Alba è tra le città piemontesi a più elevato rischio per evasione fiscale

Alba è tra le città piemontesi a più elevato rischio per evasione fiscale

L’ANALISI  Secondo uno studio sul Piemonte pubblicato nel 2017 dall’istituto Ires Lucia Morosini, la Granda è la provincia più a rischio di evasione fiscale del territorio piemontese.

A pagina 8 del numero 5 di Gazzetta d’Alba, in edicola dal 30 gennaio, tutti gli approfondimenti sul riciclaggio e  i finanziamenti al terrorismo.

Francesco Montemurro, direttore dell’istituto di ricerca Ires, spiega: «Come in molte altre regioni italiane, in Piemonte l’economia non osservata vale il 13% di quella totale. La maggior parte del valore aggiunto di questo sommerso è imputabile alla sottodichiarazione dei risultati economici delle imprese (6,7%), mentre il lavoro irregolare e le attività illegali hanno un peso relativamente minore (rispettivamente 4,4% e 2%)».

Nella Granda indicatori di benessere superiori alla media

Prosegue Montemurro, puntando l’attenzione alla Granda: «Le stime rilevano come la maggiore propensione all’evasione in Piemonte interessi la provincia di Cuneo: il risultato è giustificato dal fatto che la Granda presenta un reddito Irpef dichiarato inferiore alla media, mostrando al contempo indicatori di benessere superiori alla media: le vendite immobiliari semestrali, la variazione delle immatricolazioni di auto, i veicoli di grossa cilindrata e il consumo energetico pro capite annuo».

Il rapporto Ires Lucia Morosini prosegue, evidenziando come i Comuni con l’indice di rischio più elevato siano sei: Tortona, Valenza, Alba, Borgo San Dalmazzo e Saluzzo. La capitale delle Langhe è al terzo posto: in altre parole, il benessere quantitativo dal punto di vista economico sembra proporzionale al rischio d’illegalità nei pagamenti al fisco.

Conclude Montemurro: «Sul territorio cuneese sono presenti molte piccole aziende, meno monitorabili rispetto alle grandi imprese. Altri fattori che contribuiscono al rischio di evasione fiscale sono la potenza del settore agro-alimentare e la presenza di un diffuso benessere economico, una variabile che potrebbe spiegare anche l’esistenza di un fenomeno pericoloso come il riciclaggio: nei luoghi più virtuosi e storicamente meno interessati dall’illecito esistono meno controlli, cosa che a sua volta incrementa il rischio».

Marco Giuliano

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