Il cratere, l’anteprima è albese in onore di Gianmaria Testa

Il cratere, l’anteprima è albese in onore di Gianmaria Testa

ALBA La pellicola di Bellino e Luzi al Moretta dal 13 al 17 aprile. Alla prima l’incontro con i registi
«Ci siamo abbracciati, cento, mille volte, il mio braccio ha lo stampo della tua spalla, il tuo braccio della mia», ha detto lo scrittore Erri De Luca poco dopo la morte dell’amico Gianmaria Testa – cantautore albese conosciuto in tutta Europa. Parole d’affetto che volevano ricordare la profondità umana allegata al genio creativo di Testa, un uomo che nella vita si è battuto per i più deboli, che con il tempo non viene dimenticato ma celebrato attraverso opere e rituali dalla comunità locale. Oggi a Testa viene dedicato il film intitolato Il cratere, di Silvia Luzi e Luca Bellino, presentato con successo alla Mostra del cinema di Venezia.

La pellicola racconta il rapporto travagliato di un’adolescente e suo padre, venditore di peluche che vede nel talento della figlia una speranza di riscatto sociale. Il lavoro verrà proiettato nel cinema Moretta dal 13 al 17 aprile: proprio in occasione dell’anteprima, venerdì, i registi incontreranno il pubblico presente in sala allo spettacolo delle ore 21.

Paola Farinetti, moglie di Gianmaria Testa, dice: «Tengo molto a ringraziare Nicola Craveri, che si occupa della programmazione del cinema Moretta, per aver reso possibile la proiezione. Senza dimenticare i due registi, con cui siamo molto amici. Gianmaria aveva per loro realizzato alcune musiche in passato».

Il cratere, l’anteprima è albese in onore di Gianmaria Testa 1

Per quanto riguarda Il cratere, prosegue Farinetti, «il brano che chiude il film è ’Na stella, scritto per Gianmaria da Fausto Mesolella. È anche l’unica canzone che Gianmaria ha cantato in dialetto napoletano. Fausto è morto l’anno dopo Gianmaria, lo stesso giorno di marzo. Per tutta questa serie di coincidenze penso che la proiezione del film racchiuda molti significati. Un’atmosfera magica e commovente alimentata anche dalla scelta dei due registi, che hanno rinunciato alla presentazione del loro lavoro nel grande palcoscenico di Torino preferendo il “piccolo” panorama albese. È un gesto indicativo di come talvolta gli affetti e le emozioni possano rappresentare la priorità rispetto ai risultati comunicativi e di pubblico».

Matteo Viberti

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