Regione e aziende di distribuzione contro lo spreco e i rifiuti

TORINO  In Piemonte si può stimare che lo spreco alimentare sia pari a circa 450mila tonnellate annue, per il 47 per cento attribuibile alle famiglie e per la restante parte agli operatori economici, con l’agricoltura responsabile del 32%, la distribuzione del 15%, la trasformazione industriale del 2% e la ristorazione del 4%.

Arginare il fenomeno dello spreco alimentare è una necessità sociale, ambientale ed economica e la Regione Piemonte ci prova con il progetto Life food waste standup che coinvolge tutta la filiera nella lotta alla riduzione di scarti e spreco e nell’aumento delle donazioni alimentari a enti caritativi e persone bisognose.

Sottolinea  Alberto Valmaggia, assessore regionale all’ambiente: «Promuovere la riflessione sulla produzione dei rifiuti generati dagli sprechi, ancor più se alimentari è diventato un dovere delle pubbliche amministrazioni così come delle aziende che operano nella distribuzione dei cibi. Lo sviluppo economico non può prescindere da una coscienza ambientale responsabile e da una maggiore equità sociale».

«Oggi non può più essere tollerato lo spreco di cibo»,  afferma l’assessore regionale ai diritti dei consumatori, Monica Cerutti. «La crisi ha insegnato a tutti a essere più attenti e a optare per il riutilizzo e la Regione da tempo è impegnata nella lotta agli sprechi, tanto che, per il lavoro fatto, ha ricevuto anche diversi premi tra cui quello Vivere a spreco zero».

«Insieme alla Regione e agli altri partner del progetto Life vogliamo coinvolgere i comuni, le aziende della produzione e della distribuzione, onlus ed enti caritativi, per condividere azioni ed  esperienze, al fine di avviare iniziative concrete che possano condurre ad un effettivo incremento delle donazioni», dice Massimo Viviani, direttore generale di Federdistribuzione. «Un ruolo fondamentale da questo punto di vista è infatti svolto dai Comuni: se aumentano le donazioni diminuiscono i rifiuti e i relativi costi che la comunità deve sostenere per il loro smaltimento. Sarebbe auspicabile che almeno una parte di questo risparmio venisse convertito in premi per chi dona, a esempio diminuendo la Tari per i soggetti che attivano questo percorso virtuoso. Si riuscirebbe in questo modo a dare piena applicazione alla Legge Gadda e si innescherebbe un forte impulso a donare di più».

In Italia, secondo i dati del Politecnico di Milano, ogni anno vengono prodotte circa 5,6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari; di queste solo l’8,6% è recuperato attraverso donazioni alle persone bisognose mentre il resto diventa spreco: 12,6 miliardi di euro. Tra il 2012 e il 2015 l’Italia ha intrapreso un percorso virtuoso, complessivamente lo spreco è diminuito del -7,9% e le donazioni sono aumentate del +6,4%, ma molto può essere ancora fatto.

«I numeri dello spreco in Italia sono impressionanti»,  continua Viviani.  «Ogni anno buttiamo via l’equivalente del 15,4% dei consumi alimentari degli Italiani, una quantità di cibo che sarebbe sufficiente a nutrire tutte le famiglie ancora in condizione di povertà nel nostro Paese. Al tempo stesso le donazioni a enti caritativi rappresentano meno del 9% delle eccedenze alimentari che l’intera filiera produce. Da anni le imprese distributive sono impegnate nel ridurre le eccedenze e nell’implementare programmi per un loro recupero, ma è evidente che si può fare di più. Per questo siamo orgogliosi di partecipare a un progetto come quello presentato oggi, che si pone l’obiettivo di creare una grande campagna di sensibilizzazione e comunicazione per attivare comportamenti virtuosi da parte delle istituzioni locali, dei soggetti economici privati e dei consumatori, che portino a ridurre gli sprechi e ad aumentare le donazioni».

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