Sergio Staino alla presentazione del Dito nell’occhio di Gazzetta d’Alba

Fondazione Mirafiore, al Laboratorio ospiti Staino, Piepoli, Vecchioni

L’INTERVISTA Sergio Staino, uno dei più celebri disegnatori del nostro Paese, martedì 22 gennaio sarà ad Alba (palazzo mostre e congressi, ore 11) per presentare, davanti agli studenti delle scuole superiori, il libro di Sting Il dito nell’occhio, che raccoglie le «punture» del corsivista satirico del nostro giornale. Il volume è dato in omaggio agli abbonati di Gazzetta d’Alba.

Staino, il libro di Sting, in aforismi e brevi frasi, utilizza la satira a scopo di critica politica e sociale. Qual è la funzione della satira nel nostro contesto storico?

«In ogni epoca la funzione della satira è quella di evidenziare le ipocrisie e le false verità attraverso la presa in giro. La sua forza è l’allusione, ovvero il riferirsi a qualcosa senza dirlo esplicitamente. È un potente vettore di liberazione e verità. È indicativo osservare come tutti i fondamentalismi (religiosi, statali, politici, eccetera) tendano a isolare e controllare, perseguitare la satira. Più esiste libertà di satira, più respiriamo democrazia. L’educazione a questo tipo di comunicazione è particolarmente importante nel contesto scolastico: si insegna allo studente ad avere un atteggiamento maturo verso la realtà, cosa che implica ironia, sorriso, riconoscimento degli aspetti buffi e non prendersi mai troppo sul serio».

Parliamo dell’epoca nella quale viviamo, del contesto politico. Sembra che la flessibilità gioiosa di cui parla sia in via di sparizione, sostituita da irrigidimenti e dinamiche regressive.

«Sono d’accordo. Sia il Movimento 5 stelle che la Lega non sopportano la satira. Una vignetta ironica li fa infuriare come non mai. Impostano ogni discorso secondo la logica: “O con noi o contro di noi”. Ho molti ex amici che oggi sono al Governo, dico ex proprio perché si sono rivelati intristiti, con poca capacità di ridere e quindi di tollerare la mia comunicazione satirica. Sia Salvini che Di Maio hanno come questa necessità di diffondere certezze, pur mostrando enormi incoerenze. Quando vengono beccati i loro atteggiamenti contraddittori, invece di ammettere lo sbaglio si irrigidiscono molto».

Lei non ha mai nascosto la sua fede politica. Pensa che la sinistra esista ancora?

«Per adesso, in Italia, a sinistra non vediamo che gli avanzi, i cascami delle vecchia ideologia comunista. Rimangono interessanti spunti filosofici, qualche elemento storico rilevante, ma non possiamo negare che le ideologie di sinistra abbiano rappresentato uno dei più grandi fallimenti del Novecento. Quindi dobbiamo ricercare strade nuove, senza mai perdere il sogno interiore, ma legandolo a un riformismo serio che tenga conto della democrazia».

Per il resto, sembra che le politiche attuali si basino sulla diffusione della paura.

«A oggi la costruzione della paura da parte del Governo (paura dello straniero, del diverso, del ladro eccetera) è più forte di tutto, ha più presa sulla popolazione perfino degli ideali cristiani. Come fare a spiegare agli italiani che la violenza e i pericoli non provengono dai poveracci che annegano in mezzo al mare Mediterraneo? Esiste una ridicolizzazione della logica del cuore che mi preoccupa molto. Chi aiuta l’altro viene etichettato come un buonista».

Matteo Viberti

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