Ma in Piemonte l’azzardo on-line è cresciuto del 75%

Slot machine, immagine di repertorio
Immagine d'archivio

INCHIESTA  La Regione Piemonte ha diffuso a inizio gennaio nuovi dati sul volume del gioco d’azzardo in Piemonte, che sembrano lanciare segnali positivi a poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge 9 del 2016 per la prevenzione e il contrasto del gioco d’azzardo patologico.

La normativa ha introdotto criteri di distanziamento per i dispositivi di gioco presenti in esercizi pubblici, che non possono trovarsi nelle vicinanze di luoghi sensibili, come scuole, edifici di culto, centri di formazione per giovani e adulti, ma anche impianti sportivi e ospedali tra le varie voci previste. Si tratta di una distanza non inferiore a 300 metri per i piccoli Comuni e a 500 metri per quelli che superano i cinquemila abitanti, secondo il percorso pedonale più breve. Per quanto riguarda il gioco fisico, il primo risultato è la riduzione del denaro investito in un anno dai giocatori piemontesi, come anticipato da Gazzetta d’Alba qualche settimana fa.

Dai dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, elaborati dai ricercatori di Ires e dal Dipartimento patologia delle dipendenze dell’Asl To3, emerge che il Piemonte è l’unica regione italiana nella quale si registra un consistente calo: se nel 2016 è stato stimato un volume di gioco pari a 5,1 miliardi di euro e nel 2017 a 4,8, nel 2018 si è scesi a 4,6 miliardi di euro. Si tratta di una riduzione di 503 milioni di euro, il 9,8 per cento in meno rispetto al 2016 e il 4,8 per cento in meno rispetto al 2017. Tutto questo in controtendenza rispetto al resto del Paese, dove nell’ultimo anno è stato registrato un incremento di 546 milioni, pari allo 0,8 in più rispetto al 2017.

E il gioco on-line? Sempre secondo i dati diffusi dalla Regione, anche in Piemonte c’è stata una crescita consistente di questa voce, più contenuta però rispetto al resto d’Italia: da noi si è passati da 1.113 a 1.948 milioni giocati, con un incremento del 75 per cento; a livello nazionale si è andati da 15.801 a 28.728 milioni giocati, con un incremento dell’82,4 per cento. Per l’Amministrazione piemontese, il dato è comunque incoraggiante, perché non registra una crescita «sproporzionata» del gioco a distanza, come si temeva all’indomani delle restrizioni sui dispositivi nei luoghi pubblici.

I dati hanno però sollevato alcune critiche, in particolare da parte di Astro Piemonte, l’associazione che riunisce gli operatori del gioco lecito. Secondo Luciano Rossi, responsabile regionale, «la Regione si ostina a basarsi su numeri frutto di interpretazioni personali, dal momento che per il 2018 non sono ancora disponibili i dati rilasciati dall’Agenzia delle dogane».

Secondo l’associazione, gli unici dati disponibili sarebbero relativi al primo quadrimestre del 2018, con un calo delle giocate pari al 3,8 per cento, a fronte di uno spostamento della raccolta verso altre tipologie di gioco, come il Gratta e vinci (+11,8 per cento), il Bingo di sala (+ 1,69 per cento), il Lotto e il 10eLotto (+10,5 per cento).

f.p.

Cuneo guarda alla prevenzione: informazione, sito Internet e sportello telefonico

“A raccogliere la storia di Giovanni (che pubblichiamo nella pagina accanto) sono stati gli operatori di Punta su di te 2.0, il progetto per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico nato nel 2013 nell’Albese, per poi diffondersi a tutta la provincia di Cuneo con il finanziamento erogato dalla fondazione Cassa
di risparmio di Cuneo, nell’ambito del programma legato alla Promozione e prevenzione della salute.

I partner sono l’Asl Cn1, l’Asl Cn2, il consorzio Cis (Compagnia iniziative sociali) e la cooperativa Ro&Ro. Hanno aderito all’iniziativa le principali città della Granda – Alba, Bra, Cuneo, Savigliano, Saluzzo, Fossano e Mondovì –, ma anche enti come la Caritas diocesana di Cuneo e il presidio cuneese dell’associazione Libera. La scorsa settimana è stata presentata la terza annualità del progetto, che è entrato nella fase operativa già a fine dicembre. Ne parliamo con la coordinatrice Manuela Ferrero: «Negli ultimi due anni abbiamo lavorato alla prevenzione del gioco d’azzardo patologico ed è questa la direzione che abbiamo intenzione di intraprendere anche per quest’anno.

Oltre a diffondere informazioni corrette su questo tema, il nostro obiettivo è quello di riconoscere e anche d’intercettare le richieste di aiuto, per poi affidare la persona alle cure degli specialisti dei Serd locali, i servizi per le dipendenze patologiche delle aziende sanitarie. Come negli scorsi anni, svolgeremo la nostra azione con materiale informativo, con uno sportello telefonico a cui è possibile rivolgersi, ma anche con un sito Internet e una pagina Facebook in continuo aggiornamento. Tra le varie iniziative, ci sono anche una serie di incontri nelle scuole e momenti d’informazione dedicati alle persone con più di 65 anni». Sì, perché – non sembri strano – il gioco d’azzardo patologico è un fenomeno trasversale, che può riguardare ogni tipo di persona: «È una dipendenza che non ha  un target specifico, sia riguardo alla professione che all’età, anche se in generale c’è una differenza tra i giovani e gli anziani. È vero che i primi conoscono il gioco, soprattutto quello on-line: basti pensare alle scommesse sportive che appassionano tanti ragazzi, ma sono da sempre stati coinvolti in numerose azioni di prevenzione, che fanno comprendere loro i diversi rischi. Invece, per gli anziani il discorso è più complesso: si avvicinano alle slot machine o anche ai dispositivi di videolottery con lo stesso spirito con cui giocavano al lotto o alla schedina, con la differenza che i dispositivi odierni creano purtroppo più dipendenza e comportano maggiori rischi», prosegue Ferrero.

Proprio per questo è importante essere consapevoli degli effetti che il gioco può avere  sulla salute, quando diventa un’azione fuori  dai limiti: «Si parla di dipendenza quando il gioco diventa il centro  della vita di una persona, togliendo spazio al lavoro, alla famiglia e alla vita sociale. Per la persona è molto difficile rendersi conto di questo passaggio e in effetti sono quasi sempre i familiari i primi  a chiedere aiuto. Sarebbe importante captare i vari campanelli d’allarme e non aspettare a lungo il manifestarsi di problemi evidenti, a partire da quelli finanziari: per questo cerchiamo di agire in chiave di prevenzione». Riguardo all’efficacia della legge regionale, Ferrero spiega: «Per capirne a pieno gli effetti, soprattutto dal punto di vista delle categorie di giocatori, è necessario altro tempo. Anche perché per ora sono state interessate solo le slot machine presenti nelle tabaccherie, nei bar e negli altri locali pubblici: per le sale giochi e scommesse,  sono invece stati dilatati  i tempi. In più, sono nate nuove sale, di solito a metà tra due Comuni, lontane  da luoghi sensibili. Sarà necessario monitorare eventuali spostamenti di persone verso questi luoghi periferici o verso il gioco on-line, anche se i dati diffusi dalla Regione non sembrano allarmistici da questo punto di vista».

f.p.

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