come strumenti. L’artigiano deve saper produrre un maglione o scarpe favolose e deve sviluppare le conoscenze di e-commerce e marketing digitale  per poter vendere a una platea il più
ampia possibile».

a.r.

«Gianolio fu il primo startupper»

Apro è sempre più fucina di iniziative e con Apro starthub la realtà formativa albese si presenta anche come incubatore di opportunità per aziende: «Il primo vero startupper fu il fondatore, don Gianolio», precisa il direttore Antonio Bosio.

Grazie a una rete di rapporti con università e fondazioni bancarie questo progetto di Apro formazione mira a diventare un’occasione di supporto a startupper, a chi desideri rinnovare, digitalizzare e rilanciare l’azienda e a chi cerca un facilitatore di collaborazioni.

Già oggi il laboratorio di Apro fashion è diventato anche uno spazio di coworking con la nascita di Apro bottega, ed è partita con l’azienda di abbigliamento Filobio una collaborazione.

L’appuntamento del 29 ottobre sarà la prima uscita di Apro starthub, e fa parte della collaborazione tra Apro e Confartigianato.

a.r.

Donadon: «Stiamo ragionando su un incubatore anche nelle Langhe»

Riccardo Donadon è fondatore e Ceo di H-farm, incubatore italiano con sedi a Roncade (Treviso), Seattle, Londra e Bombay. Sostiene progetti imprenditoriali ad alto tasso di innovazione tecnologica, fornendo le risorse finanziarie e il know-how e parteciperà al convegno di Apro.

Qual è l’importanza di un evento come quello in programma?

«Apro sta facendo un gran lavoro. Ed è sul percorso giusto. Il cambiamento genera sempre tantissime opportunità e un territorio brillante e aperto al confronto come il vostro è sicuramente in grado di recepirne urgenza e importanza».

Qual è oggi il ruolo di un incubatore delocalizzato rispetto ai grandi centri?

«È fondamentale. Ad Apro strathub sono stati bravissimi a partire. Le competenze e l’esperienza sono il vero patrimonio sul quale possiamo contare nei prossimi anni. Se riusciamo a canalizzare l’energia e l’innata comprensione del mondo digitale che hanno i giovani creiamo un ponte che può essere vincente tra nuova generazione e conoscenza del passato».

Ci potrebbe essere una H-farm legata al mondo delle Langhe?

«Ci stiamo ragionando seriamente. A noi piacerebbe tantissimo. Il territorio è molto simile a dove è nata la prima H-farm e credo che portare qui il nostro modello, comprensivo della parte di formazione dedicata ai giovani in lingua inglese, potrebbe essere interessante per tutti».

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

«Abbiamo tante belle idee e magari qualcosa lo raccontiamo sabato».

a.r.